Trovo la televisione molto educativa: appena qualcuno l’accende vado in un altra stanza a leggere un libro.
Groucho Marx
Libri che mi incuriosiscono, che mi fanno pensare, che mi aiutano a capire meglio il mondo.
In questa raccolta troverai soprattutto saggi e saggi divulgativi, letture che uniscono rigore e chiarezza, passione e metodo, idee e domande. Sono libri che mi hanno lasciato qualcosa, e che penso valga la pena raccontare.
Se ti piacciono la conoscenza, la curiosità, il pensiero critico e quella sensazione meravigliosa che ti lascia un libro ben scritto, forse qui troverai qualche spunto per la tua prossima lettura.
Ritorno sulla Luna. Dal sogno dell’Apollo alla sfida di Artemis, di Paolo Attivissimo
di Stefano Giolo 23 Aprile 2026
Ho iniziato questo libro con una curiosità molto concreta: capire davvero perché ci abbiamo messo così tanto a tornare sulla Luna. È una domanda che ogni tanto torna, soprattutto oggi che si parla di Artemis, e che spesso viene liquidata con spiegazioni troppo semplici. Qui invece la risposta arriva, ma richiede tempo, perché è fatta di tanti elementi che si incastrano tra loro.
La cosa che mi ha colpito di più è proprio questa: non esiste una spiegazione unica. Tecnica, politica ed economia si intrecciano continuamente, e leggendo diventa evidente che il problema non è mai stato semplicemente “non volerci tornare”. Tornarci è difficile, costoso e, soprattutto, ha significati diversi a seconda del momento storico.
Il libro parte dall’Apollo, ma non si ferma lì. Allarga lo sguardo, racconta cosa è successo dopo, cosa hanno fatto — o provato a fare — le altre nazioni, e come si è arrivati alla situazione attuale. Questo è uno degli aspetti che ho apprezzato di più: non è un racconto nostalgico, ma una ricostruzione che dà profondità.
Poi c’è il livello di dettaglio. È alto, a tratti molto alto. Si entra nei razzi, nelle navicelle, nelle architetture delle missioni, nei compromessi progettuali. È chiaramente un libro che non ha paura di essere un po’ “da nerd”, ma nel senso positivo: più si va avanti, più cresce la voglia di capire.
Ed è proprio qui che il dettaglio trova senso. Non è mai fine a sé stesso: serve a far capire che non stiamo parlando di un’impresa semplice rimandata nel tempo, ma di un sistema complesso fatto di vincoli reali, di risorse limitate e di scelte che spesso nascono fuori dall’ingegneria.
C’è un momento, mentre leggevo, in cui mi sono accorto che stavo cambiando modo di guardare la questione: non più una linea spezzata tra Apollo e oggi, ma una continuità fatta di tentativi, pause e ripartenze. Ed è una differenza sottile, ma importante, perché sposta il discorso da “perché abbiamo smesso” a “perché è così difficile continuare”.
Quello che mi porto a casa è proprio questo cambio di prospettiva. Capire quanto sia complesso tornare sulla Luna aiuta a dare più valore non solo a quello che è stato fatto, ma anche a quello che si sta provando a costruire oggi.
A me è piaciuto molto. È un libro che non cerca effetti speciali, ma che riesce comunque ad accendere la curiosità. E, alla fine, forse è proprio questo il segnale migliore: quando chiudi l’ultima pagina, non hai l’impressione di aver “finito” un argomento, ma di aver finalmente iniziato a capirlo.
Vertigine, di Beatrice Mautino
di Stefano Giolo 11 Marzo 2026
Non è il classico saggio di divulgazione che parte da un concetto e poi lo dimostra. Qui si comincia da una storia: la vertigine vera di chi si trova davanti a una malattia rara, con paura, frustrazione e poche strade chiare. Mautino ci mette accanto alle persone, poi apre gli strumenti: come si decide una terapia, quali prove servono, perché il percorso è lento e perché, quando si salta il metodo, si finisce spesso nel baratro delle promesse miracolose.
La parte migliore è l’intreccio umano + scientifico. Si vede la fragilità di chi cerca una cura ovunque — ed è comprensibile — e insieme il lavoro che distingue ipotesi, dati, prove. Non un sermone, ma una mappa: tempi clinici e regolatori, limiti delle evidenze, perché alcune terapie non passano l’esame e altre sì. Ne esce un’alfabetizzazione gentile: riconoscere i segnali di affidabilità quando tutto spinge verso scorciatoie.
Il terreno scivoloso lo conosciamo. Il libro richiama casi che in Italia abbiamo già visto: il metodo Stamina, presentato come terapia a base di staminali e poi fermato perché privo di basi scientifiche; e la cura Di Bella, messa alla prova in studi controllati e risultata inefficace. Non come elenco di errori, ma come lezioni di metodo: cosa chiedere alle prove, come difendersi quando la promessa è più forte dei dati.
C’è anche un capitolo emblematico sull’osteopatia: una disciplina priva di basi scientifiche solide che spesso prende credito in prestito da pratiche che non le appartengono (fisioterapia, riabilitazione neuromuscolare). Il libro mostra perché questo accade e perché, pur essendo regolamentata, la regolazione non sostituisce le prove di efficacia.
Poi c’è il Servizio Sanitario Nazionale. Con tutti i difetti, resta l’infrastruttura che regge: le crisi lo mettono alla prova, ma controlli, sperimentazioni e smentite pubbliche sono i suoi anticorpi. Il libro non nasconde ritardi e limiti, e proprio per questo invita a sostenerlo e migliorarlo dall’interno, invece di trattarlo da antagonista.
In positivo, c’è spazio anche per le cure avanzate che la ricerca sta rendendo possibili: percorsi complessi ma reali, fino alle terapie geniche per alcune patologie rare. Non promesse, ma risultati che arrivano da anni di studi, protocolli e verifiche; la prova concreta che il metodo, quando funziona, porta più lontano delle scorciatoie.
Stilisticamente è Mautino al meglio: voce raffinata, chiara, delicata, ma graffiante quando serve. Si legge facile, senza essere leggero: pagina dopo pagina rimette in ordine parole, processi, responsabilità. A me è piaciuto molto: mi ha ricordato quanto sia umano cercare appigli ovunque quando stiamo male — e quanto sia prezioso avere strumenti per distinguere tra aiuto reale e fumo.
In fondo Vertigine è un inno alla scienza che parte dalla sfiducia e dalla fatica: non per zittire le domande, ma per ricostruire la fiducia con metodi, prove e cura delle persone. Utile a chi ha vissuto o accompagnato percorsi difficili di salute, e a chi vuole capire perché crederci — e lottare per tenerlo in salute — ha senso.
Perché sogniamo – Antonio Zadra, Robert Stickgold
di Stefano Giolo 18 Febbraio 2026
Un libro sui sogni che decide di non giocare con il mistero, ma di prendere sul serio le domande e provare a spiegare. Perché sogniamo parte con passo narrativo, ma non si perde: usa le storie per portarci dentro il metodo. Non chiede di credere, chiede di seguire il ragionamento.
La cosa che convince di più è il come lo sappiamo che accompagna ogni che cosa sappiamo. Storia della ricerca, dati sperimentali, ipotesi in competizione: gli autori mettono in fila le evidenze, chiariscono cosa regge e cosa no, e spiegano perché alcune domande restano aperte. Freud compare come tappa storica, non come chiave universale, anzi viene spesso analizzato in maniera critica per capire cosa di quello che diceva sia ancora considerato valido e cosa no; il focus è sulle neuroscienze del sonno, sulle fasi (REM e non‑REM) e su ciò che i sogni fanno ai processi cognitivi ed emotivi.
Il cuore del libro è l’idea che i sogni servano. Non messaggi cifrati, ma un lavoro del cervello su memoria, emozioni e creatività. La proposta teorica degli autori — il sogno come esplorazione di connessioni deboli e possibilità latenti — aiuta a capire perché sogniamo cose strane, perché gli incubi insistono e perché, a volte, una soluzione “salta fuori” dopo una notte di sonno.
Incubi, sogni lucidi e disturbi del sonno non sono parentesi curiose: diventano casi di studio per vedere il metodo all’opera. Cosa cambia nel cervello, cosa possiamo misurare, cosa resta ipotesi. È un approccio che riduce il folklore senza impoverire il racconto.
La scrittura tiene insieme rigore e accessibilità. È un libro leggibile, ma non leggero: richiede attenzione, restituita però con chiarezza. Si impara a distinguere correlazione e causalità, a pesare una teoria rispetto a un’altra, a convivere con risultati che non dicono tutti la stessa cosa.
A me ha convinto molto. Ha rimesso ordine in un tema affollato di semplificazioni e mi ha dato strumenti per parlare di sogni senza scivolare né nel misticismo né nel riduzionismo. È uno di quei testi che, una volta chiusi, cambiano il modo di leggere ciò che sappiamo (e non sappiamo) sul cervello che dorme.
Consigliato a chi è curioso di capire cosa succede quando spegniamo la luce, a chi ama la divulgazione che non urla e a chi vuole un esempio di scienza raccontata con rispetto per i dati e per l’intelligenza del lettore.
Il libro è edito da Espress Edizioni (https://www.espress.it/), una piccola casa editrice che sforna, secondo me, dei piccoli capolavori di divulgazione scientifica.
Dibattito tra Islam e Ateismo.
di Stefano Giolo 17 Dicembre 2025
Dopo la lettura di Padre Kayn vs Don Ambrogio — di cui avevo scritto una recensione qui: short.staipa.it/ok730 — ero incuriosito dal prosieguo della collana, ma non particolarmente da questo titolo sull’Islam. Da ex cattolico mi sentivo più chiamato in causa dal primo. Proprio per questo è stata una lettura utile. E, rispetto a Padre Kayn vs Don Ambrogio, ho trovato diversi miglioramenti concreti.
L’incontro questa volta è tra l’imam Saifeddine Maaroufi e Cane Nero. Saifeddine Maaroufi è un imam attivo nel dialogo interreligioso in Italia; nel libro porta un approccio teologico‑giuridico con riferimenti a testi e tradizione, ma anche un’attenzione pratica alle ricadute etiche. Nato a Tunisi, ha studiato Medicina e teologia islamica (scuola malikita, Zaytuna); dal 2011 vive in Italia, dove è imam a Lecce dal 2012, laureato in Sociologia (Università del Salento) e con un master a Padova. È impegnato in progetti sociali, prevenzione della violenza di genere e mediazione culturale. Cane Nero è una divulgatrice laica e creatrice di contenuti nota online con questo pseudonimo; qui struttura domande e risposte dal punto di vista non teistico, con attenzione a metodo, evidenza e linguaggio. È la voce del canale YouTube “L’Islam spiegato da un cane” (dal 2023). La scelta del nome richiama il tabù tradizionale sul “cane nero” in alcune fonti islamiche: una provocazione per dare spazio a ciò che spesso viene messo ai margini, con attenzione alle condizioni di donne, apostati e minoranze sessuali nelle comunità musulmane.
Come avevo notato nel volume su cristianesimo–ateismo, la struttura conta. Qui il salto di qualità rispetto al titolo precedente è chiaro: trenta domande totali, distribuite in modo paritario. Dieci provocazioni dell’imam Saifeddine Maaroufi a cui risponde prima Cane Nero e poi replica Saifeddine Maaroufi; dieci provocazioni di Cane Nero con risposta iniziale di Saifeddine Maaroufi e controreplica dell’atea; dieci quesiti della casa editrice posti a entrambi. Questo ritmo simmetrico evita monologhi e consente di vedere le curiosità reciproche: cosa interessa davvero all’atea dell’esperienza di un musulmano praticante, e viceversa. Nel precedente invece non era chiaro chi fosse a fare le domande e questo rendeva il dibattito e gli intenti del progetto leggermente meno immediati per il lettore.
Il tono resta misurato e la cornice è paritaria. Ci sono temi che di solito accendono gli animi, ma qui si lavora per chiarire termini e premesse prima di contestare le conclusioni. Quando i due non concordano, è chiaro su cosa e perché, senza scivolare nella gara di slogan. Per chi, come me, non ha un bagaglio solido sull’Islam, questo impianto riduce al minimo i “salti logici” e rende il confronto leggibile.
Come nel libro precedente c’è il supporto dei materiali multimediali, anche se mancano le bellissime vignette del precedente. I video di approfondimento che si affiancano ai capitoli non spezzano: aggiungono contesto, esempi, toni. È come avere una nota a margine che respira.
Su origine e senso della vita, aldilà e vita, il gioco è pulito e abbastanza prevedibile, del resto sono temi che non si potevano evitare: Saifeddine Maaroufi presenta argomenti teologici sulla creazione e sul senso dell’esistenza; Cane Nero porta il punto di vista scientifico sull’origine dell’universo e della vita, distinguendo tra le domande del «perché» e quelle del «come». Immagino che risultino decisamente più interessanti per chi diversamente da me non ha opinioni pregresse o ha un interesse particolare sulle posizioni nell’Islam.
Quando toccano morale e legge divina, le cose si fanno più interessanti: si mettono a confronto cornici religiose (Sharia intesa come riferimento giuridico‑etico) e prospettive etiche secolari. Il punto non è stabilire chi “vince”, ma su quali basi si giustificano le norme e quali effetti pratici producono. La simmetria dello spazio aiuta: obiezioni e chiarimenti procedono per turni, senza sovrapporsi.
Insieme alle altre questioni controverse (schiavitù nella storia, diritti delle persone LGBTQ+, rapporto tra religione e violenza) sono per me il succo interessante del libro. Utile anche a chi di Islam non vuole sapere più di tanto ma vuole capire cosa sta succedendo nel mondo. Vengono affrontate con un metodo dichiarato: contesto delle fonti, distinzione tra testo, interpretazioni e prassi, e richiesta di coerenza tra principi ed esempi. Il formato speculare costringe entrambi a chiarire criteri e limiti, non solo a rilevare quelli altrui e il risultato è far comprendere meglio al lettore la provenienza di alcuni pregiudizi e farsi un’opinione su quanto e cosa possa esserci di realistico o meno in essi.
Infine, fede e ragione: rivelazione ed evidenza empirica sono presentate come ambiti con linguaggi diversi e confini esplicitati. Quanto all’Islam oggi, si ragiona su percezioni pubbliche, paure e diffidenze reciproche (islamofobia e sospetto verso l’ateismo), mantenendo una cornice civile e leggibile anche per chi parte da zero.
Il libro, al netto delle differenze di opinioni — ovviamente — non risolte tra i due autori, funziona perché mette sul tavolo le domande giuste e le fa arrivare a entrambi, con lo stesso spazio e lo stesso obbligo di risposta. Non è un dibattito che cerca il KO; è un confronto che prova a capire dove stanno davvero i punti di frizione — e dove, invece, c’è solo un equivoco di linguaggio. Rispetto al precedente, la griglia speculare aiuta a individuare i nodi senza dispersioni, riduce gli sbilanciamenti che avevo notato in Padre Kayn vs Don Ambrogio ed è meno un “vs” e più un dialogo.
Che cosa resta: la sensazione di una collana in crescita. La parità di schema, le risposte speculari, l’editing più pulito e i video fanno pensare a un progetto che impara dai propri titoli. Mi ha acceso la curiosità per la prossima uscita, anche qualora trattassero temi che — sulla carta — mi emozionano meno.
Qui il link per acquistare il libro (comunque disponibile nelle librerie e nei principali store online): https://www.lcieditore.it/catalogo/dibattito-tra-islam-e-ateismo
Neanderthal, l’altra umanità: Storie e luoghi, in Italia e non solo – di Franco Capone
di Stefano Giolo 1 Ottobre 2025
Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza – di Simon LeVay
Ho chiuso questo libro con la sensazione di essere entrato in una grotta con idee scolastiche e di essere uscito con mappe migliori. Qui la preistoria non è una cartolina: è lavoro sul campo. Prima le domande, poi gli indizi, infine le ipotesi messe alla prova.
La cosa più riuscita è il come lo sappiamo che accompagna ogni che cosa sappiamo: stratigrafie, datazioni, microtracce, DNA antico. Non è un elenco per addetti ai lavori, ma strumenti spiegati con calma: abbastanza per capire dove finisce il fatto e dove comincia la ricostruzione.
Il libro si muove tra storie e luoghi in Italia e non solo: grotte, terrazzi fluviali, musei che diventano stazioni di un percorso. C’è anche un’appendice per regioni con i siti neandertaliani visitabili: utile per trasformare la curiosità in visita reale.
La vita quotidiana emerge per accumulo: fuochi, strumenti su scheggia, tracce di dieta e di cura. Non l’aneddoto brillante, ma la convergenza di evidenze che restringe le possibilità e costringe a mettere da parte gli stereotipi. Neanderthal torna parente, non caricatura.
Piace l’idea di fare spazio a voci di chi ricerca: conversazioni misurate, che raccontano metodo e tentativi. Tra le voci: Donald Johanson (Lucy, Australopithecus afarensis, 1974), Jane Goodall (scimpanzé di Gombe), Marco Peresani (paleoantropologo, ricerche sui Neanderthal in Italia), Francesco D’Errico (paleoantropologo, prime tracce di simboli e ornamenti), e la dinastia Leakey (pionieri delle scoperte di Olduvai). La prefazione di Francesco Remotti mette in cornice l’operazione con lo sguardo dell’antropologo.
Nel finale c’è un confronto che resta addosso: Neanderthal e Sapiens davanti alla stessa scena, nello stesso periodo: un confronto alla pari. Il punto è il metodo e l’impronta sul territorio, non un processo al presente. Non è il solito dito puntato: è un invito a misurare impatti e ritmi, a chiederci cosa possiamo imparare da chi ha abitato senza stravolgere. È un messaggio positivo, senza moralismi: si migliora partendo dai dati.
Che cosa resta: il gusto di controllare le fonti, la voglia di andare a vedere i luoghi e un lessico più preciso con cui parlare di evoluzione umana senza cadere nei luoghi comuni. A me ha cambiato prospettiva: ha sciolto vecchi dubbi e ne ha accesi di nuovi, migliori.
Il libro è edito da Espress Edizioni (https://www.espress.it/). Cura editoriale alta, attenzione ai dettagli: si vede pagina dopo pagina. E sì, su questa collana credo tornerò presto.
Attrazione, amore, sesso – di Simon LeVay
di Stefano Giolo 27 Agosto 2025
Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza – di Simon LeVay
Che sollievo quando un libro su sesso, amore e identità smette di urlare e inizia a spiegare. LeVay entra con voce bassa e ferma: biologia e psicologia dialogano senza crociate, gli studi sono citati con misura, le ipotesi alternative vengono messe in fila e pesate. Non chiede fiducia: fornisce strumenti per valutarla.
L’introduzione è una bussola. Spiega cos’è una review, perché una meta-analisi pesa più di un singolo lavoro, come non confondere correlazione e causalità, cosa significa “effetto piccolo” e perché i campioni contano. Capisci subito che non è l’ennesimo saggio di opinioni: c’è metodo.
Alla domanda “perché facciamo sesso?” non cerca scorciatoie. Piacere, legame, riduzione dello stress, riproduzione: cause diverse, su tempi diversi, che a volte si sommano e a volte si frenano. Non serve scegliere una religione; serve tenerle insieme.
Su attrazione ed eccitazione il testo è chiaro. I segnali del corpo contano, ma contano anche apprendimento, aspettative e contesto. Il dual control model (eccitazione e inibizione) spiega perché la stessa persona può reagire in modo diverso in base a novità, significato e sicurezza. Niente “trucchi”, niente ricette: capire i meccanismi è già metà del lavoro.
Sull’orientamento sessuale usa un equilibrio raro. Genetica, ormoni prenatali, sviluppo e ambiente hanno pesi diversi per persone diverse. La distinzione fra orientamento, identità e comportamento è netta. Nessun determinismo, nessun “è tutto cultura”: un quadro probabilistico che mette ordine senza pretendere di chiudere il discorso.
Nei capitoli dedicati alla pratica sessuale, alle relazioni e all’amore, l’approccio resta concreto. Ormoni e attaccamento aiutano a capire fasi e tendenze (innamoramento, legame, rottura), ma la qualità di una relazione vive in competenze che si imparano: comunicare, negoziare, prendersi cura. La biologia predispone; non destina.
Tratta anche temi deli delicati come parafilie e pedofilia, e sono trattati senza sensazionalismi. Definizioni chiare, criteri clinici, distinzione fra condizione, rischio e reato. L’attenzione è sulla prevenzione e sulla tutela, non sulle etichette urlate.
Parla anche su porno e di stupro e il quadro resta aderente ai dati. Sul porno gli effetti variano per quantità, contesto e persona; la letteratura è mista su aspetti positivi e negativi del suo utilizzo e viene presentata per quello che è. Sullo stupro la lettura è multifattoriale: norme sociali, disuguaglianze, psicologia individuale e, al centro, il consenso. Poche frasi fatte, molti dati.
La cosa migliore è ciò che rimane in testa: un modo di leggere. Come pesare una review, quando fidarsi di un grafico, come convivere con risultati che non dicono tutti la stessa cosa e scegliere comunque l’interpretazione più probabile. È una palestra contro il bias di conferma, e probabilmente è il motivo per cui questo libro funziona.
A me ha convinto moltissimo. Ha chiarito dubbi vecchi e —cosa ancora più preziosa— ha risposto a domande che non sapevo di avere. È uno di quei testi che ti costringono ad aggiustare linguaggio e prospettiva: dopo stai più attento alle parole e a cosa ci metti dentro. Penso sarebbe utile a molte persone, soprattutto quando si parla di genere, orientamento sessuale e temi vicini: offre cornici chiare e parole con significati precisi, aiuta a discutere senza pregiudizi e senza fare la figura di chi “crede di sapere” ma finisce per offendere chi certe realtà le vive sulla propria pelle. Se vi occupate di educazione, comunicazione, genitorialità, o semplicemente volete capirne di più, mettetelo in cima alla lista.
Il libro è edito da Espress Edizioni (https://www.espress.it/), una piccola casa editrice che sta diventando in fretta la mia preferita, almeno per quanto riguarda la divulgazione scientifica. A breve credo che arriveranno altre recensioni dei loro libri.
L’era della dopamina – di Anna Lembke
di Stefano Giolo 6 Agosto 2025
L’era della dopamina – Come mantenere l’equilibrio nella società del “tutto e subito” – di Anna Lembke
In un momento storico in cui tutto sembra progettato per attirarci, distrarci e tenerci agganciati, L’era della dopamina è un libro che arriva con la precisione di una diagnosi e la lucidità di un’analisi ben documentata. Anna Lembke, psichiatra e docente a Stanford, affronta il tema della dipendenza non solo in senso clinico, ma come condizione quasi strutturale del nostro tempo.
Il testo è scritto con chiarezza e misura, scorrevole ma mai banale. Il linguaggio è accessibile, eppure ricco di riferimenti scientifici e clinici. Lembke alterna esperienze personali e professionali, casi clinici reali, aneddoti significativi e dati di ricerca, riuscendo a mantenere un perfetto equilibrio tra profondità e leggibilità.
Una riflessione razionale sul piacere e sull’eccesso
Al centro del libro c’è il concetto di dopamina come molecola del desiderio, e non tanto della gratificazione. L’autrice ci invita a ripensare la relazione tra piacere e dolore, mostrando come spesso l’accumulo di stimoli gratificanti porti, paradossalmente, a una riduzione della nostra capacità di provare piacere. Un effetto di bilancia neurologica che viene esposto con chiarezza e rigore.
Lembke non si limita a denunciare un problema: propone strategie, suggerisce percorsi di disintossicazione (anche da attività quotidiane insospettabili), invita a una riflessione etica e sociale sul ruolo che la gratificazione immediata gioca nelle nostre vite, nelle nostre scelte, nei nostri automatismi.
Uno sguardo lucido e senza moralismi
Ciò che colpisce è il tono: mai giudicante, mai paternalistico. Lembke non offre soluzioni semplici, né si erge a maestra di vita. Al contrario, ammette i propri errori, racconta con onestà episodi di vulnerabilità e di consapevolezza tardiva. Questa dimensione personale rende il libro ancora più efficace, più umano, più vicino.
Un libro che lascia segni e domande
Ho letto questo libro inizialmente per documentarmi per una parte del progetto in arrivo (short.staipa.it/647r3), ma ne sono stato completamente rapito, è stato uno di quei rari testi che riescono a informare senza indottrinare, a smuovere riflessioni senza semplificare.
L’era della dopamina non è solo un libro sulla dipendenza, è un libro sull’autocoscienza. Ci interroga, con gentilezza e fermezza, sul nostro modo di cercare piacere, conforto, evasione. E lo fa con gli strumenti della scienza, ma anche con quelli della narrazione e dell’empatia.
Consigliato a chi sente di vivere sempre un po’ al limite tra produttività e burnout, tra noia e sovrastimolazione, tra controllo e impulso. E a chi ha voglia di fermarsi, almeno per un po’, a riflettere su ciò che davvero ci fa bene.
C’è un altro motivo per cui provo grande stima e ammirazione per Anna Lembke, e ha a che fare con il progetto a cui sto lavorando. Ne parlerò più avanti in caso, non c’è fretta.
Italiani veri – Giacomo Moro Mauretto
di Stefano Giolo 25 Giugno 2025
Italiani veri- Storia evolutiva e genetica del nostro Paese – di Giacomo Moro Mauretto
Esistono libri che provano a raccontare l’evoluzione umana, altri che si concentrano sulla genetica moderna, e altri ancora che cercano di spiegare l’identità italiana da un punto di vista storico. Poi c’è questo libro, che fa tutte e tre le cose insieme, ma con equilibrio, chiarezza e – soprattutto – onestà intellettuale.
Giacomo Moro Mauretto, volto noto della divulgazione scientifica su YouTube grazie al suo canale Entropy for Life, porta in queste pagine lo stesso stile che lo contraddistingue nei video: preciso, diretto, mai pedante. Chi lo conosce già ritroverà quella sua capacità di parlare con rigore senza prendersi troppo sul serio, di spiegare concetti complessi mantenendo un tono umano, a tratti ironico, ma sempre misurato.
Un viaggio dentro la nostra storia biologica
Il punto di partenza è semplice: esiste davvero qualcosa come “gli italiani”?
E da qui parte un percorso che attraversa 40.000 anni di migrazioni, contaminazioni, incontri e scontri. Il libro ci racconta come la penisola italiana sia stata, da sempre, un crocevia: Homo sapiens provenienti da est, mescolati con i Neanderthal già presenti; agricoltori neolitici che hanno portato nuovi geni e nuove tecnologie; popoli dell’età del bronzo, invasori, coloni greci, etruschi, romani, barbari, arabi, normanni… e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.
Non si tratta però di una semplice cronistoria di eventi: ogni passaggio è supportato da dati genetici reali, con riferimenti agli studi più recenti, spiegati con grande attenzione. L’autore mostra, passo dopo passo, come le moderne tecniche di analisi del DNA abbiano permesso di riscrivere (o almeno rivedere) molti dei miti sulle origini dei popoli.
Divulgazione sì, ma con metodo
Una delle qualità più apprezzabili del libro è proprio il modo in cui spiega la scienza. Non si limita a riportare risultati, ma ci porta dentro il laboratorio: ci racconta come funziona una PCR, cosa si intende per DNA antico, come si classificano gli aplogruppi, quali sono i margini di errore, come si interpretano (e come non si devono interpretare) certi dati.
È divulgazione scientifica nel senso più nobile: non un compendio semplificato, ma una guida alla comprensione dei metodi, dei limiti e delle potenzialità della scienza contemporanea. In un’epoca in cui anche i dati più solidi vengono piegati per confermare ideologie o credenze personali, Moro Mauretto fa qualcosa di raro: spiega come si costruisce una verità scientifica, con tutte le cautele del caso.
Un antidoto contro la propaganda
Ed è proprio qui che il libro dà il meglio di sé. Perché pur non essendo un saggio politico, Italiani veri ha un valore profondamente politico. Non fa proclami, ma mostra con semplicità e rigore che il concetto di “razza pura” è un’invenzione senza fondamento. I dati genetici ci raccontano una realtà molto diversa da quella propagandata da chi vorrebbe una nazione “etnicamente omogenea”.
L’autore non si lancia in crociate, non urla, non attacca: semplicemente espone i fatti. E lo fa con la calma di chi sa che non serve alzare la voce quando si hanno buoni argomenti. È proprio questa sobrietà a rendere il libro ancora più potente: chi ha tendenze razziste o populiste potrebbe trovarsi spiazzato, non da una polemica frontale, ma da una serie di verità semplici, limpide e inoppugnabili.
Un libro per chi vuole capire, non solo sapere
Italiani veri è consigliato a chiunque voglia approfondire la storia evolutiva del nostro Paese, ma anche a chi è interessato al funzionamento della ricerca scientifica. È adatto a studenti, appassionati di storia e biologia, insegnanti, divulgatori… ma anche a lettori comuni, curiosi, magari stanchi delle solite narrazioni identitarie e desiderosi di vedere l’Italia – e l’essere umano – da una prospettiva più ampia.
È una lettura che non lascia indifferenti. Non per effetto di slogan, ma per il modo in cui cambia la prospettiva: pagina dopo pagina, mostra quanto sia illusoria ogni idea di purezza, quanto le nostre origini siano intrecciate e condivise. E quanto sia liberatorio, tutto sommato, accettarlo.
Padre Kayn vs Don Ambrogio. Ateo contro cristiano, opinioni a confronto.
di Stefano Giolo 7 Maggio 2025
C’è una forma di divulgazione che riesce a scivolare con grazia tra leggerezza e profondità. Ecco, “Padre Kayn vs Don Ambrogio. Ateo contro cristiano, opinioni a confronto. Ediz. illustrata” ci riesce benissimo. Un libro che non si prende troppo sul serio, ma che sa perfettamente cosa sta facendo: far pensare, sorridere, riflettere, senza mai rinunciare alla complessità.
Gli autori del volume sono: Padre Kayn, youtuber noto per la sua satira religiosa e i contenuti di critica alla fede da una prospettiva razionale e laica, e Don Ambrogio Mazzai, sacerdote cattolico molto seguito sui social, noto per la sua capacità di comunicare con un linguaggio semplice e diretto, specie verso i più giovani.
Il libro nasce come dialogo a distanza tra le loro posizioni, portando sulla carta un confronto che ha preso forma sui social e nella cultura digitale contemporanea.
Le illustrazioni che accompagnano il testo sono di Smeriglia e Ongaro, due fumettisti italiani con stili diversi ma complementari. Le loro tavole intervallano i capitoli e aiutano a visualizzare lo spirito del dibattito: ironico, tagliente, ma mai privo di profondità. La scelta di inserire illustrazioni contribuisce a rendere il libro più accessibile, mantenendo alta l’attenzione del lettore anche nei passaggi più teorici.
Padre Kayn rappresenta l’ateo razionale, colto, ironico, armato di scienza, filosofia e storiografia. Don Ambrogio è il prete tradizionale, fedele alla dottrina, ma spesso impacciato nelle risposte, evasivo, e in qualche caso addirittura sviante. L’alchimia che ne nasce è brillante e, a tratti, spietata.
Il libro è strutturato come una lunga chiacchierata tra i due personaggi, ma ogni battuta apre un mondo: si parla dell’esistenza di Dio, del senso della vita, dell’origine dell’universo, ma anche di morale, sessualità, miracoli, contraddizioni della Bibbia. Ogni capitolo è un affondo, una provocazione, uno stimolo.
Personalmente -chi se lo sarebbe mai potuto aspettare?-, ho trovato più solida e convincente la voce di Kayn. Non solo perché ne condivido la visione del mondo, ma per la coerenza e la precisione delle argomentazioni. Kayn non lancia slogan: costruisce. Utilizza dati storici, riferimenti biblici analizzati con cura, osservazioni scientifiche. È tagliente, ma mai gratuito. Don Ambrogio, invece, tende spesso a deviare il discorso, a rispondere con slogan, o peggio, a evitare le domande con voli pindarici.
Eppure non siamo di fronte a una caricatura. Questo è uno dei meriti maggiori del libro: riesce ad essere un vero dialogo, nonostante la sproporzione tra le due voci. Il tono è ironico, brillante, ma non svuota mai i contenuti. Anzi: si percepisce quanto studio, quanto mestiere, quanta profondità ci sia dietro. Le citazioni – bibliche, storiche, scientifiche – sono corrette, ben contestualizzate e soprattutto messe lì per offrire qualcosa in più, non per fare sfoggio.
Se c’è un limite, forse è proprio nella scrittura del sacerdote. Don Ambrogio, pur avendo dalla sua la tradizione e la fede, sembra non voler mai davvero ingaggiare un confronto alla pari. Il risultato è che Kayn vince facile. Sarebbe stato bello vedere un sacerdote in grado di rispondere con argomentazioni altrettanto solide, non per “vincere”, ma per far riflettere anche chi parte da un’altra posizione.
“Padre Kayn vs Don Ambrogio” è un libro per tutti. Anche per i credenti. Anzi, forse soprattutto per loro. Perché mette in discussione senza insultare, stimola senza giudicare, provoca ma non umilia. Certo, chi ha una fede molto rigida potrebbe sentirsi attaccato. E chi non è in grado di apprezzare l’ironia, offeso. Ma chi ha voglia di mettersi in gioco troverà qui una miniera di spunti.
Alla fine di ogni capitolo, poi, oltre alle belle illustrazioni c’è un QR Code che porta ogni volta a una serie di video dove il confronto tra i due autori continua, anche se, anche qui, si evidenzia ancora di più la sproporzione tra i due contendenti, forse non seguiti da un editor come nella scrittura, dei due si vede maggiormente l’animo e la qualità.
Come spesso accade su questo blog, non consiglio libri per convincere qualcuno a pensarla come me. Lo faccio perché credo che leggere, riflettere, mettere in discussione anche ciò in cui si crede –o non si crede– sia un atto di libertà.
E se Dio dovesse esistere, sono abbastanza sicuro che riderebbe di gusto leggendo questo libro. Si parla anche di questo in un capitolo. A quanto pare, secondo Don Ambrogio, Dio sarebbe molto ironico e divertente, soprattutto in alcuni passi della bibba.
Qui il link per acquistare il libro, comunque disponibile nelle librerie e nei principali store online: https://www.lcieditore.it/catalogo/padre-kayn-vs-don-ambrogio
Il mito dell’intelligenza artificiale di Erik J. Larson
di Stefano Giolo 15 Maggio 2024
Parlo spesso di Intelligenza Artificiale (https://short.staipa.it/3qsdr) e cerco di inquadrarla nella realtà al netto dei miti e delle esagerazioni dei media (https://short.staipa.it/661lc). “Il mito dell’intelligenza artificiale. Perché i computer non possono pensare come noi” di Erik J. Larson è un saggio che tratta proprio di questo, sfidando le convinzioni comuni sull’intelligenza artificiale. Larson smonta la narrazione dominante secondo cui i computer potranno in breve tempo raggiungere o superare l’intelligenza umana, offrendo una prospettiva critica e scientificamente fondata.
Larson esplora i limiti intrinseci delle attuali tecnologie di Intelligenza Artificiale, mostrando come i modelli di machine learning e gli algoritmi complessi manchino di capacità fondamentali del pensiero umano, come la comprensione contestuale e la coscienza. L’autore argomenta che, nonostante i progressi nella potenza di calcolo e nell’elaborazione dei dati, i computer rimangono strumenti incapaci di replicare il vero ragionamento umano. L’IA, secondo Larson, può eccellere in compiti specifici, ma fallisce nel comprendere e interagire con il mondo in modo autenticamente umano.
Un punto cruciale che Larson sottolinea è la distinzione tra intelligenza artificiale ristretta (narrow AI) e intelligenza artificiale generale (AGI). Mentre la narrow AI è già in uso in molte applicazioni, come il riconoscimento delle immagini e la traduzione automatica, l’AGI, che rappresenterebbe una macchina con capacità cognitive pari a quelle umane, rimane una chimera. Larson critica l’idea che l’AGI sia inevitabile o imminente, evidenziando le profonde lacune teoriche e pratiche che ostacolano questo traguardo.
Nel saggio adotta uno stile accessibile e di lettura abbastanza semplice ma tecnicamente e scientificamente rigoroso. La sua analisi è supportata da esempi concreti e riferimenti scientifici, rendendo il libro una lettura ottima per chiunque sia interessato alla verità dietro le promesse dell’intelligenza artificiale.
Oltre agli aspetti tecnici, Larson affronta le implicazioni etiche e sociali dell’intelligenza artificiale e mette in guardia contro l’uso indiscriminato di queste tecnologie in settori critici come la sanità, la giustizia e la sicurezza, senza una comprensione chiara dei loro limiti. L’autore evidenzia il pericolo di riporre troppa fiducia nelle macchine, suggerendo che questa fede cieca potrebbe portare a decisioni sbagliate e conseguenze negative per la società.
In sintesi, “Il mito dell’intelligenza artificiale” è un’opera che invita alla riflessione critica e alla prudenza. Larson non nega i benefici dell’IA, ma ci ricorda che questi strumenti devono essere utilizzati con consapevolezza e responsabilità. Il libro è un contributo prezioso al dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale, offrendo un contrappeso necessario all’entusiasmo spesso esagerato che circonda questo campo.
Se pianto un albero posso mangiare una bistecca? di Giacomo Moro Mauretto
di Stefano Giolo 28 Febbraio 2024
Seguo Giacomo da tempo attraverso il suo canale YouTube @EntropyforLife (https://www.youtube.com/c/EntropyforLife), per chi non lo conoscesse è un giovane divulgatore scientifico, il suo percorso di studi è improntato sulla Biologia Evoluzionistica ma si occupa spesso anche di temi ambientalisti. Lo fa con un altissimo livello di razionalità e di scrupolosità nei dati, cercando di essere sempre il più imparziale possibile ed esponendo interamente le analisi dei dati che porta.
Nel descrivere questo suo libro, il cui titolo completo è Se pianto un albero posso mangiare una bistecca? Guida scientifica per un ambientalismo consapevole, sono costretto a usare almeno in parte la sua sinossi, perché in questo caso è davvero esplicativa del messaggio che il libro stesso vuole trasmettere:
Emetto più CO2 se mangio carne bovina biologica, polli da allevamento intensivo, frutti di mare o un trancio di pesce spada? È davvero utile adottare alveari di api o finanziare aziende o associazioni che piantano alberi in giro per il mondo? Ogni giorno la nostra vita è riempita da una serie di dilemmi etici e morali che assomigliano molto a queste domande. Ormai, infatti, abbiamo tutti gli strumenti per capire che ogni nostro comportamento produce un impatto sul pianeta. Eppure, nonostante questa consapevolezza, spesso ci sentiamo impotenti di fronte ai mille problemi che la crisi ambientale ci pone di fronte quotidianamente. È difficile capire quale delle possibili soluzioni sia la migliore e così anche la nostra buona volontà di azione ne viene minata.
Ci sono alcune azioni che hanno un grandissimo impatto in termini di inquinamento e di produzione di CO2, come mangiare meno carne soprattutto bovina, o coibentare la propria abitazione e altre che seppur decantate hanno impatti decisamente infinitesimi come farsi i saponi in casa o produrre da sé il cibo nell’orto, altri ancora possono avere impatti negativi e far guadagnare soldi a chi ne sfrutta l’ideale come adottare un alveare di api da miele.
Ci sono anche ideali come il veganesimo che al di là dei motivi etici portano un impatto ecologico molto più basso di soluzioni intermedie e più applicabili alla massa, o scelte come l’allevamento intensivo che ci pongono davanti alla scelta tra il benessere animale o il consumo di suolo e un impatto enorme sull’inquinamento dell’aria, delle falde acquifere e sulla biodiversità. Ci sono momenti in cui è necessario scegliere tra uccidere oggi un certo numero di animali invasivi o lasciare che questi uccidano molti altri animali causando rischi per le specie autoctone. Ci sono modi di piantare boschi che possono aiutare la biodiversità e modi in cui invece può essere un ulteriore colpo contro la biodiversità. Lo stesso piantare alberi quale impatto positivo ha? Ha senso farlo per la CO2 o i motivi più importanti per farlo sono invece altri? E quali invece possono essere i risvolti negativi? C’è modo di quantificarlo?
Non esistono scelte che portino conseguenze esclusivamente positive, se non nelle semplificazioni che ci vengono portate da idealisti che stanno spingendoci in una o l’altra direzione, consapevolmente o meno, in buona fede o meno. Le cose sono quasi sempre più complicate di così ed esistono dei trade off che ci impediscono di fare scelte completamente radicali in una qualsiasi direzione. In maniera più semplice si può dire che in qualsiasi scelta ambientale “la coperta è corta”, si può andare in determinate direzioni scegliendo di tralasciarne altre, ma qualunque scelta porta una ampia gamma di conseguenze.
Cosa fare quindi?
Questo libro non ci da nessuna risposta su cosa sia meglio fare e cosa no, ma ci fornisce una serie di dati e informazioni su cui riflettere per capire le motivazioni di alcune scelte o per poter scegliere consapevolmente. Ci insegna soprattutto che se vogliamo impegnarci per migliorare l’ambiente il primo passo è quello di cercare di capire quali tra le azioni che possiamo intraprendere siano quelle con un maggiore impatto in modo da non trovarci a perdere energie, tempo e risorse in azioni prive di un impatto reale. E tutto questo lo fa in maniera semplice e chiara, alla portata di tutti.
Lo definirei un modo finalmente razionale e consapevole di impegnarsi nell’ambientalismo in mezzo a centinaia di slogan troppo spesso altisonanti (https://short.staipa.it/ak6g6).
E ce ne è davvero bisogno.
L’avvocato dell’Atomo di Luca Romano
di Stefano Giolo 24 Gennaio 2024
Si parla molto di decarbonizzazione, di soluzioni legate alle energie rinnovabili, e talvolta -di rado- spunta fuori il solito che parla della possibilità di rientrare nel mondo dell’energia atomica, in genere venendo ricoperto di insulti.
Ma come stanno davvero le cose? Quanto le persone che parlano di nucleare lo fanno con cognizione di causa o quanto lo fanno mossi da paure poco razionali che sono state instillate nel tempo dall’opinione pubblica?
“L’avvocato dell’Atomo, In difesa dell’energia nucleare” di Luca Romano si occupa di questo. Di sfatare miti e di tentare di riaprire la discussione sull’argomento. Non nega ovviamente la necessità dell’apporto importante delle energie rinnovabili, ma fa una profonda analisi dello stato tecnologico e mediatico del problema dell’energia atomica da quando è stata scoperta ad oggi, con uno sguardo verso le nuove tecniche.
Parla di sicurezza, di rischi effettivi evidenziando un confronto con le altre tecnologie di produzione di energia che stiamo utilizzando e mostrando come le cose sono andate negli altri paesi che hanno avuto approcci simili o diversi dal nostro sul tema energetico.
Tutto questo lo fa con un tono scanzonato e leggero che rende il saggio leggibile e comprensibile alla maggior parte delle persone che abbiano voglia di impegnarsi a capire.
Dal mio punto di vista l’ho trovato illuminante sotto molti aspetti. Credo che chiunque voglia approcciarsi al tema del nucleare con uno sguardo critico e non fidandosi alla cieca di quello che si dice in giro, questo sia un ottimo compendio.
Mi aspetto già commenti e lamentele, soprattutto sui social, per aver parlato di questo libro, se accadrà spero vengano da persone che almeno lo abbiano letto e che smontino per punto qualcosa che vi hanno trovato dentro. Sarebbe interessante, perché è proprio di un dibattito scientifico che c’è oggi bisogno su questi temi ed è proprio un dibattito scientifico che il libro cerca di riaprire.
Da zero a tre anni, Piero Angela
di Stefano Giolo 29 Dicembre 2023
In questi giorni ho letto un libro rivoluzionario e di una modernità sconcertante. Si tratta di un libro del 1977, di un autore che tutti conosciamo: Piero Angela.
Lo sappiamo tutti bene, Piero Angela ha spaziato su praticamente qualunque tema di carattere scientifico nella sua lunga carriera, quello che io non sapevo è che tra questi temi ci fosse la pedagogia. Chi conosce bene il personaggio sa anche quanto spesso si sia espresso anche su temi che di fatto hanno una forte valenza politica.
Leggerne uno scritto nel 1977 mi ha fortemente colpito, perché in genere viene dato per scontato che un saggio vecchio, soprattutto su tematiche come l’educazione o certi ambiti scientifici, mostri tutto il suo tempo e risulti poco utile dopo quasi cinquant’anni.
In questo caso non è così.
In Da zero a tre anni Piero Angela ci racconta come funziona la crescita e l’evoluzione della mente umana a partire dalla nascita dell’universo fino ai tre anni di vita di un bambino. Dal punto di vista biologico, fisiologico ed infine educativo. Snocciola esempi, spiegazioni ed esperimenti che portano anche chi non abbia grande dimestichezza con questi argomenti a comprendere non solo quali siano i rischi, le metodologie e lo stile migliori nel crescere un bambino, ma quanto sia strategico e determinante quel breve periodo iniziale in cui il bambino è con la famiglia e non ancora affidato ad un asilo.
Ma il libro non è solo questo, attraverso gli stessi studi e le stesse spiegazioni ci racconta quali dovrebbero essere i passi che lo stato, le istituzioni e i genitori dovrebbero seguire per migliorare la crescita mentale di ogni nato e rendere così il mondo migliore. Lo dice con gli occhi nel 1977, con le problematiche del 1977. E leggerlo nel 2023, con le grandi innovazioni dei primi venti anni del secolo successivo lascia senza parole perché le problematiche sono le stesse, o meglio le problematiche sono aumentate e le soluzioni sono state in larga parte ignorate. Abbiamo soluzioni a portata di mano da cinquant’anni, idee che potrebbero rendere le generazioni future cittadini migliori, che potrebbero rendere le future generazioni migliori di noi e in grado di discernere il vero dal falso, di ragionare per associazioni e incrementarne la creatività ma siamo troppo occupati a guardarci i piedi, a litigare, a finanziare cose che migliorino le nostre vite, le nostre pensioni, per poi crescere generazioni di frustrati quanto noi che ci criticheranno per non aver fatto qualcosa per loro.
Proprio come facciamo noi oggi con le generazioni precedenti.
In questi giorni ho letto un libro rivoluzionario e di una modernità sconcertante. Si tratta di un libro del 1977, ed evidentemente non lo hanno ancora letto abbastanza persone, o non lo hanno preso abbastanza sul serio.
Il fantastico regno delle Due Sicilie
di Stefano Giolo 31 Ottobre 2023
Ho creduto a una Fake News. Non solo. Ho creduto a un libro zeppo di Fake News, ne ho parlato in giro e l’ho pubblicizzato inconsapevole di quanto fosse pericoloso e inutilmente divisivo. Si tratta di Terroni di Pino Aprile, l’ho anche recensito (https://short.staipa.it/1o3iu). A mia discolpa posso dire di averne sentito parlare da una persona cara, a sua discolpa posso dire che il libro prova a rispondere a molte delle domande che chiunque viva al sud giustamente si fa. Domande sulle disparità tra il nord e il sud, disparità nella sanità, nell’industria, nei trasporti, più in generale disparità sulle possibilità che chi nasce in una zona della nazione può avere rispetto a chi nasce in un’altra zona. Tutte domande lecite le cui risposte non sono certo quelle fornite dallo sprezzante senso di superiorità di alcuni nordici, soprattutto quelli riuniti in un certo gruppo politico. Domande a cui certamente non rispondono gli stereotipi. Sempre risposte troppo semplici. Sempre risposte in cui si punta il dito contro qualcuno che è il colpevole, ci si assolve in toto e si risolve la questione. Ho pure scritto un articolo che parla di questo meccanismo: Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News (https://short.staipa.it/gsin5). Purtroppo nessuno è immune ai bias e alle Fake News ed è bene ammetterlo anche a sé stessi. Credo sia qualcosa di importante anche su temi più recenti e attuali come quando ci si schiera sulla questione Israelo-Palestinese, la scelta giusta non è mai fidarsi di quello che si legge solo perché la risposta ci piace o arriva da qualcuno di cui abbiamo fiducia, è necessario fare quel passo in più per capire informandosi anche dalle fonti contrapposte. Anche di questo ho parlato spesso nei miei articoli sulle Fake News (https://www.staipa.it/blog/fakenews).
Ho cominciato a sentire il dubbio di aver creduto a qualcosa di forzato ascoltando alcune conferenze di Alessandro Barbero quando parlando dell’Unità d’Italia spesso nomina e liquida i cosiddetti Movimenti Neoborbonici (https://it.wikipedia.org/wiki/Neoborbonismo) come revisionismo storico spesso senza dilungarcisi ulteriormente. Di Barbero ho una grande fiducia, come immagino chiunque sia un minimo appassionato di storia, ma qui ho scelto di non cadere nell’errore opposto. Per di più io non sono uno storico e non ho modo di verificare determinate informazioni.
Nel suo libro Pino Aprile snocciola una grandissima quantità di dati e informazioni, a mente fredda forse ci si rende conto che molti dei dati sono tacciabili della definizione di troppo, troppi morti, troppe cose nascoste, troppo troppo per essere fatti così rimasti nell’ombra.
Finalmente poi ho trovato Il fantastico regno delle Due Sicilie: Breve catalogo delle imposture neoborboniche di Pino Ippolito Armino (https://short.staipa.it/b7nmw). Non si tratta prettamente di un libro di storia, ma proprio di un libro di analisi di quanto affermato dai Movimenti Neoborbonici, analizzando ogni affermazione e ogni dato in maniera razionale. Parte proprio analizzando Terroni di Pino Aprile, mostrando in maniera chiara e difficilmente controvertibile come molti dei dati utilizzati per la scrittura di quel libro non tornano, anche basilarmente dal punto di vista aritmetico ma non solo.
Non di tratta di un libro rivoluzionario e non dà grandi rivelazioni, e contrariamente a quello di Pino Aprile è giusto che sia così. Semplicemente torna ad analizzare nuovamente i dati e le informazioni sull’Unità d’Italia e sul risorgimento, in maniera decisamente più chiara ed estesa di come ci è stato raccontato a scuola.
Facendo continuamente riferimento al libro di Pino Aprile poi ha senso leggerlo se si ha letto quello o comunque si conosce bene le idee Neoborboniche. La sua importanza risiede nel tentativo di sedare alcune posizioni inutilmente divisive che finiscono per creare uno scontro interno a una nazione già piena di scontri interni, nulla di diverso dalla narrazione leghista con la Padania o il mito di Alberto da Giussano.
Non sarà mai dando colpe passate o alimentando la rabbia che si risolveranno i problemi. Al massimo si potrà crearne di nuovi.
Pensieri Lenti e Veloci
di Stefano Giolo 27 Settembre 2023
“Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman è un libro che mi ha colpito per i suoi spunti illuminanti. Parlarne in modo sintetico significa inevitabilmente semplificarlo, vista la quantità di informazioni che contiene. Si tratta di una profonda esplorazione della psicologia umana applicata alla decisione.
L’autore, premio Nobel per l’economia, ci guida in un viaggio affascinante dentro la mente umana, mostrandoci come prendiamo decisioni, risolviamo problemi e formuliamo giudizi.
Il libro si occupa di vari aspetti: da come distinguere un’informazione vera da una falsa, a come credere o meno a una storia, a come valutare se un investimento o un rischio siano convenienti, a come si tende a scegliere un candidato politico.
Il fulcro del libro è la contrapposizione tra due sistemi di pensiero: il Sistema 1 e il Sistema 2. Il Sistema 1 è il nostro pensiero automatico, rapido e intuitivo. È quello che usiamo per prendere decisioni immediate, basate su emozioni e istinti. Il Sistema 2 è invece il nostro pensiero lento e riflessivo. È quello che attiviamo quando dobbiamo affrontare compiti che richiedono analisi approfondita e calcoli dettagliati.
Kahneman illustra come queste due modalità della nostra mente interagiscano, spesso in conflitto, e come i bias cognitivi e le euristiche influenzino le nostre scelte quotidiane. Ci fornisce numerosi esempi e casi studio che dimostrano come siamo soggetti a errori sistematici e irrazionalità nella nostra presa di decisione. Tra questi errori cognitivi ci sono l’ottimismo eccessivo, l’avversione alla perdita, la disponibilità eccessiva e molti altri.
Una delle qualità distintive di questo libro è la sua accessibilità. Nonostante tratti di concetti complessi, è un libro facilmente leggibile e non particolarmente pesante. L’autore presenta la psicologia cognitiva e l’economia comportamentale in un linguaggio chiaro e comprensibile, rendendole accessibili anche a chi non ha conoscenze specifiche in materia. Inoltre, propone diversi esempi ed esperimenti che tutti possiamo riconoscere e sperimentare nella nostra vita.
“Pensieri lenti e veloci” offre una cornice concettuale utile per comprendere il funzionamento della mente umana e per sviluppare strategie per prendere decisioni più razionali e informate. L’autore dimostra come il pensiero lento e analitico (Sistema 2) possa essere utilizzato per correggere i bias cognitivi e migliorare la qualità delle decisioni che prendiamo. Ma allo stesso tempo ci mostra come sia impossibile liberarci completamente dai bias e come questi influenzino indistintamente ogni essere umano.
È una lettura essenziale per chiunque sia interessato a capire meglio come funziona la mente e come prendere decisioni più sagge nella vita personale e professionale. Il libro è un classico della psicologia comportamentale e rimane una risorsa preziosa per chiunque voglia esplorare il mondo della psicologia della decisione.
Ecologia Digitale
di Stefano Giolo 17 Febbraio 2023
Ecologia Digitale. Il titolo dice tutto ma va poi spiegato, declinato nei vari capitoli di questo libro dai numerosi autori: Gerry McGovern, Carlo Gubitosa, Francesco Cara, Giuseppe Palazzo, Alberto Prina Cerai, Alessandro Cillario, Stefano Onofri, Giacomo Venezia, Stefana Broadbent, Dario Pizzul, Stefano Trumpy, Tommaso Goisis, Stefania Paolazzi, Maurizio Napolitano, Giulia Monteleone, Matteo Spini, Nicola Bonotto, Savino Curci, Antonio Alessio Di Pinto, Gauthier Roussilhe, Massimo Acanfora, Duccio Facchini, Andrea Siccardo, Marianna Usuelli, Stefano Zoja. Così riporta la descrizione.
Questo libro parla di ecologia in senso più esteso possibile del termine, anche quando l’ecologia diventa in qualche modo igiene, pulizia. Sempre digitale si intende, perché di questo tratta il libro.
Il digitale è stato, è e continuerà a essere una enorme forma di progresso e per molte cose un grande risparmio sotto molti punti di vista. Ma lo stiamo usando correttamente? Da un lato il risparmio di burocrazia, di documentazione cartacea, di spedizione di informazioni è senza dubbio un grande risparmio dal punto di vista di inquinamento locale e una grande sicurezza dal punto di vista di persistenza delle informazioni ma tutto questo non è davvero privo di costi naturali. Quanto costa in termini di Anidride Carbonica e di sfruttamento di risorse e di vite umane il mantenimento dell’infrastruttura necessaria al digitale? Quanto ha senso salvare miliardi di foto, video e post dei social in relazione a tale costo? Esistono modi per usare il positivo del digitale senza amplificarne le parti negative? Siamo davvero così obbligati a usare i prodotti delle grandi aziende informatiche come Google, Microsoft, Amazon, e Apple?
Esiste un modo più etico di utilizzare in maniera più Etica il digitale? Risparmiare risorse, inquinare meno, usarlo solo dove davvero è necessario?
Questo libro indaga e racconta moltissimi aspetti di questi argomenti. Dall’uso che possiamo fare dei social, ai social alternativi, a prodotti opensource facilmente utilizzabili nelle scuole e nelle istituzioni, al riuso e la riparazione di prodotti elettronici. Ci mostra come un mondo apparentemente asettico e pulito come il digitale possa essere inquinante e sporco e al contempo ci dà dei suggerimenti per non amplificarne i danni prodotti.
Un libro che dovrebbe essere letto da molti, soprattutto da quelli che possono educare le nuove generazioni o che possono prendere decisioni sull’uso collettivo di tecnologie nelle istituzioni. Un libro che dovrebbe essere letto anche da chi si prende la briga di dire la propria nelle urne elettorali. Perché è sempre dal basso che si parte per cambiare le cose.
Le nuotatrici
di Stefano Giolo 28 Dicembre 2022
Tendo a recensire molti libri, ma raramente recensisco un film. Non è un caso, non sono un grande cinefilo e sono pochi i film che mi colpiscono in un modo che mi spinga a parlarne su questa piattaforma, soprattutto tra i film recenti.
Non è tra questi Le Nuotatrici diretto da Sally El Hosaini e presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival del 2022.
Mi ha colpito perché racconta di una storia vera, quella di Yusra e Sara Mardini, due sorelle Siriane che allo scoppio della guerra nel loro paese hanno scelto di tentare di raggiungere l’Europa. La storia è raccontata anche nel libro “Butterfly”, di Yusra Mardini

Vederlo consapevoli che è una storia vera è un pugno nello stomaco, perché nonostante sia la storia di due ragazze, essenzialmente fortunate, mostra la difficoltà di un viaggio che migliaia di persone percorrono quotidianamente per tentare di sopravvivere a guerre, persecuzioni, clima. Quelle persone spesso muoiono affogate e dimenticate in mezzo al mare, o incastrate in qualche campo profughi, o morte di stenti camminando a piedi e che molti dei nostri politici e dei loro votanti si ostinano a respingere incuranti delle loro vite.
Mostra soprattutto un’altra cosa interessante: mostra perché non è necessario essere poveri per dover intraprendere quel viaggio. Perché Yusra e Sara non sono povere, non scappano per raggiungere un luogo dove vivere a sbafo degli europei, semplicemente non hanno altra soluzione se non fare quel viaggio nella speranza di salvare la propria famiglia o restare a rischiare di morire sotto le bombe.
Come sempre però è un film che insegnerà a chi già sa e che non verrà guardato da chi avrebbe bisogno di avere schiaffato in faccia un mondo in cui non crede, un mondo fatto di persone più sfortunate di noi che per puro caso sono nate in un paese con drammi che noi non possiamo neppure immaginare.
Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza.
di Stefano Giolo 23 Novembre 2022
Il danno scolastico di Paola Mastrocola e Luca Ricolfi non è un libro semplice da spiegare. Si articola sulla tesi che il tentativo, forse idealmente buono, di rendere la scuola accessibile a tutti attraverso semplificazioni e diritti abbia al contrario fatto in modo da amplificare le differenze tra chi già prima di queste riforme veniva privilegiato e chi veniva tagliato fuori dalla società.
Gli autori sono due, Paola Mastrocola che è stata un’insegnante e che racconta come è cambiata negli anni la scuola dal suo punto di vista e Luca Ricolfi, sociologo, che alle sensazioni e gli aneddoti di Paola Mastrocola aggiunge la statistica e una misurazione più tecnico-scientifica allo scopo di dimostrare la tesi di partenza.
L’ho trovato un libro disarmante, a tratti destabilizzante per quanta lucidità esprime. Seppure non abbia apprezzato a pieno tutte le parti scritte da Paola Mastrocola perché a volte un po’ semplicistiche e limitate, Luca Ricolfi ha costruito attorno alla tesi una struttura di informazione e di dati difficilmente controvertibili.
Se posso provare minimamente a riassumerne la tesi in maniera semplicistica direi che il meccanismo che si è cercato di creare per rendere a tutti possibile arrivare a un diploma superiore, o a una laurea, ha reso da un lato più facile arrivarci, dall’altro ha abbassato il livello medio di conoscenza, e quindi di cultura. Il risultato è stato quello di passare da vecchie generazioni in cui una piccola elite di ricchi usciva dalle scuole medie conoscendo il latino, la storia e la matematica, a nuove generazioni in cui molti arrivano alla laurea impreparati e in cui la stessa elite di ricchi può permettersi di prosperare grazie alla disponibilità economica.
Siamo così passati da una nazione con un altissimo analfabetismo reale a una nazione con un altissimo analfabetismo funzionale. Le persone sanno sì leggere e scrivere ma non comprendere a fondo testi complessi, e in questa situazione la probabilità che chi è figlio di una elite vada a mantenere la posizione in questa elite, mentre chi è figlio di emarginati continui a mantenere la posizione di emarginato è estremamente alta.
Credo sia un libro importante, da leggere e capire per poterci almeno riflettere. Credo contenga molte spiegazioni, molto più complesse di quanto potrei spiegare io, di come funzioni oggi la nostra nazione sotto diversi punti di vista.
La cultura, la scuola, l’istruzione in genere sono qualcosa su cui non si può perdere tempo e rimandare, non sono cose su cui si può risparmiare. Dovrebbero essere il principale interesse di una nazione e purtroppo ad oggi non è così.
Danzare nella tempesta
di Stefano Giolo 26 Ottobre 2022
La Pandemia ci ha costretti a cercare di capire alcuni concetti sul nostro corpo legati alla possibilità di prendere malattie, di rendersi immuni da malattie, o del perché qualcuno si ammali, qualcuno no, qualcuno abbia forme gravi di una malattia altri meno.
Che cos’è che entra in gioco in queste situazioni? Si tratta del nostro sistema immunitario. Ed è il nostro sistema immunitario che in caso di infezioni come quella del covid a proteggerci o ad ucciderci, non il virus stesso.
Non parla solo di questo “Danzare nella tempesta” di Antonella Viola. L’autrice, partendo dalla propria esperienza di vita ci porta a scoprire i suoi studi e infine le ricerche più innovative sull’Immunologia di oggi e del futuro.
Sapete che è proprio il nostro sistema immunitario a causare le reazioni che uccidono alcuni malati di Covid? Che è il sistema immunitario a causare alcune malattie e le allergie? Che in qualche modo è un certo tipo di igiene a causare l’aumento di allergie di oggi?
Nel libro si parla di questo, non tanto del Covid nello specifico, e di come un giorno potrebbe essere possibile curare i tumori facendo in modo che sia direttamente il nostro corpo a distruggerli.
E Antonella Viola riesce a farlo con una delicatezza, una semplicità e una leggerezza che non è da tutti.
Un tesoro al piano Terra.
di Stefano Giolo 5 Ottobre 2022
La geologia è spesso considerata una materia noiosa. Spaccare quattro sassi, guardare come sono fatti, magari leccarli per sentirne la presenza di sali o altre sostanze. Girare con un martelletto su per le montagne e batterlo qua e là.
Eppure, la geologia non è affatto questo. La geologia è tentare di prevedere i terremoti, è capire dove costruire un ponte o una centrale nucleare minimizzando i rischi, è saper cercare un giacimento prima di mettersi a scavare per niente, è capire perché lì c’è una montagna e là un lago, è rendersi conto che conosciamo più lo spazio interstellare di quanto conosciamo quello che contiene al suo interno il pianeta su cui viviamo.
Ma non è solo questo, è capire perché alcune zone della terra sono più ricche di risorse naturali e altre più povere, come sfruttare o non sfruttare tali risorse, perché alcuni popoli abbiano potuto arricchirsi alle spalle di altri.
La Geologia è un grande mondo sconosciuto ai più e Andrea Moccia ce lo racconta in maniera semplice e divertente, con qualche battuta napoletana e qualche riflessione profonda ci porta mano nella mano a scoprire quanto sia bella, importante e moderna la Geologia, e quanto sia strategica per il nostro futuro.
“Un tesoro al piano Terra. La geologia che non ti aspetti” di Andrea Moccia è tutto questo ed è di più, perché ogni capitolo si ricollega a un video di GeoPop (https://www.youtube.com/c/geopop), il canale di divulgazione che dirige su YouTube ormai diventato anche un sito completo: www.geopop.it dove con il suo gruppo si occupa di geologia, geopolitica, scienza del riciclo dei materiali, e scienza in genere.
Un ottimo libro per passare del tempo imparando qualcosa di importante.
Nascere nel corpo sbagliato
di Stefano Giolo 5 Settembre 2022
Com’è nascere nel corpo sbagliato? Com’è sentirsi qualcosa di completamente diverso da ciò che il tuo corpo rappresenta?
Perché è oggettivo che i nostri corpi dicano molto su di noi, su ciò che siamo, ed è oggettivo che in molti casi invece non ci rappresenti affatto. Al contrario talvolta rappresenta qualcosa di radicalmente diverso da ciò che sappiamo di essere.
“Un’Alice come un’altra”, di Alice T. parla esattamente di questo e lo racconta da dentro. Racconta un tratto della vita di questa ragazzina nata in un corpo che non la rappresenta, lo racconta in prima persona con la gioia e la sofferenza di una adolescente, con il giudizio della gente, la violenza dei propri coetanei e la difficoltà dei genitori nel gestire la situazione.
È un libro a tratti scanzonato e divertente e a tratti terribilmente drammatico che non lascia spazio a dubbi. Una fotografia indelebile di un punto di passaggio per lei ma anche per l’intera società ancora incapace di accogliere determinate differenze.
Alice è una ragazza, una signora anziana dice lei, nata in un corpo maschile. Con tutte le difficoltà che ne vengono. È un libro che dovrebbe dare forza ai ragazzini nella sua stessa situazione ma che dovrebbe soprattutto insegnare agli adulti quanto sia difficile affrontarla.
È in libro che parla di vita ma anche di morte, di suicidio. Una situazione così comune tra i giovani LGBTQ+ da meritarsi una pagina Wikipedia (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Suicidio_tra_i_giovani_LGBT) è causata principalmente dalla difficoltà dei genitori e della società di riconoscere la lor realtà.
Non è questione di teorie del gender o di lobby gay come vorrebbero derubricare queste situazioni alcune fazioni politiche e religiose, è questione di riconoscere che non tutti gli esseri umani possono, né soprattutto devono, riconoscersi in qualcosa che non sentono proprio. Nessuno spinge perché ci siano più omosessuali o più transessuali nel mondo ma perché ci sia una maggiore comprensione. Basterebbe la comprensione del fenomeno a far dare per scontati i diritti e i doveri e l’uguaglianza.
Ecco. Questo piccolo libro aiuta alla comprensione, e lo fa in una maniera quasi leggera, senza lunghi discorsi, senza appelli alle morali. Solo una ragazza che racconta di sé.
“La nostra vita è fatta da tutto ciò che non esisterebbe se non ci fossimo noi”

Sulla disobbedienza civile
di Stefano Giolo 5 Agosto 2022
La notizia è sulla bocca di tutti, non serve neppure raccontarla ma per i più pigri e i meno attenti si può riassumere così: Marco Cappato ha aiutato Elena, una signora che desiderava accedere all’eutanasia, ad andare in Svizzera dove l’eutanasia è legale. Fatto questo è andato dai carabinieri ad autodenunciarsi e ora rischia fino a 12 anni di carcere.
Non mi soffermerò sul discorso dell’eutanasia semplicemente perché trovo ovvio che ogni persona con una coscienza civile dovrebbe essere d’accordo sulla sua importanza. Quello su cui voglio soffermarmi, ancora una volta, è la Disobbedienza Civile, il gesto che definirei eroico di Marco Cappato. Non è la prima volta che parlo di Disobbedienza Civile (https://wp.me/pQMJM-1Cp), è un tema che mi è caro e nel tempo la comprensione di questo concetto sembra essere solamente peggiorata. E così ad ogni buona occasione mi piace ribadirlo.
La disobbedienza civile non risiede nell’atto di violare una legge che non ci piace. Non è postando su un social una foto senza mascherina, o passando con il semaforo rosso che si fa Disobbedienza Civile, non è neppure scendendo in piazza con altre decine o centinaia di anonimi che ti rendono anonimo e invisibile dandoti forza apparente che si fa Disobbedienza Civile. La Disobbedienza Civile non è l’atto in sé di violare una regola altrimenti saremmo una nazione di eroi, e non si può fregiarsi del concetto di Disobbedienza Civile solo perché non si ha voglia di seguire una regola.
Disobbedienza Civile è quello che viene dopo aver violato la regola. Disobbedienza Civile è andare dai carabinieri, consapevoli di rischiare anni di carcere, e auto denunciarsi per costringere le istituzioni, la magistratura, a interrogarsi su quella legge, o su quel vuoto legislativo. Disobbedienza Civile significa rischiare seriamente la propria incolumità e la propria libertà per tentare di scardinare qualcosa che non funziona, per tentare di cambiare le regole. Nella Disobbedienza Civile il perdere qualcosa, il rischiare qualcosa è insito nel concetto.
Altrimenti si tratta solo di vile protesta, di egocentrismo o di una scusa per giustificare la propria negligenza.
A tal proposito consiglio il libro, sempre di Marco Cappato, Credere disobbedire combattere (https://short.staipa.it/eenbl). Parla esattamente di questo, di Disobbedienza Civile e delle battaglie vinte o combattute attraverso di essa.

“La bambina che voleva diventare un sasso” Sio
di Stefano Giolo 2 Luglio 2022
È qualche tempo che ho comprato “La bambina che voleva diventare un sasso” di Sio. Il fumettista veronese ormai famoso per le proprie strisce non-sense ma con spesso un forte doppio-sense. Spesso con punte di sociale che sono la cosa che a mio avviso lo rendono grandioso.
È un libro piccolo, strano. La cosa che mi ha sempre fatto pensare di più è la macedonia fatta con mele rosse banane gialle e peperoni verdi.

Lo leggo a mia figlia quasi ogni giorno e mi capita di portarlo con noi quando andiamo da qualche parte.
Un bel giorno, quello in cui ho capito l’importanza di questo libro, un uomo molto molto arrabbiato è venuto da me con il libro dopo averlo raccolto dal nostro plaid perché a quanto pare sua figlia lo aveva letto e così lui ne era stato incuriosito e l’ha aperto sulla pagina dove sono rappresentati i genitori della bambina. Quella che voleva diventare un sasso.

Quel signore trovava così preoccupante questa pagina, perfino più della macedonia con i peperoni verdi, da sentirsi in obbligo di dirmi che questo libro avrebbe causato confusione a mia figlia e che non dovevo mostraeglielo.
Ho risposto che anche a me preoccupava un po’ la questione della macedonia con i peperoni ma infine ognuno è giusto che metta in quello che mangia un po’ quello che preferisce.
Il signore insisteva e non siamo riusciti a trovare un punto di incontro.
L’ho apprezzato però, perché so che quel signore non capirà mai cosa racconta quella bambina che vuole diventare un sasso, e non comprende che la colpa dell’incomunicabilità e della difficoltà di sognare di alcuni bambini è causata dai comportamenti come il suo.
L’ho apprezzato perché quel signore era proprio come la mamma e il papà della bambina che voleva diventare un sasso. Ma non come avrebbe pensato lui.
Missione alle origini dell’universo
di Stefano Giolo 8 Settembre 2021
Missione alle origini dell’universo è un romanzo per bambini scritto Stephen Hawking e sua figlia Lucy Hawking. Credo non ci sia grande bisogno di presentare chi sia Stephen Hawking, lo abbiamo visto mille volte in tv, sui social, citato e a volte presente in serie tv, ovunque. Probabilmente l’astrofisico più citato e conosciuto dell’ultimo secolo, forse più di Carl Sagan.
La storia inizia con due bambini e un maiale. Il problema è che il maiale non può più stare a casa da loro e devono trovare un luogo nell’universo dove questi possa vivere felice. Tra un colpo di scena e l’altro si troveranno a combattere contro un potentissimo gruppo di potere che controlla i complottisti del mondo per ottenere che la scienza non possa progredire attraverso la ricerca. Detto così sembra assurdo, ma è proprio questo il bello.
Un romanzo che parla di amore per la scienza, di bullismo, di ecologia, di amicizia, e di umanità. E tutto questo, essendo scritto anche da Stephen Hawking coglie i momenti giusti per dare nozioni di astrofisica, di come sono fatti i pianeti, di dove sia la terra nell’universo, arriva a fare perfino piccoli cenni sulla fisica atomica e sulle teorie della relatività.
Un libro che può essere letto a più livelli, fruendo solo della storia principale o gustandosi le foto astronomiche e gli approfondimenti cosmologici che fornisce.
Fantastico sia per ragazzini e ragazzine da dieci anni in su che per gli adulti.
Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali»
di Stefano Giolo 18 Agosto 2021
ALLERTA FAKE NEWS: Revisionismo storico.
Questo articolo è stato impostato con il testo barrato in quanto recensione di un libro di revisionismo storico, e per tanto pieno zeppo di Fake News. Ne parlo meglio qui: Il fantastico regno delle Due Sicilie (https://www.staipa.it/blog/?p=16872)
Il fatto che esistano dei pregiudizi tra il nord e il sud dell’Italia è innegabile. Non vale ovviamente per tutte le persone ma certamente per molte, alcune delle quali non hanno neppure modo di rendersene conto.I meridionali sono pigri? Dare soldi al sud equivale a darli alle associazioni a delinquere come Mafia, Ndrangeta, Sacra Corona Unita, Camorra? Al sud c’è pieno di ladri mentre al nord no? Al sud non sono capaci di fare impresa?
Forse le cose stanno diversamente e i motivi per cui questi pregiudizi sono nati e sono difficili da abbattere partono da eventi storici che non sono esattamente come ce li hanno raccontati.
Come sarebbe se Garibaldi e i suoi prima di scendere ad “unire l’Italia” avessero foraggiato e pagato quelli che poi sono diventati Mafia, Ndrangeta, Sacra Corona Unita, Camorra per alimentare dissidi locali? Come sarebbe se Garibaldi stesso dopo i fasti dei mille si fosse reso conto di aver fatto gravi danni e si fosse pentito? Sarebbe possibile per una nazione ormai unita raccontare ai propri cittadini di essere nata attraverso bagni di sangue, milioni di morti, campi di concentramento e distruzione o sarebbe sempre e comunque più semplice indorare la pillola con racconti di azioni eroiche e di pochi terribili briganti abbattuti?
Eppure, i documenti che raccontano una storia diversa da quella che ci è stata insegnata a scuola esistono, sono alla portata di tutti. Pino Aprile in “Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali»” ci racconta di questo, documentando, citando molti altri saggi sullo stesso argomento, spiegando le ricerche effettuate e sfatando miti.
Perché il borbonico Regno delle due Sicilie, che all’epoca vantava in Napoli la città più industrializzata e grande dopo Londra e Parigi, la più grande diffusione di linee ferroviarie e una delle prime economie d’Europa si è trovato ad essere fanalino di coda dell’Italia unita, con linee ferroviarie disastrate e limitate, poche autostrade e pessimi servizi? Perché ha perso la spinta innovatrice che aveva prima dell’unità e ora, per certi personaggi, è considerato una palla al piede alla crescita del Nord?
Perché nessuno ricorda che quando la grande e ricca Lombardia era sotto il dominio austriaco si trovava nella stessa identica situazione del sud Italia oggi rispetto al nord e gli austriaci pensavano dei lombardi lo stesso che i lombardi pensano dei «meridionali»?
I motivi ci sono, sono molti, ma non sono quelli che ci raccontano alcuni politici. I motivi sono molto più profondi e seri, e solo con la consapevolezza questa situazione può essere cambiata.
Sei donne che hanno cambiato il mondo
di Stefano Giolo 28 Luglio 2021
Gli scienziati famosi sono soprattutto uomini.
Galileo Galilei, Isaac Newton, Albert Einstein, Enrico Fermi, Luis Pasteur, Charles Darwin… perché non ci sono donne che hanno contribuito altrettanto alla scienza?
Gabriella Greyson, fisica e divulgatrice scientifica, in Sei donne che hanno cambiato il mondo ci racconta di questo, sfatando il pregiudizio che le donne non siano adatte a questi ruoli e spiegandoci attraverso la vita di sei scienziate, dei loro successi e delle discriminazioni che hanno vissuto i modi in cui nonostante abbiano contribuito a cambiare il mondo per i più siano state dimenticate. Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Marić (1875-1948), sono le donne di cui viene tracciata la storia completa ma sono molte altre quelle che vengono citate, da Ipazia, a Fabiola Giannotti (1960-) attuale responsabile del CERN, Barbara Mc Clintock (1902–1992), Wu Chien Shiung(1912 – 1997), Vera Rubin (1928 – 2016), Jocelyn Bell (1943-), Lisa Randal (1962-) a Samantha Cristoforetti (1977-).
Un percorso utile alle donne per capire che possono arrivare ovunque con la loro forza, ma soprattutto per gli uomini perché possano comprendere che non basta una metà dell’umanità per rivoluzionare il mondo. Perfino Einstein senza Mileva Marić forse non sarebbe stato altrettanto in grado di raggiungere o propri obbiettivi.
Ipazia. La vera storia.
di Stefano Giolo 7 Luglio 2021
Ho chiamato mia figlia Ipazia. Ormai immagino sia noto per chi mi conosce o mi segue, o forse no.
Ma chi è Ipazia? Cosa evoca questo nome? Sicuramente la forza di una donna che nel 400 CE poteva permettersi di insegnare la scienza agli uomini e di gestire uno dei più grandi musei biblioteca del mondo ad Alessandria d’Egitto. Una donna che ha combattuto per ideali di libertà e di conoscenza contro chi invece preferiva che la conoscenza non proliferasse. Sicuramente un esempio rimasto nella storia e cantato da poeti, scrittori e filosofi. Filosofa, scienziata, o strega viene considerata martire per la scienza. Ognuno ha provato a portare la storia di questa donna verso la propria posizione. Scienziati, religiosi, cattolici e protestanti, ognuno ha raccontato di lei una storia diversa usando i propri pregiudizi, i propri interessi. Ma cosa sappiamo davvero di lei?
Silvia Ronchey ce lo racconta in Ipazia. La vera storia analizzando tutte le fonti che abbiamo disponibili. Chi ha scritto di lei tra i suoi allievi, chi ha scritto tra i suoi detrattori, chi parla di chi ha organizzato la sua morte.
Questo saggio è un percorso tra tutte le fonti e ci dà un’idea di chi fosse Ipazia ma soprattutto di chi non fosse.
Viaggio nel mondo del paranormale: Indagine critica sulla parapsicologia
di Stefano Giolo 16 Giugno 2021
Sono ormai quarant’anni che questo libro è uscito, all’epoca fece molto scalpore, assieme alle trasmissioni sulla parapsicologia effettuate da Piero Angela.
Viaggio nel mondo del paranormale: Indagine critica sulla parapsicologia, che è uscito da poco nella versione riveduta e corretta è un viaggio con il metodo scientifico su praticamente tutto quanto rientra nella caterogria della parapsicologia, telepatia, chiaroveggenza, precognizione, psicoci nesi, fotografia Kirlian, poltergeist, comunicazione con le piante, agopuntura, yogi e fakiri, guaritori, rabdomanti, chirurgia psichica, sedute spiritiche, fotografia del pensiero, astrologia, sogni premonitori, sensazioni di deja-vu, profezie, medium e sensitivi celebri.
Come più volte viene ripetuto nel libro questo non è un libro per chi vuole credere, ma un libro per chi vuole capire, e così Piero Angela attraverso interviste a ricercatori di parapsicologia, scienziati, illusionisti di professione ci porta per mano nell’analisi di questi fenomeni. Lo scopo non è quello di confutarli quanto quello di darci dei metodi per non farci ingannare e imparare a riconoscere determinati rischi e bias cognitivi che a volte potrebbero ingannarci.
Fornisce materiale prezioso a tutti coloro che si interessano o che si sono interessati ai fenomeni paranormali e che provano il desiderio di documentarsi seriamente sulle ricerche in corso nel mondo, senza abbandonarsi alla semplice suggestione del magico.
Per me riscoprire questi argomenti è stato un po’ tornare bambino. Erano stati documentari come questi del buon Piero Angela ad affascinarmi fin da piccolo e a darmi la curiosità e il desiderio di conoscere che ancora mi porto dentro e il metodo espressivo che tutti conosciamo, chiaro, conciso ed elegante si trova tra queste pagine tanto che sembra di sentire la sua voce a raccontare i fatti.
Cosa pensano i pesci. Percezione, coscienza, consapevolezza
di Stefano Giolo 26 Maggio 2021
Tra le mie passioni, come in molti sanno, c’è la subacquea. La vita al di sotto dell’acqua per me ha un fascino che non ha nulla da invidiare a quella sulla terra. Qualche tempo fa avevo parlato di Altre menti di Peter Godfrey-Smith (https://wp.me/pQMJM-27p), un libro che parla dei Polpi e dei cefalopodi in generale e della loro intelligenza.
Tutti noi abbiamo la tendenza a considerare i pesci, e in generale gli animali che vivono sott’acqua in maniera molto meno empatica di quelli che vivono sulla terra. Se è facile credere che una mucca o un bradipo provino dolore fisico ed emozioni è più difficile pensarlo di un pesce. Un po’ per l’assenza di espressioni facciali, un po’ per la nostra incapacità di sentirne i segnali analoghi ai versi degli animali terrestri. Diciamo muto come un pesce e siamo convinti che cuocere le aragoste vive non provochi alcun dolore all’animale. Diciamo hai la memoria di un pesce rosso, pensando che non siano in grado di ricordare cose.
Cosa pensano i pesci. Percezione, coscienza, consapevolezza di Jonathan Balcombe ci porta invece mano nella mano a conoscere la vita reale dei pesci attraverso gli studi degli ultimi anni. Ci porta a scoprire che i pesci, come gli altri animali, sono in grado di ricordare cose per anni, sono in grado di riconoscere uno specifico umano che li osservi da sopra la superficie dell’acqua, provano dolore ed emozioni, hanno arzigogolate strategie di cooperazione anche tra specie diverse, alcuni di essi sembrano perfino avere un gusto estetico e cerchino di fare opere più belle dei propri simili per conquistare le proprie compagne.
Balcombe riesce capovolge tutte le nostre convinzioni sui pesci, dimostrandoci come non siano creature passive e prive di sentimenti, delle specie di robot senza coscienza.
Ci insegna che esistono più di 30.000 specie diverse di pesci, ognuna con le proprie caratteristiche, la propria individualità e la propria bellezza e lo fa raccontandoci aneddoti, spiegandoci ricerche, affascinandoci con racconti. Infine, ci parla delle statistiche della pesca da parte degli umani e del nostro inquinamento.
Ci insegna che, dopo tutto, non sono solo gli animali terrestri a meritarsi la nostra attenzione e le nostre preoccupazioni: ci sono 30.000 specie, laggiù che ignoriamo e distruggiamo senza neppure pensarci.
Viaggiare nello spaziotempo
di Stefano Giolo 5 Maggio 2021
Tutti abbiamo sentito parlare di Intestellar, il film di Christopher Nolan, e tutti abbiamo sentito parlare (anche se in molti se ne sono già dimenticati) dell’incredibile scoperta delle Onde Gravitazionali annunciata nel 2016. Non molti invece sanno che ad accumunarli c’è una persona: Kip Thorne.
Kip Thorne è uno dei più brillanti astrofisici del nostro secolo, premio Nobel per la fisica, insieme a Rainer Weiss e Barry Barish appunto grazie alla rilevazione delle prime Onde Gravitazionali. La cosa che non molti sanno è che anche Interstellar è una sua idea e creazione.
In “Viaggiare nello spaziotempo. La scienza di interstellar” Kip Thorne ci guida mano nella mano nella storia della creazione di questo film, gestazione durata più di dieci anni fino all’entrata nel progetto prima di Jonathan Nolan e poi del fratello Christopher. Ci racconta come da anni il suo desiderio fosse di realizzare un film di fantascienza scientificamente attendibile, spingendolo oltre le conoscenze estreme della fisica approdando alle congetture più probabili.
In questo libro ci viene spiegato in maniera sorprendentemente semplice la fisica che sta dietro al film. Dal funzionamento di un Wormhole, a quella di un buco nero, dalle fionde gravitazionali alla piaga che all’inizio della storia sta distruggendo l’umanità, dalla teoria dello spazio-tempo di Einstein alla possibilità dei viaggi nel tempo, dall’ipotesi di un universo multidimensionale alla percezione che possa averne un essere umano. Ci rende il film, già magnifico di per sé, ancora migliore, ancora più incredibile proprio perché aderente in molti punti al vero.
Niente però, come le parole di Thorn stesso possono spiegare meglio il libro:
Ogni volta che guardo Interstellar, e rileggo questo libro, resto stupito di fronte all’enorme varietà di temi scientifici – e alla loro ricca bellezza – da essi affrontati.
La cosa che più mi colpisce è il messaggio ottimistico che sta alla base del film: viviamo in un universo governato da leggi fisiche che noi uomini siamo in grado di scoprire, decifrare, imparare in profondità e usare per controllare il nostro destino. Anche senza l’aiuto degli esseri del bulk, siamo in grado di affrontare quasi ogni catastrofe che l’universo può scatenarci contro, così come quelle provocate da noi stessi (dal cambiamento climatico ai disastri biologici e nucleari).Per far questo, per controllare il nostro destino, è però necessario che una larga parte della popolazione comprenda e apprezzi la scienza. Il suo modo di operare. Ciò che ci insegna in merito all’universo, alla Terra e alla vita.
I risultati che può raggiungere. Quali sono i suoi limiti dovuti alle inadeguatezze della conoscenza o della tecnologia. In che modo questi limiti possono essere superati. Come possiamo passare dalle semplici congetture alle ipotesi fondate e quindi alla verità. Quanto siano rare -ma molto importanti- le rivoluzioni in cui la nostra percezione della verità viene a cambiare.
Spero che il mio libro possa contribuire alla comprensione di tutto questo.
Mussolini ha fatto anche cose buone
di Stefano Giolo 26 Febbraio 2021
“Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo” è un libro di Francesco Filippi. Un libro che vorrei stesse sulla scrivania di parecchie persone che conosco, ma che spero possa finire almeno su quelle delle altre.
Quante volte ci si sente raccontare le solite cose, la bonifica delle paludi, le pensioni, l’assistenza sanitaria, l’educazione fisica, il welfare, la cassa integrazione, i treni in orario, le grandi strade, le tasse basse, l’assenza di corruzione…
Il libro si apre con una delle affermazioni più famose di Joseph Goebbels, che fu il ministro della propaganda nazista
Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità
Joseph Goebbels
e prende in esame moltissime delle affermazioni tipiche sul fascismo spiegando punto per punto quali sono le cose che sono realmente realizzate dal duce, quali sono quelle di cui ha acquisito i meriti e quali gli sono state attribuite erroneamente. Fa una disamina dettagliata di quando le varie iniziative sono state fatte e da chi con dati verificabili e chicche interessanti di storia del nostro paese.
Potrebbe sembrare di parte, e in effetti lo è, ma ogni affermazione viene esposta dando “a Cesare quel che è di Cesare” senza troppa retorica e con molti dati. Andrebbe letto da tutti perché racconta una parte di storia di cui, forse per pudicizia nazionale, si fa ancora fatica a parlare approfonditamente senza trovarsi incastrati in uno schieramento politico e nel tifo da stadio.
Dovrebbero leggerlo i detrattori di Mussolini ma anche i suoi fan accaniti per poter smentire o confermare le proprie opinioni con un libro che, pur se di storia, risulta facile da leggere. Troppo semplice conoscere la storia usando gli slogan che abbiamo sentito o letto, non è ripetendo mille volte che Mussolini ha creato le pensioni che Mussolini avrà creato le pensioni. Tuttavia, può essere interessante sapere per esempio che sebbene abbia fondato l’INFPS -Istituto Nazionale Fascista Della Previdenza Sociale-, l’attuale INPS, le pensioni sono nate nel 1895 durante il Governo Crispi quando Mussolini aveva dodici anni, e nel 1919 sono state imposte come obbligatorie a tutte le aziende durante il governo Orlando.
Imparare come e perché certe affermazioni si sono radicate nell’immaginario, capire cosa realmente è accaduto e cosa no, è importante anche solo per poter essere intellettualmente onesti con sé stessi quando si vuole sostenere un’opinione. Qualunque essa sia.
In un periodo in cui certe idee pericolose tornano a farsi strada anche nella politica spicciola di aspiranti governanti è fondamentale anche per capire quando ci stanno prendendo in giro.
La retorica dovrebbe essere sempre supportata dalla conoscenza storica, altrimenti il rischio è di raccontare baggianate o crederci.
Se sei a favore del Duce non proseguire con questo articolo.
Se sei interessato, e se ti senti Antifascista, al momento in tutti i comuni italiani è in corso una raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare “Norme contro la propaganda e diffusione di messaggi inneggianti a fascismo e nazismo e la vendita e produzione di oggetti con simboli fascisti e nazisti”
Maggiori informazioni sul sito anagrafe Nazionale Antifascista (anagrafeantifascista.it) o sull’articolo di repubblica Stop alla propaganda fascista: Parma si mobilita per la legge di iniziativa popolare (https://tinyurl.com/w4mxkrgw), o su un qualsiasi motore di ricerca (https://bfy.tw/QLYw) o sul sito del proprio comune, obbligato a esporre tale informazione come per ogni altra raccolta di firme per Legge Di Iniziativa Popolare. La raccolta durerà fino al 31 marzo 2021.
Altre menti
di Stefano Giolo 17 Febbraio 2021
Uno dei libri che mi ha più emozionato e interessato negli ultimi anni. Non si tratta di un romanzo di avventura, o di un incredibile racconto di Stephen King ma di un saggio di Biologia.
Altre Menti di Peter Godfrey-Smith racconta di intelligenza. Ci aiuta a capire attraverso quella dei Polpi e dei cefalopodi in genere come interpretare l’intelligenza e come possano esserci forme di intelligenza aliene alla nostra ma non per questo meno affascinanti.
Lo sapete che un polpo può essere in grado di trovare il modo di spegnere una lampadina fastidiosa? Di punire un umano che gli sta antipatico? Che parte del loro cervello è negli arti?
In questo saggio l’autore tratta anche di evoluzione, di come l’intelligenza dei vertebrati e quella dei cefalopodi si sia sviluppata su rami evoluzionistici completamente distinti, non una figlia dell’altra ma due distinte formazioni. Questa spiegazione ci aiuta a immaginare come potrebbe essere un’intelligenza completamente aliena e nata altrove, magari su un altro pianeta.
Insomma, in qualche modo è probabile che il contatto con i polpi sia l’esperienza più vicina all’incontro con un alieno intelligente che possiamo vivere.
Godfrey-Smith parla anche di un ultimo punto: nel momento in cui siamo costretti ad attribuire un’attività mentale e di coscienza ad animali completamente lontani e diversi da noi anche dal punto di vista evoluzionistico, siamo costretti ad ammettere anche che quello che noi consideriamo intelligenza e coscienza negli esseri umani non è così certo come abbiamo sempre creduto.
Armi, acciaio e malattie
di Stefano Giolo 3 Febbraio 2021
Durante una discussione sull’immigrazione e sulle cause che hanno portato l’Europa a essere una zona ricca del mondo a discapito di altre zone meno ricche un amico mi ha consigliato di leggere questo libro: Armi Acciaio e Malattie, Breve storia degli ultimi tredicimila anni di Jared Diamond.
Nella stesura del libro l’autore parte da una domanda che gli fece Yali, un abitante della Nuova Guinea. La domanda era “Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?“. Nel linguaggio di Yali il Cargo, è l’insieme delle tecnologie. Cosa di cui i guineani erano privi prima dell’arrivo dei coloni. Nel saggio l’autore cerca di rispondere a questa domanda e di spiegare perché gli europei siano partiti alla conquista degli altri popoli e siano riusciti nel loro intento e non sia avvenuto invece il contrario. Si spinge a riflettere su come mai un popolo come quello nativo americano, ricco di grandi guerrieri sia stato sconfitto dall’invasione di un popolo che aveva come grande vantaggio l’agricoltura. O perché un impero fiorente e unitario come quello medievale cinese sia finito per essere in un ruolo secondario rispetto a quello spezzettato in decine di nazioni proveniente dall’Europa.
Il saggio parte da una osservazione in particolare, l’autore osserva come i guineani nativi avessero pressoché tutti l’abilità di trovare tracce, riconoscere centinaia di piante ognuna per i propri effetti curativi, velenosi, nutritivi, conoscessero i comportamenti degli animali e cose che un cosiddetto uomo civile non avrebbe lontanamente modo di conoscere neppure dopo anni di studi universitari in biologia e zoologia, eppure non siano stati in grado di arrivare agli stessi risultati tecnologici.
Dipende da un’intelligenza biologicamente impressa nel DNA, dal caso o da fattori esterni non legati alla biologia dell’evoluzione umana?
L’uomo bianco è stato il grande vincitore perché implicitamente più intelligente o aggressivo o il fattore vincente è stato qualcos’altro? E cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
Ho trovato questo saggio emozionante e divertente. Decisamente illuminante sulle cause che hanno permesso a dei popoli di prevalere e che hanno fatto soccombere la maggioranza. Ci insegna a capire quanto siamo fortunati e quanto in fondo abbiamo in comune con chi lo è stato meno di noi.
Un libro che andrebbe letto per moltissimi motivi ma essenzialmente per capire meglio il mondo e i suoi equilibri.
Un libro che andrebbe consigliato a scuola.
Stelle Minori – Mattia Signorini
di Stefano Giolo 8 Agosto 2019
Lo aspettavamo da un po’ un nuovo libro di Mattia Signorini. Rimasto per qualche tempo Lontano da ogni cosa finalmente la sinfonia del tempo anche se non breve, lo ha portato ora a pubblicare dopo tante fragile attese il nuovo romanzo Stelle Minori. Un piacere tornare a leggerlo, come ritrovare la voce di un vecchio amico che dopo anni viene a raccontarti i fatti dell’ultimo periodo.
Il romanzo esce con Feltrinelli, ed è un piacere scoprire che in questo Mattia sia riuscito a realizzare un sogno: la casa editrice con cui ha mosso i primi passi da accanito lettore, di cui racconta di aver mangiato i libri sui treni nei viaggi verso l’università di Padova è ora la casa editrice per cui pubblica e forse qualcun’altro seguirà le sue orme sugli stessi treni leggendo i suoi libri.
Il romanzo si svolge proprio in questo stesso ambiente: uno spaccato di vita universitaria di Padova si trasforma lentamente in un mistero sulla morte di un professore amato e stimato dai propri studenti. Un viaggio nell’eterno essere secondi a qualcuno e la ricerca di uscire dalla condizione di essere una stella minore, oscurata da una stella più grande. Ma cosa succede quando è questa stella a scomparire? Cosa succede a tutte le stelle minori che la stavano attorniando, che si nutrivano della sua luce e al contempo ne erano nascoste?
I due protagonisti si sono conosciuti attraverso il professor Nicola Sceriman a sua volta in qualche modo una stella decaduta dopo aver deciso di allontanarsi dal successo e dalla fama che il suo primo e unico romanzo gli ha portato. Grazie al professore i due protagonisti si sono trovati a costruire qualcosa che poteva essere più grande di loro, ma è proprio a causa della morte dello stesso che per nove anni si troveranno ad allontanarsi e perdersi di vista.
Il romanzo inizia con il loro nuovo incontro ad una cerimonia di commemorazione per Sceriman e da quella occasione si dipanerà un percorso che porterà a scoprire il vero segreto della morte del professore. Quello che ha diviso i due protagonisti li costringerà infine a riunirsi e a scegliere un destino che per molti lettori risulterà inaspettato fino all’ultimo.
Avvincente dall’inizio alla fine, emozionante, pieno di domande questo romanzo è un piccolo gioiello per il quale è valso la pena attendere.
Harry Potter e il fascismo dilagante
di Stefano Giolo 10 Ottobre 2018
Il primo libro di Harry Potter è uscito quando io ero grandino, nel 1998 (anno dell’uscita italiana) avevo sedici anni anni e troppa saccenza per leggere un libro per bambini. Molti della mia generazione e di quella che sta iniziando ora a votare, a partecipare alla vita politica e a fare la differenza nel mondo invece sono cresciuti con lui, da parte mia invece avevo giurato che non li avrei mai letti. Quest’anno tuttavia, una volta uscita la versione in audiolibro (https://goo.gl/62ZyA5 ) il mio voto è venuto meno e così ho appena terminato di ascoltarne l’ultimo capitolo.
Devo ammettere che se da un lato mi spiace non aver vissuto da bambino l’emozione una saga con un personaggio della mia età o quasi, non mi spiace affatto averne letto l’ultima parte da adulto. Alla fine sono comunque cresciuto con Tom Sawyer, Huckleberry Finn, i Goonnies e quello che c’era qualche anno prima ma la cosa che mancava a gran parte di questi era appunto la visione adulta del mondo. Il parallelo con una realtà che il bambino-ragazzo si troverà ad affrontare una volta fuori dal libro, fuori da lì.
In tutto questo, nel mondo odierno, nel mondo che ora è nelle mani di quei bambini che sono cresciuti con Potter, la cosa che mi ha fatto di più alzare i peli sulla nuca è stata la catastrofica visione politica e la forza con cui l’unione di tanti possa opporvisi. Come il leader scelto dal popolo e dalle contingenze finisca per vincere non elevandosi ma umiliandosi, lasciando spazio agli altri. Neville, un personaggio secondario, uccide Nagini e senza questo il mondo sarebbe stato conquistato da Voldemort. Senza questo Harry Potter avrebbe fallito, avrebbe finito per morire come aveva scelto di fare e la sua morte sarebbe stata comunque inutile. Forse sì, c’è qualcuno destinato a cambiare il mondo, ma non potrà mai farlo da solo e non potrà mai farlo imponendosi come leader e incensandosi.
C’è una parte in particolare che leggendo mi è rimasta terribilmente impressa, più di una Azkaban che con la sua scritta “Per il bene superiore” ricorda una Auschwitz con il suo “Il lavoro rende liberi”, più dei continui richiami al razzismo e alla discriminazione inutile del diverso che sia mezzosangue, elfo domestico o goblin, della lotta per una razza pura, più l’ammiccamento sul fatto che Silente abbia sconfitto Grindelwald nel 1945. Si tratta di una parte del capitolo 13: La commissione per il censimento dei Nati Babbani (The Muggle-Born Registration Commission)
«Quindi i Mangiamorte si sono impadroniti anche della Gazzetta del Profeta?» chiese Hermione, rabbiosa.
Lupin annuì.
«Ma la gente sa cosa sta succedendo, vero?»
«Il colpo di mano è stato abile ed è passato praticamente inosservato» rispose Lupin. «La versione ufficiale dell’assassinio di Scrimgeour è che ha dato le dimissioni; è stato sostituito da Pius O’Tusoe, che è sotto la Maledizione Imperius».
«Perché Voldemort non si è proclamato Ministro della Magia?» chiese Ron.
Lupin rise.
«Non ne ha bisogno, Ron. È lui il Ministro a tutti gli effetti, ma perché dovrebbe stare dietro una scrivania? Il suo burattino, O’Tusoe, si occupa delle faccende quotidiane, lasciandolo libero di estendere il suo potere ben oltre.
«Naturalmente molti hanno capito cosa è successo: la politica del Ministero è cambiata troppo bruscamente negli ultimi giorni e si mormora che dietro ci dev’essere Voldemort. Ma è questo il punto: si mormora. Nessuno lo dice apertamente, nessuno si fida di nessuno; hanno paura di dire le cose come stanno, perché se i loro sospetti fossero fondati le loro famiglie sarebbero prese di mira. Sì, Voldemort sta giocando in modo molto astuto. Se fosse uscito allo scoperto avrebbe provocato un’aperta ribellione: restando nell’ombra ha creato confusione, incertezza e paura».
«E in questo brusco cambiamento nella politica del Ministero» domandò Harry «è compreso il fatto di mettere in guardia il mondo magico da me invece che da Voldemort?»
«Ne fa certamente parte» rispose Lupin, «ed è una mossa da maestro. Dopo la morte di Silente, tu – il Ragazzo Che È Sopravvissuto – eri destinato a diventare il simbolo e il punto di raccolta di ogni forma di resistenza a Voldemort. Ma insinuando che sei coinvolto nella morte dell’eroe, Voldemort non solo ha posto una taglia sulla tua testa, ma ha anche seminato dubbio e timore tra i molti che ti avrebbero difeso.
«Nel frattempo, il Ministero ha cominciato a muoversi contro i Babbani per nascita».
Lupin indicò La Gazzetta del Profeta.
«Vai a pagina due».
Hermione voltò la pagina con la stessa espressione disgustata che ostentava nel maneggiare Segreti dell’Arte Più Oscura.
«’Censimento dei Nati Babbani’» lesse ad alta voce. «’Il Ministero della Magia ha avviato un’inchiesta sui cosiddetti “Nati Babbani”, per meglio comprendere come siano entrati in possesso di segreti magici.
«’Le ultime ricerche condotte dall’Ufficio Misteri hanno rivelato che la magia può essere trasmessa da mago a mago solo per via riproduttiva. Là dove non sussistono dimostrate ascendenze magiche, dunque, è probabile che il cosiddetto Nato Babbano si sia procurato il potere magico con il furto o con la forza.
«’Il Ministero, al fine di snidare questi usurpatori del potere magico, ha diramato l’invito a tutti i cosiddetti Nati Babbani a presentarsi per un interrogatorio davanti alla neonata Commissione per il Censimento dei Nati Babbani’».
«Non glielo permetteranno» commentò Ron.
«Sta già succedendo, Ron» ribatté Lupin. «In questo stesso momento sono in atto retate contro i Nati Babbani».
«Ma come è possibile che abbiano ‘rubato’ la magia?» domandò Ron. «È folle, se si potesse rubare la magia non esisterebbero i Maghinò!»
«Lo so» rispose Lupin. «Ma a meno che tu non possa dimostrare di avere almeno un mago tra i parenti stretti, oggi si sostiene che tu abbia ottenuto il tuo potere magico illegalmente e che tu debba essere punito per questo».[…]
«Che piani ha Voldemort per Hogwarts?» chiese a Lupin.
-Harry Potter e i doni della morte- J. K. Rowling
«Frequenza obbligatoria per tutti i giovani maghi e streghe» rispose Lupin. «L’annuncio è di ieri. È una novità, perché non è mai stata obbligatoria. Naturalmente quasi tutti i maghi e le streghe della Gran Bretagna hanno studiato a Hogwarts, ma i loro genitori potevano scegliere di istruirli a casa o all’estero. Così Voldemort avrà l’intera popolazione magica sotto controllo fin dalla giovane età. Ed è anche un altro modo per estirpare i Nati Babbani, perché tutti gli studenti dovranno avere lo Stato di Sangue – cioè dovranno aver dimostrato al Ministero la loro ascendenza magica – prima di essere ammessi».
Mi chiedo quanti di quei bambini, o ragazzi che sono cresciuti leggendo queste parole leggendo questa saga oggi riescano a rivivere le emozioni della prima volta, quando lottavano accanto ad Harry identificandosi in lui o in Hermione che magari lottava con il C.R.E.P.A per i diritti dell’Elfo Domestico, o in Ron o in qualunque personaggio buono. Quanti ricordino come si sentivano piccoli novelli liberatori dei diritti dei deboli e oggi invece si ritrovino tra le fila di partiti che portano idee razziste, di privazione dei diritti. Partiti alcuni dei quali si ispirano davvero alla parte di storia che sicuramente la Rowling ha voluto citare come monito, come piano educativo.
E quella che sto facendo non è di certo una strumentalizzazione perché lo sarebbe allo stesso modo quello dell’autrice:
Ho voluto che Harry lasciasse il nostro mondo e trovasse gli stessi problemi di questo nel mondo magico. Quindi voi trovate l’intenzione di imporre una gerarchia, trovate il fanatismo, e questo concetto di purezza razziale, che è un grande errore ma è presente in ogni parte del mondo. Alle persone piace pensare di essere superiori, e il loro orgoglio al riguardo non può fare altro che aumentare la percezione di purezza. Si segue una strada parallela [al nazismo]. Ma non solo a questo. Si può notare che all’interno del Ministero della Magia, anche prima che fosse ripreso, ci siano dei paralleli a regimi che tutti noi conosciamo e amiamo.
Versione originale:
J. K. Rowling – fonte: https://goo.gl/kd48AG
I wanted Harry to leave our world and find exactly the same problems in the wizarding world. So you have the intent to impose a hierarchy, you have bigotry, and this notion of purity, which is this great fallacy, but it crops up all over the world. People like to think themselves superior and that if they can pride themselves in nothing else they can pride themselves on perceived purity. So yeah that follows a parallel [to Nazism]. It wasn’t really exclusively that. I think you can see in the Ministry even before it’s taken over, there are parallels to regimes we all know and love.
Trovo che Harry Potter dovrebbe essere letto, studiato, conosciuto da ogni ragazzo. Trovo che Harry Potter andrebbe discusso con gli adulti e che gli adulti dovrebbero rileggerlo come lo leggerebbe un adolescente per imparare il piccolo dal mondo del grande e il grande dal mondo del piccolo anche che la violenza, la privazione dei diritti, la discriminazione sono storie già viste e riviste, che difficilmente ce ne libereremo mai ma che finché non inizieremo con forza a lottarci contro senza protagonismi e senza pendere dalle labbra di un qualche leader solo in cerca di potere non vivremo mai in un mondo equo.
Abbiamo bisogno di più Albus Silente che nonostante la possibilità di farlo rinunciano al potere che potrebbe corromperli per spingere qualcuno di migliore a cambiare il mondo, di più Severus Piton che possano con il loro coraggio perdere sé stessi per riscattarsi dai propri errori, più zii come Sirius Black disposti ad ammettere i propri errori ed essere comunque di esempio, più Harry Potter in grado di crescere, imparare, diventare umili e lottare nonostante il terrore o la certezza di finire male, più Hermione Granger e Ron Weasley disposti a lottare fidandosi di un amico e senza cercare nulla in cambio, più Dobby grati di ciò che hanno avuto e disposti a lottare contro tutto non perché sia dovuto ma perché profondamente voluto.
(Fonte immagine in evidenza: https://goo.gl/6MwrLK )
La prima ora del giorno – Anna Martellato
di Stefano Giolo 6 Maggio 2018
L’ho letto da un po’ La prima ora del giorno di Anna Martellato, per settimane ho pensato di non poter essere obbiettivo nello scriverne, vuoi perché ne conosco l’autrice, vuoi perché ne conosco dei retroscena che me lo fanno vivere diversamente da un normale lettore, vuoi perché un po’ -devo ammetterlo- ne invidio la genesi.
In questi giorni ne è stata decisa la stampa della seconda edizione e l’ho visto nuovamente presentare a Rovigo Racconta, tra l’altro con delle acute osservazioni di Saveria Chemotti. Non credo potrei aggiungere nulla a quelle affermazioni ma in qualche modo sono state un ulteriore apertura, uno scorcio attraverso il romanzo da un punto di vista privilegiato in modo diverso dal mio.
Se mi chiedo di che cosa parli il romanzo non saprei dare una risposta precisa, non raccontandone la trama. I temi che emergono attraverso il percorso di vita di una giovane ragazza e di sua nonna, tra l’oggi moderno e ritmato e i tempi della seconda guerra mondiale sono soprattutto legati all’eredità morale. Non si tratta ne di una vera e propria eredità storica, che pure si percepisce, ne tanto meno di una eredità materiale. Il romanzo risulta essere un parallelo tra due vite che all’apparenza sono radicalmente diverse e quasi incompatibili ma che si mostrano infine essere due declinazioni di ciò che è la donna in qualsiasi tempo o luogo.
Un percorso tra le fragilità di una ragazza che fa di tutto per apparire forte al mondo e la consapevolezza di una anziana che, alla fine della propria vita, ha vissuto tutto quello che è l’essere fragile e l’essere forte, che ha imparato come la felicità non sia nel rincorrere ideali imposti dalla società del proprio tempo, come la felicità non sia cambiata da prima della seconda guerra mondiale ad oggi.
Le due donne in un dialogo che ci racconta le frivolezze odierne e i drammatici eventi del 43-45 si confrontano sul crescere, sull’affrontare la vita e soprattutto sull’essere madre disegnando un quadro perfetto che come un puzzle arriva a rendere ogni tassello unico e fondamentale.
In questo quadro vengono presentati anche i fatti storici, poco studiati e ricordati che durante la seconda guerra mondiale hanno messo l’isola di Rodi al centro dello scacchiere e delle lotte di potere per la conquista dell’egeo e gli scontri e gli scambi di favori tra nazioni nemiche. Coglie l’occasione di riportare alla memoria le deportazioni che avvenivano anche via mare e le migliaia di morti che la Germania nazista ha “perso” nelle navi che non sono arrivate ai campi di concentramento.
Definire insomma La prima ora del giorno solo un romanzo di due donne, o sulla maternità, o un romanzo storico, ridurlo al racconto della trama o di alcune sfaccettatura, sarebbe sminuire l’insieme di un romanzo estremamente maturo e profondo in cui ognuno può trovare un proprio percorso, qualcosa a cui legarsi qualcosa di cui sentirsi parte, che sia la guerra, l’amore, l’essere madre, il consumismo, la frenesia del mondo moderno questo romanzo parla di oggi e dell’eredità che ci è stata trasmessa e che dobbiamo considerare preziosa ogni giorno.
Nel mare ci sono i coccodrilli
di Stefano Giolo 18 Marzo 2018
Nel mare ci sono i coccodrilli, scritto da Fabio Geda racconta la storia di un migrante, uno vero. Enaiatollah Akbari era poco più di un ragazzino quando dall’Afghanistan ha deciso di viaggiare verso l’Italia alla ricerca di una speranza. Questo libro racconta la sua storia attraverso l’intervista dell’autore, passo passo in una maniera delicata e forte come difficilmente qualcun’altro sarebbe riuscito.
I linguaggio è quello semplice di un ragazzo, di una persona che conosce poche parole della nostra lingua ma che le sa usare. Passa da paragoni come “alto come una capra” a “bruciato come un hamburger del McDonald’s rimasto troppo tempo sulla piastra mescolando cose che con la nostra cultura non hanno a che fare nel modo più assoluto a cose che non dovrebbero, almeno virtualmente, fare parte che di quella.
« I fatti sono importanti. La storia è importante. Quello che ti cambia la vita è cosa ti capita, non dove o con chi. »
-Enaiatollah Akbari-
Non ci sono molte descrizioni, quasi nessun nome che non sia strettamente funzionale ai collegamenti, non ci sono divagazioni. Solo i fatti, nudi e crudi, raccontati con la naturalezza di una fiaba. Parla come in una fiaba dei pedofili incontrati nei parchi chiamandoli “quelli a cui piacciono i ragazzini”, dei terroristi chiamandoli Talebani, dei poliziotti corrotti o violenti trattandoli solamente come uomini. Racconta il viaggio in gommone quasi come un’avventura leggera giocando con la morte in una delicatezza di un pennello sulla tela, parla dell’essere stato rinchiuso nel doppiofondo di un container per tre giorni a soffocare senza poter pisciare e bevendo solo da una bottiglia, di compagni morti, di dolore il tutto senza vittimismo. Parla dei rifiuti alle proprie richieste di aiuto con frasi come “giustamente aveva la sua famiglia a cui badare” o “giustamente non poteva fidarsi di uno sconosciuto”.
Credo sia un libro prezioso che oggi più che mai dovrebbe essere proposto ad adulti ma soprattutto a ragazzi per far capire come gira il mondo, come vivano le persone che la politica vuole rinchiudere altrove con leggi come il decreto Minniti ma pur senza mai nominarla, senza fare politica, senza giudicare, senza voler ferire.
Leggetelo. Solo questo posso dire. Sono sicuro che ne troverete giovamento, e che forse un po’ qualcosa dentro può cambiare.
Teo
di Stefano Giolo 24 Gennaio 2017
Teo, di Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le battaglie come il suo idolo Napoleone, quello del libro che gli hanno regalato. Non sa ancora nulla di Waterloo e della sua sconfitta, sa solo che è Napoleone è un morto ed è determinato a raggiungerlo per parlargli. Scrive elenchi su modi per morire cercandoli su Wikipedia, interroga gli adulti per capire cosa ci sia dopo la vita, c’è chi dice il paradiso e l’inferno, chi la reincarnazione, chi dei numeri, chi il nulla. Ma sul nulla non ci sta, Napoleone dovrà pure essere da qualche parte! La battaglia che Teo vorrebbe vincere, la più grande, è quella di riappacificare i genitori e così si inoltra in questa avventura nel mondo adulto visto con gli occhi di un bambino, nella morte, nella visione della vita.

Non ci vuole insegnare niente, vuole
capire, progetta la propria morte come solo un bambino potrebbe fare e con l’ironia di una storia per bambini ci fa riflettere sulla nostra vita di adulti, sorridendo, ridendo e qualche volta ricordando con un pizzico di malinconia quando anche noi eravamo innocenti.
Una piccola chicca da leggere in poche ore e da portare nel cuore.
Il rumore delle cose che iniziano
di Stefano Giolo 5 Gennaio 2017
Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

Dopo due mesi che l’ho letto, dopo aver lasciato decantatare ogni immagine ed essermene allontanato ho iniziato a scrivere queste parole e di nuovo le ho lasciate decantare in attesa di un non so cosa. Ho sentito paragonare questo libro ad Amelie, il film francese, ed in effetti qualcosa di francese probabilmente c’è seppure con la terra e la genuinità del nostro territorio. Basta aver incontrato Evita poche volte per rendersi conto che questo libro è molto più lei e che lei è molto più questo libro di quanto il più smaliziato dei lettori possa credere, non è frutto di costruzione né di finzione del marketing, e questo traspare da ogni riga, traspare pure dai difetti a cui accennavo. La testa persa, costantemente in un mondo in cui i significati delle cose sono leggermente disassati dai significati che le altre persone attribuiscono, le persone “normali”. Eppure c’è talmente tanta “normalità” in questi personaggi da parere quasi alieni, astrusi proprio per la loro semplicità.
Se dovessi paragonare questo libro ad un brano musicale penserei ad Imagine di John Lennon, un brano semplice e semplificato all’osso e perfetto di per se per questo. Credo sia difficile riprodurre un tale livello di semplicità ed immediatezza. Lasciamo perdere i riferimenti errati al mondo della subacquea o ad altri tecnicismi analoghi, è l’emozione ciò che passa, il desiderio di guardare nella propria vita e chiedersi perché dobbiamo essere così complicati ed è proprio lì, mentre ci si chiedere queste cose che la trama svolta in un modo che rende quella semplicità la causa stessa, nel bene e nel male, della trama.
Un libro da leggere, e da regalare, una piccola perla che entra nel cuore.
Chiara Passilongo – La parabola delle stelle cadenti
di Stefano Giolo 5 Novembre 2015
Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l’onore di conoscere nelle mie peripezie.
Si tratta di “La parabola delle stelle cadenti” e di Chiara Passilongo.

Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell’arco dei circa trent’anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell’ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.
Basta leggere l’incipit per avere un’idea chiara di non trovarsi di fronte un romanzo comune, la delicatezza e la precisione con cui viene tratteggiata l’intera vicenda in poche righe sembra la precisione semplice di un testo come “Imagine” di John Lennon, dove non una sola parola è fuori luogo, non una sola parola è di troppo ed una sola parola in meno sarebbe stata una mancanza.
Traspare in ogni riga un controllo e un dosaggio delle parole che non a tutti è possibile realizzare e l’intero svolgimento tra personaggi ben tratteggiati e da un lato così tipici dall’altro interessanti invoglia alla conoscenza di un mondo che è un po’ quello che ha creato la nostra generazione di trentenni nel bene e nel male e sembra di rileggere senza troppa nostalgia ma anche senza troppo distacco un mondo che sembra ormai distante ma che è ancora il nostro.

Su Amazon è possibile leggerne la prima parte se questa mia recensione avesse acceso in voi il desiderio di conoscerla

"Luna? Si, ci siamo andati!"
di Stefano Giolo 19 Marzo 2010
È disponibile da oggi l’edizione completa del libro “Luna? Sì, ci siamo andati!”, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno realmente le cose per non farsi fregare dai contaballe spaziali.
Il libro è anche un’occasione di conoscere meglio l’epopea dei viaggi spaziali con dovizia di dettagli e di chicche curiose e poco conosciute.
“Luna? Sì, ci siamo andati!” è scaricabile gratuitamente in formato PDF senza lucchetti digitali anticopia (DRM): è legalmente copiabile e distribuibile secondo la licenza Creative Commons riportata nel testo. Lo scopo del libro è far conoscere i fatti, non farmi diventare ricco. Comunque le donazioni tramite Paypal sono sempre ben accette, se volete incoraggiarmi a scrivere ancora o finanziare il materiale per il documentario gratuito Moonscape.
A breve il libro sarà acquistabile su carta anche via Internet in un pratico formato tascabile (12×18, copertina morbida, bianco e nero) a 15 euro. Ci sarà anche un’edizione cartacea a colori, a un prezzo ancora da definire, che verrà distribuita soltanto in occasione dei miei appuntamenti pubblici. I dettagli verranno pubblicati qui. La ragione di queste scelte apparentemente bizzarre è il contenimento dei costi. Non ho tempo di organizzare spedizioni, mi spiace.
Il Violino Nero
di Stefano Giolo 16 Marzo 2007
Il Violino Nero
di Maxence Fermine
Editore Bompiani
Johannes Karelsky, protagonista de Il violino nero, è un musicista dal genio precoce destinato a conoscere gli abissi della passione in una Venezia di fine Settecento immersa, a dispetto delle precise indicazioni storiche, in un’atmosfera onirica che ripropone l’icona funesta della città, forse ispirandosi all’immagine pittoresca dell’Italia fissata dalla tradizione del romanzo nero e fantastico. L’incontro con un misterioso liutaio, antico allievo della famiglia Stradivari, è il motore di una storia che sviluppa con grazia il tema del
rapporto speculare tra discepolo e maestro, tesi in una comune recherche de l’absolu, l’uno a “mutare in musica la propria vita”, l’altro a “mutare la musica in vita”. “Un violino nero dal suono strano, una scacchiera (…) magica, e una grappa senza età” sono gli elementi fantastici di un racconto che, come nella miglior tradizione del genere, accoglie il meraviglioso per affermare la più semplice delle verità terrene: nell’arte, come nell’amore, si perviene alla pienezza solo attraverso la perdita.
Fonte
Alcune frasi del libro:
“La tua opera, Johannes… prima di scriverla dovresti viverla.”
“E’ vero”, disse Johannes. “Non ci avevo mai pensato. Non avevo nemmeno pensato che vivere potesse essere utile.”
“Eppure io so come rendere interessante la tua vita”.
“Ah sì? E come?”
“Andando a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto.”
“E dov’è, questa parte di sogno?”
“Un po’ dovunque nel mondo. Ma soprattutto dentro di te!”
“E’ lo strumento più straordinario che io conosca. Un semplice alito basta a farlo vibrare. Ma la musica che ne scaturisce è talmente strana da poter cambiare la vita di chi lo suoni. E’ come la felicità. Una volta che la provi, ne resti marchiato a vita. Suonare il violino è la stessa identica cosa.”
La storia si presenta come un inno alla voce della Donna, quella voce che può incantare e bruciare la vita di un uomo e fargli capire, nel momento del rischio estremo, che amore, femminilità e musica sono una sola cosa, che ha nome Assoluto.
Il modo di scrivere di di Fermine è asciutto, profondo, piacevole e scorrevole, un libro che rapisce, che fa venire la pelle d’oca, ti fa sognare.
Non è facile dare cosi tante emozioni in poche pagine. Riesce a darci riflettere sul significato della vita e sulla ricerca della felicità.
Ricordo di averlo letto in diversi giorni, per gustarmelo a pieno.
Non più di qualche pagina al giorno nonostante si possa leggere in poche ore.
La gran parte l’ho letto e gustato in alcuni pomeriggi che ho vissuto a Brescia in ritiro dal mondo a casa di una mia cara amica.
Stavo da solo in un parco a guardare la gente passare e leggevo, leggevo scordando lentamente il mondo che mi opprimeva altrove.
Credo che il messaggio più importante di questo libro sia: ha senso lottare per tutta per raggiungere un solo obiettivo di felicità al punto di odiare tutto il resto della propria vita?
Non c’è una risposta.

