Racconti (Scrittura)

Scrivere non c’entra niente col fare soldi, diventare famoso, crearsi occasioni galanti, agganciare una scopata o stringere amicizie. Alla fine è soprattutto un modo per arricchire la vita di coloro che leggeranno i tuoi lavori e arricchire al contempo la propria. Scrivere è tirarsi su, mettersi a posto e stare bene. Darsi felicità, va bene? Darsi felicità.

Stephen King

Qui trovi raccolti alcuni dei miei racconti, sono solo anteprime, ma clicca sul titolo e troverai il testo completo. Oppure clicca qui per leggere un racconto a caso.

  • Gocce
    by Stefano Giolo on 13 Novembre 2019 at 15:45

    Era da diverso tempo che si faceva la stessa domanda.
    Aveva mangiato come al solito qualcosa al volo, non si ricordava neppure cosa a dire il vero, poi era tornato davanti al computer e si era messo di nuovo al lavoro.

    Non era un periodo semplice, la pressione di Luca, il suo responsabile si stava facendo terribilmente forte. Il fatturato aziendale era in netto calo, l’azienda aveva perso un grosso cliente e per riuscire a far quadrare i conti aveva licenziato tutti i consulenti. Marco si trovava addosso tutto il peso di un lavoro che non gli era mai andato giù fino in fondo.
    Al culmine di una discussione aveva sbattuto i pugni sul tavolo e si era allontanato per calmarsi, era andato verso il bagno e si era rinfrescato il volto.

    Si sentiva confuso. La mente annebbiata non gli permetteva neppure di ricordare che cosa lo aveva fatto incazzare pochi istanti prima.

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  • Se stai guardando Greta Thunberg stai guardando un dito
    by Stefano Giolo on 28 Settembre 2019 at 12:51

    Greta Thunberg

    In questi giorni si fa un vociare enorme su una ragazzina di sedici anni o giù di lì. Parlano tutti di lei. Chi la osanna come salvatrice del mondo e i dintorni, chi dice che sia controllata dai poteri forti, chi sospetta che ci sia una dietrologia segreta, chi si lamenta che non abbia citato questa o quella nazione perché loro inquinano di più di noi.
    Di nuovo come ormai tutto in questa società si sta riducendo la situazione ad un tifo. O sei a favore di Greta o sei contro Greta. Giornali sprecano pagine e pagine a lamentarsi o osannarla. Moltissimi giovani (e non) sono scesi in piazza a manifestare la propria opinione sull’argomento di cui Greta parla e tutti hanno cominciato a parlare di questi giovani. Chi li apprezza per l’impegno, chi si lamenta che vogliono solo saltare scuola, chi nota il fatto che abbiano tutti un cellulare o che inquinino, tutti che discutano sul fatto che siano le persone adatte o non adatte a questo genere di manifestazione, a questo genere di argomenti.

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  • Un racconto, o una poesia, a caso.
    by Stefano Giolo on 30 Luglio 2019 at 13:40

    Ritorno al futuro

    Questo blog esiste ormai da un tempo lunghissimo, per i tempi della tecnologia almeno. In una forma o nell’altra il primo articolo è del 19 maggio 2006. Doveva essere un blog corale ma alla fine nel tempo si è trasformato nel mio. Da allora ho scritto molto, prevalentemente credo di aver scritto delle mie polemipolitiche, ma ci sono moltissimi racconti e poesie. Ci pensavo oggi, quanti racconti o poesie sono andati perduti, nascosti, finiti nel dimenticatoio?
    Ho deciso di fare un “servizio” per me, o per te che mi leggi. Due nuove pagine quella per leggere un racconto a caso, e quella per leggere una poesia a caso.
    Un po’ un ritorno al futuro, o al passato.
    Un piccolo viaggio nel tempo. Se ti va di affrontarlo non devi fare altro che cliccare qui per un raccont, e qui per una poesia.

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  • Incipiente fine
    by Stefano Giolo on 7 Luglio 2019 at 14:22

    Il respiro non si ferma.
    Sento i polmoni riempirsi e svuotarsi. Riempirsi e svuotarsi. Riempirsi e svuotarsi. Ad un ritmo che non so più controllare.
    Riempirsi svuotarsi riempirsi svuotarsi riempirsi li sento e ancora e ancora, sbatto i palmi delle mani sul vetro, mi giro. Vetro, vetro, ancora vetro. Sbatto coi pugni mentre dall’alto mi cade addosso acqua fredda ma non importa, perché il gelo è dentro, è solo dentro mentre sento riempirsi svuotarsi riempirsi svuotarsi i polmoni.
    Riempirsi e svuotarsi.
    Osservo fiorire un male, un dolore, impotente. Lo osservo fiorire come una rosa che un tempo era una piccola radice partita da un seme.
    Non l’ho sentito crescere.
    Non l’ho sentito piantare le sue grinfie dentro i miei organi, non l’ho sentito fare capolino tra uno e l’altro, non l’ho sentito.
    Sento solo il freddo, i miei polmoni riempirsi, svuotarsi, riempirsi, svuotarsi ma so che dentro lui cresce, fiorisce, mette germogli e mentre lui fiorisce io avvizzisco.

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  • Sali
    by Stefano Giolo on 23 Ottobre 2018 at 16:56

    I sali essenziali de’ gli Animali possono essere in tal guisa preparati e conservati,
    che un Uomo d’ingegno custodisca nel suo Studio un’intera Arca di Noè,
    e a suo piacimento possa resuscitare la Forma perfetta d’un animale dalle relative Ceneri.
    In virtù dell’istesso procedimento un filosofo può,
    senza macchiarsi di criminale negromanzia,
    richiamare alla vita uno qualunque dei suoi predecessori,
    facendolo sorgere da’ sali essenziali e dalla polvere in cui il corpo fu a suo tempo consumato. 

    H.P. Lovecraft -Il caso di Charles Dexter Ward- 

    Non avrei mai pensato a quali risultati la mia ricerca avrebbe portato né quali drammatici eventi avrebbe riesumato dalle tenebre dopo quasi un secolo. Avrei potuto pensarci dato lo stato di conservazione perfetto della bambola ma ero accecato dal desiderio, come spinto da una forza superiore, è stato giusto ne pagassi le conseguenze.

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  • Teletrasporto
    by Stefano Giolo on 16 Ottobre 2018 at 14:45

    “Ma stai scherzando?” mi disse. “Sono quanti anni che tutti usano il teletrasporto? Ti rendi conto che è un mezzo estremamente sicuro? Molto più sicuro delle skycar o dei jet-x. Se guardi le statistiche gli incidenti in teletrasporto sono un infinitesimo anche rispetto a quelli a piedi! Come fai ad avere paura del mezzo più sicuro di trasporto?” 
    Lo diceva ridendo, ridicolizzandomi come se fossi uno scemo.
    “Non capisci quello che intendo.” risposi “Non è questione di rischio di incidente. So perfettamente che i casi di smembramento sono meno di 10-15, e tutti dovuti al non aver seguito le norme di sicurezza, ma non ha nulla a che fare con quello che sto cercando di spiegarti. Io sono convinto che ad ogni singolo teletrasporto la persona muoia, o gli succeda comunque qualcosa di terribile.

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  • Nulla
    by Stefano Giolo on 27 Agosto 2018 at 14:17

    Non c’era nulla. Ma non è facile spiegare cosa significhi il non esserci nulla. Quando tu guardi un cassetto vuoto e dici che dentro non c’è nulla non è vero, c’è l’aria. Ma non è tanto quello, la questione è che comunque c’è il cassetto, un contenitore. Un bicchiere vuoto è comunque un bicchiere, un lago prosciugato è comunque una conca piena di sabbia o pietre, un deserto per quanto vuoto è sempre un deserto. Là invece non c’era nulla. O forse è più corretto dire che c’era nulla. Il nulla normalmente non c’è ne nel cassetto vuoto, né nel bicchiere, né nel lago prosciugato né nel deserto. Lì invece era il nulla, guardarvi dentro era esattamente come essere cechi. Non è possibile spiegarlo meglio anche perché nessuno di noi è mai stato cieco probabilmente ma se dovessi immaginare di esserlo lo immaginerei in quel modo, non era nero, non era un buco, non era quello che vedi in una grotta profonda perché tutte queste cose danno una speranza, la convinzione certa che accendendo un lumino qualcosa apparirebbe, anche fosse solo la tua mano.

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  • Di me in me, ossia la storia di chi potevamo nascere
    by Stefano Giolo on 25 Giugno 2018 at 19:47

    Ci ho riflettuto molto in questi anni, ogni volta che mi è successo, o che non mi è successo, ho fatto ricerche, mi sono documentato. Schizofrenia mi hanno detto. Non lo è. Per il semplice fatto che è reale, che ricordo dettagli che non potrei ricordare se non fosse reale. Dicono che negli anni mi si sia strutturata nella testa tutta una quantità di cose che non ho affrontato e che questo abbia costruito dei ricordi che si possono assimilare a ricordi reali ma che non lo sono, come sogni. Io non ricordo il dolore nei sogni. Non mi sono mai svegliato dai sogni provando sulla pelle o nelle ossa il ricordo fisico del dolore. Ovvio. Dicono che mi sia addormentato in una posizione che mi ha causato dolore, ci sono infinite giustificazioni ma non sono sufficienti. Non lo sono mai del tutto, anche perché non si tratta di sogni. Attraverso il confine e vivo l’altra parte, e accade da dopo la prima volta in cui sono morto.

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  • Tracce
    by Stefano Giolo on 9 Aprile 2018 at 18:40

    Gocce rosse. Questo erano e questo sarebbero potute restare. Solamente delle stupide gocce rosse sul selciato di arenaria rosa in una piazza piena di gente. Stupide gocce rosse. Forse avrei potuto continuare a pensare che il mondo fosse un mondo normale, dove le persone sono al sicuro e al massimo ti aspetti di incontrare qualcuno di cattivo umore che ti tratta male per rimuginarci su. Ed invece no. Mi accorsi quasi subito che quelle erano macchie di sangue, piccole ma ravvicinate. Venivano da una parte ed andavano dall’altra. Difficile sapere da quale a quale. Rimasi ad osservarle un po’ mentre tutto attorno le persone continuavano a camminare troppo indaffarate per vedere quello che stavo osservando io. Le tracce giravano attorno all’angolo di un palazzo e fino a dove riuscivo a vedere proseguivano lungo la facciata.

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  • Torna da me
    by Stefano Giolo on 29 Novembre 2017 at 13:13

    Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l’esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l’eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L’avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo.

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  • Sogno concentrico
    by Stefano Giolo on 27 Ottobre 2017 at 19:11

    Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a... dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e… D’un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?
    Il guardrail è pericolosamente vicino al fianco, giro il volante, le ruote fischiano o sto dormendo? Sono nel mio letto che dormo o il sonno alla guida mi sta stordendo? Sembra quasi che il tempo rallenti e tanto vale la lasci andare questa macchina, mi sveglierò, no? O mi ritroverò schiacciato nei resti di un’auto contorta, schiacciato. No. Sto dormendo ed è tutto un sogno e niente altro mentre il frastuono del metallo contro il metallo riempie ogni parte del mio cervello buttando fuori ogni pensiero, non provo dolore -ancora- deve essere un sogno di poter svegliarmi al di fuori di un sogno.

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  • Ora
    by Stefano Giolo on 23 Ottobre 2017 at 18:32

    Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po’ quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C’era quell’atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.
    Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall’anima, te le porti dentro comunque vada.
    Quel giorno credevo fosse uno come un’altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l’anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi.

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  • La bestia
    by Stefano Giolo on 22 Agosto 2017 at 18:43

    Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.
    Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena.

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  • Sono diventato te. Nel tempo.
    by Stefano Giolo on 3 Agosto 2017 at 19:47

    Sono diventato te. Nel tempo.
    Sono diventato te.
    Ricordo ancora il primo istante in cui ti ho veduta. Troppo grande ho pensato. Eri grande. Sì. Non avevo idea di quanto, di cosa e in che senso lo fossi. La prima impressione era che tu fossi di età troppo avanzata, troppo grande sì. La seconda era che tu fossi eccessivamente sovrappeso, troppo grande. Mi ci volle poco tempo per capire che dentro ci fosse uno spessore diverso, che non eri come le altre che avevo incontrato, tra giovani si sarebbe detto che eri una grande, troppo grande.  Eppure non avevo capito nulla di quello che contenevi. Di quello che c’era dentro come fossi stata un grande contenitore, troppo grande. Non l’avevo capito. Negli anni ho visto molte di queste cose dentro, delle tue parti, dei tuoi pezzi. Eri una specie di enorme puzzle che portava sul proprio corpo i segni di errori e di gioie e di ogni momento.

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  • La mia prima volta (Il sangue)
    by Stefano Giolo on 6 Giugno 2017 at 19:51

    <- La mia prima volta
    <- La mia prima volta (La vita)
    <- La mia prima volta (L’anima)

    Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano lunghi fino quasi a metà schiena castano scuro, lisci e morbidi. Tendevano a stare con la riga in mezzo come li aveva tenuti probabilmente per anni ma la sua mano continuava a scompigliarli dandole un movimento fluido e compatto posizionandoli ogni volta in maniera diversa. Ricordo perfettamente il bianco chiaro del suo corpo, la sua pancia piatta ma morbida di quel lieve strato di adipe che ogni donna dovrebbe avere, ricordo parte di me scivolarle liquida sulla pelle della pancia ed entrare nell’ombelico fino a farlo traboccare e poi scendere di lato accanto all’osso del bacino. Lentamente. Fu quello probabilmente a scatenare il tutto di ciò che avvenne successivamente.

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  • La porta
    by Stefano Giolo on 1 Giugno 2017 at 15:43

     

     

     

     

    Ed è ancora quella porta
    -maledetta oscura-
    che chiudo alle mie spalle una volta ancora.
    Era così semplice oltrepassarla un tempo quando non provavo più sentimento alcuno.
    Ancora quella porta un tempo introvata passata ancora una volta oltre cui inizia la ricerca in terre desolate.
    E nuovamente quella porta, mentre ogni volta mi sento più vecchio
    -sono più vecchio-
    come si ripetesse da millenni.
    E dopo la strada, dopo morti e battaglie ancora.
    Ed è ancora quella porta
    -maledetta insicura-
    chiusa mi sbarra la strada per poi aprirsi a fatica e mostrare nuovi mondi
    terre desolate e silenzi e ancora solitudini e fatiche da affrontare fino a raggiungerla
    fino a raggiungere quella porta
    -rossa oscura-
    da abbattere aprire sfondare oltrepassare
    e rabbia, e la forza di un guerriero
    -stanco, abbattuto-
    che lotta per raggiungere infine quella porta oltre cui nuove terre
    -desolate, aride, piene di animali marcescenti-
    dove affrontare nuove avventure e combattere e finalmente raggiungere
    quella porta
    -oscura maledetta-
    mentre il mondo è andato avanti
    l’anima come un telo un tempo bianco ora consunto che si strappa ad una carezza
    sporco e secco del fango e della pioggia e del sale del mare
    un telo antico con le tracce del sangue e del piscio e del silenzio.

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  • Le domande del vivo
    by Stefano Giolo on 24 Maggio 2017 at 15:12

    Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
    Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.

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  • La mia prima volta (L’anima)
    by Stefano Giolo on 14 Aprile 2017 at 13:34

    <- La mia prima volta
    <- La mia prima volta (La vita)

    Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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  • Fuga dal mondo. Parte 3
    by Stefano Giolo on 7 Aprile 2017 at 21:24

    <-Fuga dal mondo. Parte 1
    <-Fuga dal mondo. Parte 2

    L’uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta barba nera e unta, e dei capelli altrettanto unti.
    “Cosa ci fai qui?” disse con voce baritonale.
    Il bambino rimase a guardarlo in silenzio fino a quando il gigante lo prese per un orecchio e lo trascinò lontano fino ad un capanno.
    “Dov’è la tua mamma? Dovremo di certo avvisarla!” disse l’orco.
    “No, la prego signore, la prego! Non dica niente alla mia mamma, si arrabbierebbe moltissimo se lo sapesse, e non dica neppure nulla alla maestra!”
    “La maestra?

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  • La mia prima volta (La vita)
    by Stefano Giolo on 30 Marzo 2017 at 12:48

    <- La mia prima volta

    Quando Marco mi fece provare non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
    Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani tuttalpiù è il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo ancora che un giorno sarebbe diventato un mondo di possibilità, di scelte, di fatica, fino a quel giorno non esisteva, e basta.
    Il gioco è stato divertente, quando me lo ha proposte mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza.

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  • Chiudere gli occhi
    by Stefano Giolo on 26 Marzo 2017 at 21:51

    L’ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo riposare gli occhi si tratta proprio di non farci entrare più dentro le cose, la luce, le persone, i luoghi e lasciare per un po’ che i pensieri e tutte le cose che già ci sono entrate si riposino, un po’ come aspettare a versare in un imbuto e guardare l’acqua che ruota nel gorgo e scende. Quel tanto da lasciare che ci sia altro spazio. Allora posso riaprirli. Il meccanismo è talmente consolidato che ha dei suoi automatismi e dei suoi riti. Se la luce è troppa devo necessariamente posare la parte rigonfia ed esposta dell’attaccatura dei pollici alla mano sugli occhi e strofinare, li sento secchi e resto immobile così per qualche secondo.

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  • Fuga dal mondo. Parte 2
    by Stefano Giolo on 22 Marzo 2017 at 22:34

    <-Fuga dal mondo. Parte 1

    Fu quello il momento in cui sentì il cane. Non lo sentì arrivare, non stava abbaiando. Stava ancora osservando la bambina dall’altra parte della rete, dall’altra parte del giardino, dall’altra parte del mondo, in un altro mondo. Il cane lo sentì sulla caviglia, sentì prima l’alito caldo poi il naso umido che risaliva la gamba sulla stoffa della tuta grigia. Aveva il terrore dei cani e se avesse anche solo immaginato che al di là della rete, al di qua ormai, ce ne fosse stato uno non si sarebbe mai avventurato. Sentì il naso del cane risalire fino alla propria vita, doveva essere davvero grande. Il terrore lo attanagliò. Non aveva preso in considerazione questa eventualità e non aveva idea di come comportarsi. Eppure non aveva sempre saputo che dall’altra parte ci fosse un cane?

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  • La mia prima volta
    by Stefano Giolo on 14 Marzo 2017 at 09:33

    La prima volta che lo feci non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
    Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani è tuttalpiù il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo che un giorno sarebbe diventato il tempo che mi separava tra l’ultima volta e la prossima, niente altro.
    Il gioco è stato divertente, me lo ha proposto Marco e mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza.

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  • Fuga dal mondo. Parte 1
    by Stefano Giolo on 11 Marzo 2017 at 17:18

    “E se scaviamo una buca per passarci sotto?”
    “Ci vuole un sacco di tempo!”
    “Sì, ma la maestra non ci vede, possiamo farlo tutti i giorni fino a quando si passa!”
    I due ragazzini avevano otto anni, attorno quasi tutti gli altri stavano correndo o urlando, in molti si erano organizzati per giocare a calcio occupando la gran parte del giardino. Le maestre chiacchieravano tra loro dall’altra parte ed un cespuglio proteggeva la privacy dei due aspiranti fuggitivi.
    “Forse hai ragione. E se invece ci fosse un buco da qualche parte?”
    “Possiamo provare a fare il giro. Ma dobbiamo controllare che non ci guardino.”
    Il più alto dei due indossava una tuta grigia con sulla parte davanti il disegno di un supereroe sconosciuto, probabilmente inventato da chi produce la tuta.

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  • Tra tutti i giorni in cui potevi partire
    by Stefano Giolo on 9 Febbraio 2017 at 17:44

    Tra tutti i giorni in cui potevi partire perché hai pensato proprio il lunedì? (Cit. Carmen Consoli)
    Mi chiedo se sia stata la tua ironia o il voler iniziare col tuo nuovo lavoro ad inizio settimana, o se tu abbia voluto non rovinarci la domenica che ti era sacra per il riposo. “Si riposa prima di un lungo viaggio” e forse hai fatto così.
    Ricordo la tua espressione di quando dicevi queste frasi, con quell’aria un po’ stanca ed un po’ severa, come fossero regole che tutti avrebbero dovuto imparare che so, a catechismo a09ssiem09e ai dieci comandamenti. Ci tenevi che fossero regole ovvie. Un’altra era “Ridi sempre che ridere che è una cosa seria”. E così ti guardo lì steso in quella bara, nella camera ardente e mentre gli altri non mi osservano mi viene da ridere. Un riso sincero sai? Perché alla fine hai scelto tu il giorno, il momento e ci hai sempre detto “il momento non lo sapete” ma tu era come se il tuo lo conoscessi da una vita.

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  • Silenzioso deserto
    by Stefano Giolo on 5 Febbraio 2017 at 17:37

    Osservo attorno a me. Sabbia e deserto e null’altro, e silenzio. Nessun uomo ha mai visto il deserto come lo sto vedendo io ora, nessun uomo ha mai vissuto il silenzio come lo sto vivendo io.
    Ed è pace eternamente immobile. Non c’è vento qui. Non c’è pioggia. Non c’è vita.
    Questo è il primo momento in cui posso davvero guardarmi attorno senza l’ansia di cosa possa accadere, prima dell’ansia di cosa possa accadere. Ironico che sia anche l’ultimo momento che passerò qui. La prossima volta sarà qualcun’altro al mio posto, o forse chissà un giorno…
    Da qui il mondo è così piccolo, infinitesimo. Come guardare uno di quei souvenir che si comprano nelle grandi città: la Tour Eiffel in una sfera di cristallo, il Colosseo. Una sfera di cristallo da prendere e ruotare per vederci scendere la neve.

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  • Alex pt2 (Umanità)
    by Stefano Giolo on 31 Gennaio 2017 at 20:41

    (Precedente: Alex pt1)

    Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l’ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora i miei seguaci all’epoca ma ero entrato nel gruppo da poco. Ognuno di loro aveva la propria caratteristica speciale, che lo rendeva più minaccioso. Gli anni dei tatuaggi, dei piercing o delle creste in testa erano passati, cioè voglio dire tutti li avevano e non era più un segno di distinzione, era quasi conformismo almeno tra chi viveva nei bassifondi, gli innesti sottocutanei tradizionali erano anche questi roba passata. C’era chi si era fatto innestare un braccio bionico solo per il gusto di averlo e di essere più forte senza dover sostituire necessariamente un braccio non più funzionante, c’era chi si era fatto innestare mezza calotta cranica in acciaio a vista, chi denti in titanio affilati.

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  • Perché vivo?
    by Stefano Giolo on 27 Gennaio 2017 at 20:46

    “Non sei tu il mio problema. Voglio dire, che sì, ci sto male, mi si strappa l’anima ma il mio problema non sei tu.” era seria mentre lo diceva, molto seria. “Piuttosto ho creduto che tu potessi esserne la soluzione. Che tu mi avresti portato via da tutto questo. E non è colpa tua se non l’hai fatto, se le mie aspettative sono state disattese, è stata la mia fuga, il mio usarti come mia fuga.”
    Mi accorsi solo in quel momento che il cielo plumbeo alle sue spalle sembrava essere lì a sottolineare le parole che lei stava pronunciando. Come se avesse organizzato lei tutto questo, e forse è così. Mi accorsi solo in quel momento anche del rossetto scuro che evidenziava le sue labbra. Non lo aveva mai messo prima, o almeno non che io ricordi. Mi ero mai accorto davvero di come si truccasse?
    Rimasi in silenzio. E lei abbassò le spalle come arrendendosi alla mia stupidità.

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  • Il mago di Oz (La porta del paese delle meraviglie – Sequel)
    by Stefano Giolo on 18 Gennaio 2017 at 23:19

    Fu sul tragitto di quella strada,
    su quei mattoni gialli che affrontai infine il destino che attendevo.
    Fu quando scoprii il mago dietro al telo,
    quando dietro al telo scoprii lo specchio che mostrava il mago.

    Mi scoprii con un cilindro in mano,
    mi scoprii con una mano nel cilindro,
    ma non c’era pubblico a cui mostrarlo.

    Mi scoprii il mago,
    e il pubblico,
    e tutto,
    e nulla.

    Tirai fuori la mano ma il coniglio era già fuggito.
    Tirai fuori la mano e trovai un orologio rotto.
    Il pubblico non applaudì.

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  • Le sfiorò le mani
    by Stefano Giolo on 12 Gennaio 2017 at 17:48

    Era una serata come un’altra, come mille o come nessuna. Attorno le auto in movimento erano poche, finite le feste la gente era ormai stufa di andare in centro ed era il momento giusto per frequentarlo prima che alla gente tornasse la smania degli acquisti grazie ai saldi.
    Era in piedi, era ormai il momento di salutare gli amici dopo una serata piacevole seppur breve, s’era parlato di ogni cosa, di forse e di ma e di certo e di altro ed ancora. Una serata come altre. Di fronte a lui a ridere e parlare un vecchio amico, e due nuove e la distanza frapposta della novità, del non essere nella zona di confort seppure confortato da una situazione piacevole.

    Lui le sfiorò le mani. Voleva sentire solo la consistenza di quei guanti di pelle morbida e niente altro. Lui le sfiorò le mani e mentre le sfiorava le mani il mio sguardo cadde su quelle quattro mani, sulle due a stringere le altre due, e sullo sguardo di lui.

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  • Immemori battaglie pt6: Da dove proveniva il lampo. Da dove proveniva il tutto.
    by Stefano Giolo on 3 Dicembre 2016 at 10:41

    Da dove proveniva il lampo?
    Sono sicuro di aver premuto io il grilletto, ho sentito anche il botto.
    Ma allora perché sono riuscito a vedere così bene il volto dell’uomo dall’altra parte, a vederne l’uniforme? Era identica alla mia.
    Era identica alla mia.
    Il buio è tornato e gli occhi abbagliati dal lampo, forse dai lampi mi impedisce di guardare ancora quell’uomo ma sento il fischio di un proiettile nella mia direzione, tra pochi decimi di secondo sentirò il botto provenire dalla direzione di quell’uomo se non mi sto sbagliando e l’unico movimento che riesco a fare e quello per toccare la tasca sinistra e vedere che lì c’è ancora il nuovo feticcio che potrei non consegnare più. Che non avrei mai consegnato comunque.
    Poi come un tarlo nella testa sento un dolore cupo avanzare tra i pensieri, qualcosa che scardina ogni altro pensiero, inaspettato.

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  • Immemori battaglie pt5: -lampo-
    by Stefano Giolo on 28 Novembre 2016 at 23:25

    Non è lo sparare l’atto principe dell’azione, è solo la conseguenza. Tutto l’insieme dell’atto è soprattutto nella respirazione e nell’attesa. Un susseguirsi di momenti in cui riempi i tuoi polmoni, stabilizzi il corpo e attendi un susseguirsi di istanti che sarebbero quelli sbagliati. Dal puntare al momento in cui premerai il grilletto passano solo pochi secondi di inspirazione, attesa, stabilizzazione della mira. Poi arriva l’istante esatto, subito dopo è troppo tardi. La mano incomincerà a tremare, il peso dell’arma a pesare, il cuore accelererà pompando il sangue e non potrai fare altro che abbassare l’arma e ricominciare un nuovo ciclo.
    Il nemico è là, in fondo alla canna del mio fucile, allineato al mirino, poco più in basso per bilanciare la curva della traiettoria lunga.

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  • Immemori battaglie pt4: Spari?
    by Stefano Giolo on 21 Novembre 2016 at 17:35

    “Puzzi di grappa Baffo.”
    Nessuna risposta.
    “Puzzi di grappa, Stronzo mi vuoi dire che hai fatto la sta notte? Sei rimasto a scolarti la bottiglia? Non sembrerebbe, è ancora quasi del tutto piena!”
    Nessuna risposta.
    “Hai una bottiglia nascosta da qualche parte?” si stava alterando.
    “Senti Biondo. Lo sai che non bevo, non troppo almeno.” Baffo sembrava realmente dispiaciuto e altrettanto dispiaciuta parve la risposta di Biondo.
    “Lo so, qui beviamo tutti, non c’è modo di sopravvivere a questo senza bere ma non mi piace affatto come ti stai comportando, sembri bloccato, in panico, e lo sembri da giorni. Allunga un braccio in avanti.”
    Baffo allungò in avanti il braccio, la sua mano tremava. Lui rimase in silenzio.
    “Ti rendi conto che tu sei probabilmente il miglior tiratore tra di noi?

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  • Immemori battaglie pt3: Lettere e notti
    by Stefano Giolo on 19 Novembre 2016 at 23:08

    Succede in notti come queste, notti subito prima o subito dopo di una battaglia, notti insonni, che accade. Dovresti pensare a fare un briefing per il giorno successivo o un debriefing del precedente ma non importa. Non ci riusciresti comunque. E forse è la grappa che hai buttato giù per non pensarci o il manto stesso della notte, del silenzio attorno mentre il mondo sembra scomparso e così lontano ma le inibizioni se ne sono andate, resti solo con te stesso e con i demoni che questa guerra avrebbe dovuto esorcizzare, i demoni da cui volevi scappare il giorno in cui hai iniziato questa strada ti osservano e ti ruotano attorno. Osservi il tuo zaino. Sai che è pronto, non ti serve neppure controllarlo. Sai che è pronto per fuggire al primo cenno di pericolo eppure lo hai scelto. Lo hai scelto tu questo percorso, hai scelto tu di lottare per questa causa, hai scelto tu di andare verso la gloria o la morte.

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  • Immemori battaglie pt2: “Quindi? Hai deciso?”
    by Stefano Giolo on 10 Novembre 2016 at 23:26

    “Quindi? Hai deciso?”
    La persona da cui proveniva la voce lo stava guardando con aria interrogativa dall’altra parte di una scrivania. Lui era immobile, nel suo completo elegante leggermente stropicciato.
    “Sì, non è stata chiara la mia risposta?”
    Sembrava stupito del sentire nuovamente chiedere in merito alla decisione, era molto sudato ma apparentemente era come se qualunque fatica avesse fatto fosse relegata al di fuori di quella stanza, in una specie di oblio di cose dimenticate.
    “Ricordi cosa hai risposto poco fa?” disse la persona dall’altra parte della scrivania.
    “Certo ho detto che…” il volto dell’uomo si rabbuiò qualche istante. “Ho detto che…” Una vena gli si gonfiò sulla fronte, pulsava mentre si copriva il volto con le mani scuotendo la testa.

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  • Immemori battaglie pt1: La fine.
    by Stefano Giolo on 26 Ottobre 2016 at 16:52

    Sembrava quello il giorno.
    Dietro di me una vita di scontri, di lotte. Davanti finalmente l’obbiettivo di una vita, di molte vite. Troppe. Lì, in tutta la sua mirabile essenza. Di fronte a me.
    Ebbi il tempo di fermarmi ad osservarne l’intera figura e ricordare. Non ero in grado di fare l’elenco di tutti gli uomini, gli amici, che avevo lasciato dietro alle spalle. Delle vite perdute nell’obbiettivo comune di raggiungere questo che ora stavo osservando. Ci provai, provai a ricordare i volti ma mi apparivano distorti, con le bocche aperte o le teste esplose, nei miei ricordi stessi riconoscevo corpi da medagliette o dettagli che ricordiamo solo delle persone importanti. Innumerevoli persone importanti. Ero rimasto solo. L’ultimo era morto pochi giorni prima parandosi di fronte a me un istante prima che qualcosa mi colpisse e venendone colpito al mio posto.

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  • Ore sogni
    by Stefano Giolo on 1 Giugno 2016 at 22:28

    L’idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva sì che incontrassi quello sguardo in un mondo o nell’altro, da una parte o dall’altra del confine onirico. A intervalli regolari. Ed era l’incontrarla di rado a farmi invecchiare in fretta tra una volta e l’altra pur di accelerare i tempi.

    Non fu che un giorno normale, forse più lungo, forse più silenzioso. Veloce e forte sentivo il mio battito nel vuoto tra le clavicole come a rimbalzare. Fu un giorno come non poteva non essere.
    Come non poteva non essere, e nulla più.
    Avrei voluto ogni istante poter entrare nel suo mondo.

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  • La torre.
    by Stefano Giolo on 19 Maggio 2016 at 08:41

    Esiste una torre lontana, odiata da tutti, odiata dalla tua genia.
    Si staglia contro il mondo con sfacciata inutile superiorità.
    Esiste una torre lontana, visibile da ogni landa di questa terra stanca in cui il mondo è andato avanti.
    La sorveglia dall’alto, ridendo con i suoi occhi rossi.
    La sorveglia dall’alto, irridendo con i suoi occhi rossi.
    Ma io la amo quella torre.
    Non per ciò che rappresenta ma per ciò che mi rappresenta.
    Il luogo lontano verso cui guardare e sapere che tu esisti, che sei lì, che lotti, che lotterei accanto a te.
    Il luogo lontano, all’orizzonte verso cui guardare per cercare la forza che vive ai suoi piedi.

    Chiedimi ancora una volta delle scelte che ti sembrano pavide.
    Chiedimi ancora il perché.
    Fammi le domande giuste e non ascoltare le risposte.
    Guardami solo negli occhi.
    Guarda questa luce.

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  • Lo scorrere del tempo
    by Stefano Giolo on 9 Maggio 2016 at 10:17

    Racconti

    “…e poi comincerà a sentire le palpebre pesanti, sempre più pesanti”
    “uno”
    “due”
    “tre”
    Un orologio. Un orologio da taschino.
    Si muove a destra e sinistra, lentamente. Lo vedo accelerare quando scende e rallentare fino a fermarsi qualche istante quando sale. Prima da un lato e poi dall’altro.
    Troppo lentamente per essere credibile.
    La lancetta dei secondi non si muove.
    “quattro”
    L’orologio è rotto, segna le sette e diciannove.
    Oscilla. Continua nel suo moto imperturbabile.
    Lento. Lento e mosso da una catenella in bronzo brunito.
    Lento. Lento e mosso da una mano in un guanto di pelle bianca.
    È rotto l’orologio. Segna le sette e diciannove.
    “Cinque”
    È un coniglio.
    È un coniglio bianco a reggere l’orologio. Indossa un panciotto.

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  • nel tempo
    by Stefano Giolo on 29 Febbraio 2016 at 18:54

    Racconti

    Era mentre osservavo quegli occhi, i tuoi, i suoi, quelli di Lei che sta accadendo, proprio ora mentre osservavo nei tempi antichi la loro luce, e mentre stava accadendo come un fiore la mia corolla si apre, lentamente i petali si stanno schiudendo e lasceranno entrare questa luce che sta scaldando il mio corpo, illuminando l’interno del mio corpo, scaldando quello che era il mio corpo, la mia mente schiusa alle emozioni che non avevo mai incontrato prima. Fu quel giorno che amai l’ansia, che amai il battere forte del cuore in gola ed i tremori e il non sapere quale direzione prendere, l’inadattezza di vivere che solo oggi ho visto per la prima volta e che amai da allora, come amai la paura, il terrore nei miei occhi che guardano i tuoi occhi, il tremore dei miei occhi che guarderanno i tuoi per la prima volta guardare i miei.

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  • Ora
    by Stefano Giolo on 21 Febbraio 2016 at 22:50

    Non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che mi dicevano degli uomini, non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che volesse dire umanità. Ero giunto in questo mondo per vie che voi non comprendereste, ero giunto in questo mondo per mezzo di ciò che voi chiamereste dolore, di ciò che voi definireste sofferenza. Non le conosco, non ancora, queste cose, non mi appartengono questi termini. Ero giunto in questo mondo come ognuno giunge al proprio, un istante prima non esistevo, il successivo ero qui con una storia davanti ed una dietro, un puntino in movimento su di una linea infinita pronto ad andare avanti nel tempo e non tornare mai indietro. Come tutti voi.
    Avevo sentito i vostri cuori battere e visto i vostri occhi inumidirsi, avevo sentito parlare di cose che non comprendevo, avevo sentito dire che la mia storia era triste, che ero forte, che sentirla e vedere qualcuno superarla rendeva felici ma non conoscevo queste parole, non avevo mai vissuto nulla di ciò che sentivo raccontare.

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  • Achille
    by Stefano Giolo on 17 Ottobre 2015 at 21:55

    Racconti

    Fu così che infine scelse di pugnalarsi nell’unico punto in cui il suo corpo era vulnerabile, non lo fece per morire, ne scelse di voler soffrire per punire una propria scelta od errore.
    Si pugnalò nell’unico punto in cui avrebbe potuto creargli dolore, forse morte, e scelse di farlo accanto ad una persona che conosceva appena, una persona di cui aveva però piena fiducia.
    “Questo è il più grande dono che possa farti” disse.
    “Questo è il dono della conoscenza di ciò che sono, il dono della mia stessa esistenza”
    Fu così che scelse di porgergli l’elsa dell’arma.
    “Questo è il più grande dono che possa farti” disse.
    “Non importa cosa sceglierai di farne”.

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  • Fumo
    by Stefano Giolo on 15 Ottobre 2015 at 17:49

    Racconti

    “Ricorda di quando iniziò ad avere queste fantasie?”
    Fantasie?
    “Si, omicidi morti, cose di questo genere”
    Io non ho di queste fantasie, e soprattutto non vedo perché dovrei averne, al limite ho fatto qualche sogno, poco altro.
    “Bene, ricorda quando è iniziata questa sua ossessione, questa serie di sogni, questo suo pensare alla morte di donne?”
    Non credo di esserne ossessionato, nel modo più assoluto, mi capita qualche volta di pensarci, si come può capitare di pensare nuda una bella donna che passa, ma non direi di esserne ossessionato o dipendente, io sono uno che sta ben alla larga dalle dipendenze e cose simili, sto lontano dalle droghe, dal fumo, dall’alcool, si qualche birretta a volte tuttalpiù, ma niente di che.
    “Cosa le viene in mente pensando parola ossessione?”
    I fumatori.

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  • Attese
    by Stefano Giolo on 6 Ottobre 2015 at 16:52

    Racconti

    Cosa ci faccio qui seduto su questa panchina? La ricordavo diversa, ma non la ricordo davvero. Le mie mani sono mani di un vecchio, tremano, mani spoglie e rugose con una fede al dito, le vene ingrossate e le dita ossute, magre con nocche nodose quasi come noci.
    La panca su cui sono seduto è di metallo verde, credo sarebbe scomoda con i calzoncini da bimbo con tutti quei buchi ma io la ricordo di legno. Era appena stata inaugurata questa stazione dei bus ed io qui aspettavo mano nella mano con mia madre per andare verso la scuola nel paese vicino.
    Non c’era la paura di oggi, ci lasciavano andare e sapevano saremmo tornati, allora non c’era la paura. Poi crescendo iniziai a venire qui da solo da casa senza che mi accompagnassero, sedevo sempre qui di fronte alla porta perché mi piaceva osservare le persone entrare, perché mi piaceva immaginare, indagare nelle loro vite o nei miei sogni che attribuivo a loro, mi piaceva gustarmi ogni istante di chi arrivava a volte trafelato e sudato per prendere un biglietto e fuggire via come il vento, o chi sognante si sedeva sulla panca in attesa di un bel momento, un bel luogo verso cui andare.

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  • Mathilde
    by Stefano Giolo on 12 Settembre 2015 at 14:57

    Racconti

    La sua infanzia non fu delle più felici, non che le mancassero gli affetti, i giochi, gli amici, non che la sua famiglia fosse particolarmente povera o disattenta, la causa scatenante fu certamente un evento della durata di poco più di quindici minuti, una frazione di questi quindici minuti durata forse non più di dieci. Una visione sola di un solo istante e di nuovo tutto ciò che ci sta attorno dilatato nuovamente in quello che significavano quei quindici minuti ed infine verso tutto il resto della vita a partire dal centro del tempo, del corpo, dell’energia, dal centro dello stomaco. La sua nascita fu semplice e veloce e in breve si trovò tra le braccia di una mamma medio borghese e di cultura abbastanza alta e quelle di un padre altrettanto medio borghese ma di una cultura ben più elevata, una famiglia ricca sia del tempo che delle sostanze, una famiglia accogliente e di sani principi, quasi da film americano.

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  • Stretto
    by Stefano Giolo on 3 Settembre 2015 at 17:22

    Racconti

    Mi sento soffocare,
    nel silenzio.
    Mentre con occhi enormi mi guardi e non comprendi, occhi vitrei e vuoti, giganteschi come quelli di una bambola mi osservi e non comprendi, sento il tuo calore stringermi, sento il tuo cuore battere lento ma in contro tempo rispetto al mio veloce.
    Sento le tue dita stringermi e non capisci.
    Soffoco
    non respiro
    non c’è spazio per i miei polmoni
    non c’è spazio per la mia pelle a respirare
    non c’è spazio per il mio cuore che batte
    -vorrebbe battere-
    veloce.
    Non c’è spazio.
    Non capisci.
    Non capisci che potrei essere il tuo principe che potremmo essere padroni di un regno tutto nostro, di un disegno, di un grande infinito universo di Noi?
    No. Non capisci e ridi inconsapevole crudele, ridi e mi guardi, guardi la mia faccia buffa e sorridente e ridi come a guardare un clown mentre dentro me solo so la verità, so chi o cosa sono.

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  • Esplode
    by Stefano Giolo on 30 Agosto 2015 at 10:15

    Racconti

    Con la schiena inarcata, quasi sdraiato, le spalle appoggiate sulla nuda roccia, la nuca ripiegata indietro ascolto. Ascolto i suoni, ascolto il vento, ascolto le stelle muoversi e voci lontane, lontane.
    Lontane.
    Inesistenti forse.
    Ascolto il mondo ed ascolto il mio corpo e le sue sensazioni, ascolto l’universo entrarmi dentro ed uscire, ascolto l’universo nascere al centro del mio corpo in sensazioni multiforme e al contempo univoche e monolitiche come una e molte e molte ed una irradiarsi dal centro del mio corpo.
    Apro gli occhi lentamente e al di sopra di me vedo allargarsi le braccia di una croce di ferro che come un albero, una torre, un oggetto inquisitore e non, si staglia sopra di me pesando e al contempo portando la mia mente oltre l’infinito verso l’alto verso dove potrebbe esserci o non un dio o un altro mondo o semplicemente nulla ma un nulla pieno di stelle e di luci che si accendono nella mia testa e sopra la mia testa e sopra quella croce e attorno alle mie mani che sfiorano ciò che ha innescato questo processo ciò che rende il mio viaggio più grande e lontano e al centro dell’essenza di ciò che è l’uomo di quanto avrei mai creduto.

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  • Fessura nel tempo
    by Stefano Giolo on 27 Agosto 2015 at 07:40

    Sento ancora scorrere le mie dita, due, nella fessura sul tuo corpo, lentamente.
    Come fosse oggi le sento scivolare dall’alto al basso ripercorrendola tutta mentre stiamo abbracciati.
    I muscoli della tua schiena né rilassati né contratti, lisci sotto il vestito, sotto quella maglia bianca di lino con sul petto un apertura ricoperta di azzurro quasi come un pizzo e quelle maniche lunghe che scendono con i polsini allargati a strascico e le mie dita a scorrere sulla fessura che i tuoi muscoli sulla schiena lasciano a nascondere la colonna vertebrale.
    Ho i tuoi capelli accanto al mio zigomo,
    il loro profumo,
    chiaro,
    chiari,
    il loro profumo,
    i tuoi capelli come se fossi stata creata per essere tutt’uno con me,
    con il mio corpo
    danzando lentamente al suono di musiche del tutto nostre.
    Sono passati anni -decenni- da allora,
    sono passati anni -decenni-.

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  • Avanti
    by Stefano Giolo on 30 Luglio 2015 at 20:30

    Non è necessario siano dodici i gradi,
    è l’umidità che conta,
    il vento e l’aria elettrica di ora,
    sono le sere in cui non c’è davvero freddo ma senti comunque i brividi,
    che ti verrebbero anche se ti coprissi,
    che mentre sei fermo a fare benzina o passeggi con un gelato in mano senti gli oggetti tintinnare
    e ti guardi attorno come dovesse succedere qualcosa,
    come se dietro le ombre si potessero nascondere altre ombre,
    le sere in cui ti siedi in macchina e senti un profumo che non può essere lì come se accanto ci fosse stata Lei,
    come se mentre eri girato tra le ombre fosse passata davvero un ombra o una luce un’istante.

    La sua pelle,
    l’odore la sua pelle,
    l’odore del profumo sparso sulla sua pelle.

    E vorresti prendere e fuggire,
    prendere e rincorrere,
    prendere e come in una ruota da tortura spaccarti in due per seguire le tue folli parti,
    la tua razionalità ed il desiderio,
    la follia,
    e vorresti farti trovare là dove non devi,
    dove potresti al massimo far trovare dei fiori come in passato,
    dove non saresti accolto o lo saresti troppo
    dove ogni movimento sarebbe frainteso o forse profondamente compreso,
    dove ogni movimento, parola, istante sarebbero vere quanto lo sono su un palco,
    poco per chi non sa e troppo per chi conosce.

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  • Europa 3
    by Stefano Giolo on 16 Luglio 2015 at 20:40

    Racconti

    Partirà nella notte qui l’han chiamato Europa 3

    Nello spazio infinito che fa sentire vicino a dio cercherò il futuro là nasceranno altre città

    Certo che mi mancherà questa vecchia gente che mi saluta spera solo in me che ho paura da nascondere su una stella nuova per ritrovare quello che qui non c’è

    -Timoria-

    L’immagine della terra come la si rappresentava nelle antiche cartine verdi e azzurre è oramai un ricordo del passato, oggi è ormai arancione e grigio, le calotte artiche sono quasi irrimediabilmente sciolte e se ne vede vagamente traccia guardando il mondo da fuori come due piccole zone di un grigio più chiaro, non bianco. Quello che resta delle calotte artiche è ormai ricoperte delle polveri grigie che inglobano nei cicli in cui la superficie si scioglie e si congela di sei mesi in sei mesi ed ogni volta si congelano più piccole.

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  • Viscido
    by Stefano Giolo on 12 Luglio 2015 at 14:39

    Ti osservo da un po’, sei lì, seduto immobile con gli occhi chiusi.
    È ora di svegliarsi mio amato, è ora di vegliarsi.
    Scuoto il pavimento.
    Ti osservo mentre improvvisamente apri gli occhi, lo sguardo allucinato con il quale ti guardi attorno, spaventato attonito incredulo nel buio.
    Ti osservo.
    Senti il morbido di quel molle pavimento sotto il tuo corpo.
    Viscido.
    Senti le pieghe morbide e tumide su cui sei seduto.
    Viscido.
    Ti osservo mentre come cieco abbassi le mani e lo tocchi, ne saggi la consistenza, cerchi di comprenderne il significato mentre la tua mente torna lentamente attiva, lentamente.
    Ti metti a carponi mentre speri che il tuo sguardo si abitui al rossastro buio che ti circonda.
    Ti metti a carponi e tocchi
    viscido
    ciò che ti circonda.
    Vedo nei tuoi occhi la paura, il dubbio, l’incomprensione prima e poi lentamente montante dal nulla all’estremo il panico.

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  • Come una freccia lanciata nel cielo
    by Stefano Giolo on 12 Luglio 2015 at 14:35

    Racconti

    Finalmente ciò che avevo iniziato e nato dagli esercizi di stile recenti e da dell’altro è terminato, ha una sua dignità un suo essere ed è ora per me di lasciarlo andare non tanto alle spalle quanto per la sua strada qualunque essa sia.
    Verrà a chiamarmi quando sarà ora, a bussarmi alla spalla dicendo “Hei, io sono qui, è il momento”.

    Come un arciere lancia una freccia in una direzione ma non avrà mai la certezza di dove questa sia arrivata fino a quando non la vedrà piantarsi.

    Un tributo ad Elisabetta Grieco che ha così celermente e precisamente trasposto su carta l’idea che avevo in testa nell’immagine che aveva in testa lei pur non avendo ancora letto una versione completa dell’opera stessa e pur non avendola io ancora finita nel mentre.
    Mi sono reso conto solo a posteriori che rappresentava ciò che vi è dentro molto più di quanto avrei mai potuto immaginare in quei giorni.

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  • Spleen et idéal
    by Stefano Giolo on 15 Giugno 2015 at 19:30

    Racconti

    Tengo chiusi gli occhi ancora un po’, attorno a me il buio filtra tra le palpebre ed il silenzio mi avvolge, lo vivo, me ne lascio pervadere, mi lascio attraversare mentre osservo i tuoi occhi.
    Capita talvolta osservando troppo un flash, una luce forte, il sole che questo si imprima in qualche modo sulla retina e che chiudendo gli occhi essa appaia ancora impressa come dentro le palpebre, come sospesa a qualche centimetro dagli occhi a seguirti in qualunque direzione osservi. Tutto ciò che vedi non puoi che vederlo attraverso quella palla al centro in qualche modo iridescente, mutante ma stabilmente immobile al centro del tuo sguardo.
    Sono così i tuoi occhi per me, immobili al centro, privi quasi di un viso che resta evanescente, bianco quasi trasparente, nascosto nel buio come un fantasma. Al centro i tuoi occhi non chiari eppure neppure scuri di un colore indefinibile perché definirlo sarebbe come perdersi nell’infinità di un abisso,  così vivi da non poter non esserne attratto come due buchi neri in grado di assorbire la luce ma non come buchi neri perché in grado di emettere una brillantezza che neppure alla perla più preziosa sarà mai concesso; indefinibili perché impossibile osservarli senza  sentircisi l’anima trascinata giù e al contempo impossibili da non osservare per comprenderli.

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  • Oltre il muro
    by Stefano Giolo on 30 Maggio 2015 at 10:57

    Racconti

    Non ho voglia di svegliarmi, non credo sia ancora il momento, voglio rimanere ancora qui un po’ nel letto a ricordare la serata di ieri.
    Quando mi sono vestita per lui e…
    …cos’è successo ieri? Perché non riesco a ricordare?
    Il letto non è affatto morbido, ed è freddo, ed ho un dolore forte al centro del petto.
    Dove sono?!
    Attorno a me buio, non sento il ticchettio della sveglia, ma è qui, la tocco ma sono sul pavimento e attorno sento solo la sveglia che non fa rumore e non sento le fughe delle mattonelle.
    Sono seduta e gli occhi si stanno abituando all’oscurità, il pavimento di questo luogo è nero e lucido, somiglia a vetro ma è in qualche modo più solido del vetro, quasi fosse una pietra vetrosa, liscia, infinita. Non vedo niente altro attorno a me. Tranne la mia sveglia a terra, ferma a segnare le dodici, mezzanotte credo data la stanchezza che sento nel corpo.

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  • Oltre il muro del sonno
    by Stefano Giolo on 27 Maggio 2015 at 19:12

    Racconti

    Quella sera indossavi un vestito nero, un bellissimo vestito nero. Un po’ oscuro forse ma su di te, sulla tua pelle candida, sul tuo corpo non poteva che essere perfetto. Ricordo come fosse oggi i tuoi capelli castano chiari, lisci ma voluminosi scendere fino metà schiena scalati in modo da avere la zona centrale più lunga. Il rosa chiaro della tua pelle spuntare da dietro ai lati dei tuoi capelli dove la maglia finiva con una scollatura larga ma non volgare lasciando immaginare dove la curvatura del tuo collo andava ad attaccarsi al di sotto di orecchie perfette ed invitanti.
    La maglia era nera, come il resto, e a contrapporsi al dietro liscio sulla parte frontale era ricca di fronzoli e pizzi monocromatici spinti all’esterno da un seno non troppo prorompente ne assente, di una misura perfetta. La scollatura lasciava scoperte le clavicole in tutta la loro lunghezza e solo poco più in basso lasciando l’immaginazione scivolare sui tendini del tuo collo piuttosto che sul décolleté pudicamente coperto, e vorticare fino al tuo mento perfetto, le guance lisce e gli occhi di una gradazione tra il verde ed il grigio truccati solo lievemente per allungarne l’angolo.

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  • La porta del paese delle meraviglie – Epilogo
    by Stefano Giolo on 19 Maggio 2015 at 17:36

    Il rumore che la maniglia produsse fu secco ma chiaro, sentii inizialmente la resistenza alla rotazione e poi dopo un lieve sforzo lo scatto ed il suono del blocco che usciva dallo stipite per lasciare libera lo specchio, la figura accanto a me stava facendo lo stesso e mentre aprivo la porta la vidi sia nel riflesso -finché mi fu possibile- che nella proiezione reale. Fu quando la osservai entrare nel nero del legno che vedevo dietro che mi accorsi che qualcosa non andava.
    Il vetro si era staccato dal pannello di ebano ma non si aprì alcun passaggio, anzi, una parte si era rimasta lasciando una porta più piccola ancora chiusa.
    Il cuore mi batté forte in gola forse per la prima volta in questo strano viaggio, batté forte da farmi sembrare di non essere più in grado di respirare, sentii la gola chiusa ed i peli sulla nuca mi si rizzarono mentre misi la mano sulla nuova maniglia che era spuntata.

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  • La porta del paese delle meraviglie – Parte quarta
    by Stefano Giolo on 14 Maggio 2015 at 18:08

    Mi trovavo lì, immobile, alle mie spalle un mondo, di fronte una porta verso un altro, l’istinto urlava dentro urlava fuori urlava di chiuderla per sempre.
    L’istinto posò la mia mano, il palmo della mia mano sulla superficie di legno marrone liscio freddo. La pelle del mio palmo caldo sul freddo del legno liscio marrone. Il cuore batteva forte ma calmo ma forte ma calmo batteva il cuore.
    Mentre i muscoli del mio braccio iniziavano a tendersi lievemente prima della spinta il mio sguardo cadde oltre la fessura tra la porta ed il nulla e fu quello il momento in cui cambiarono le cose, cambiò la scelta.
    Guardai nella fessura che c’era tra la porta, priva di stipiti, e il rettangolo che ne definiva le dimensioni. Sul lato in cui era aperta lasciava vedere il pavimento nero e lucido della stanza all’esterno -o all’interno, non saprei dire- nella mia mano destra il bicchiere tremò un secondo ed abbassai la sinistra allontanando il palmo mentre le mie dita di riflesso si piegavano lievemente tremando.

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  • La porta del paese delle meraviglie – Parte terza
    by Stefano Giolo on 11 Maggio 2015 at 20:52

    Ero ancora lì, accanto alla porta in attesa di un ricordo per sapere cosa attendessi, in attesa che un’attesa terminasse mentre terminava quello che veniva proiettato sullo schermo, non mancava molto al termine quando iniziò a nevicare nel bosco.
    Nevicava ovunque nel bosco ma non nella casa di bosco, la neve si posava lieve e immobile ma non si accumulava, cadeva ancora. Non che ci fossero finestre da cui osservarla, non che ci fossero pareti a proteggere ma non c’era ne caldo ne freddo, ne vento ne bonaccia, e nevicava attorno e sopra e sotto e ovunque ma non nella casa che non era una casa. Nevicava.
    Pensai per un momento, pensai che era strano non ci fosse freddo, e pensai che avrei voluto aprire il mobile accanto al divano, e che avrei voluto bere un Ballantine’s, che era un tempo infinitamente breve e lungo che ero qui, che avrei voluto chiudere quella maledetta porta una volta per tutte, che non sapevo cosa stavo aspettando e perché e che quindi era stupido non chiuderla e mentre osservavo cadere la neve cadere i pensieri cadere i ricordi di perché mi sentissi vagamente svenire, come io stesso fossi neve che lentamente scende come se io fossi in qualche modo mondo e questo mondo fosse me si mosse il mobile accanto allo schermo, si aprì, ne uscì una bottiglia di Ballantine’s che si versò in un bicchiere, la bottiglia alzata si sciolse e si versò nel bicchiere divenendo liquido ambrato, non più di due dita.

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  • La porta del paese delle meraviglie – Parte seconda
    by Stefano Giolo on 5 Maggio 2015 at 21:31

    Ti seguii per lungo tempo, tra i tuoi salti i tuoi scherzi ed i tuoi impegni a correre, correre senza sosta a perdifiato con quell’orologio in mano, eri la mia Alice ed eri quel bianco coniglio, eri colei di cui anche in assenza potevo innamorarmi incontrandoti e vedendoti ovunque tu non ci fossi e quel simpatico e frettoloso e saltellante animale.
    Mi mancò il fiato d’un tratto però, non per la corsa in se, ne per il tuo continuare a saltare e cambiare direzione, ne per l’assenza del tempo o la mia incapacità di raggiungerti, d’un tratto mi mancò semplicemente il fiato. Ricordo che fu forse quando compresi il colore dei tuoi occhi, o forse quando mi accorsi che in tutto questo sembravi fuggire da qualcosa ma non esattamente da me, o forse quando notai le tue sopracciglia non curate e per questo perfette.
    Non ricordo perché mi ero già complicato e tre per tre faceva nove come nove diviso tre faceva ancora tre.

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  • La porta del paese delle meraviglie – Parte prima
    by Stefano Giolo on 23 Aprile 2015 at 19:34

    Ti vidi su di una panchina, abbracciata a tu sorella la quale leggeva, rimasi ad osservare il tuo volto pieno e vivo come quello di chi non sa soffrire che per istanti nonostante fossi seria ed annoiata, ti osservai sbuffare da lontano nascosto dietro un cespuglio.
    Incantato ed incapace di mostrarmi, di parlarti, di palesare la mia presenza. Tante volte ti avevo immaginata, avevo osservato altre mentre non c’eri immaginando fossi tu e lasciandomi innamorare anche della loro presenza nella tua assenza, immaginarmi te davanti a me a muoverti e correre e sorridere, osservare i -non- tuoi capelli muoversi e saltare e supporre di conoscerti ed ora ero lì a guardarti finalmente di nuovo. Immobile bloccato.
    Ero lì mentre passò quello strano coniglio: “Povero me, povero me! Farò tardi!” diceva, e quando il coniglio tirò fuori l’orologio a cipollotto dal doppio petto vidi il tuo sguardo stupito ma non come chi vede qualcosa di assurdo, stupito come qualcuno che vede qualcosa di bello ed inaspettato ma non incredibile, uno sguardo così naturale da rendere naturale a me il vedere questo strano personaggio saltellare di tutto punto vestito.

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  • Vattene, pre ferisco
    by Stefano Giolo on 22 Aprile 2015 at 22:37

    Racconti

    Vattene lontano da me.
    Lontano come oltre la vita, oltre la morte.
    Lontano.
    Ricordo ancora come fosse oggi la prima volta che ti incontrai, lo ricordo più di quanto la mia mente sia in grado di ricordare gli anni, i decenni ed i secoli che intercorrono tra quel momento ed oggi.
    Ricordo ogni singola piega della pelle del tuo volto, del tuo collo, ricordo il movimento delle tue mani e la delicatezza delle tue dita, ricordo ogni sfumatura che i tuoi capelli illuminati dal sole presero quel giorno, ricordo il tuo modo di muovere le labbra e la semplicità del tuo sorriso che faceva apparire naturale essere felici in questo mondo oscuro e nero, ricordo il sorriso che si disegnò sul mio volto, i muscoli della faccia che non potevo osservare ma che si tendevano incontrollabili a segnalare che qualcosa dentro di me stava cambiando, che qualcosa nella mia vita non era più ciò che era stato.

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  • Immergersi in te stesso (edited)
    by Stefano Giolo on 16 Aprile 2015 at 17:05

    Racconti

    *il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*
    Non è buona norma in genere immergersi in solitaria, in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d’altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l’attività che ho scelto di fare oggi.
    Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l’inverno e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all’orizzonte tra i monti. L’aria è frizzante e viva, e l’acqua assolutamente calma, un’ottima notte per un’esperienza come questa.

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  • Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.
    by Stefano Giolo on 14 Aprile 2015 at 17:12

    Racconti

    Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.
    I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.
    Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell’odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d’amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all’unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d’una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino.

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  • Navigando
    by Stefano Giolo on 9 Aprile 2015 at 22:25

    Racconti

    Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l’aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell’Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po’.
    Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po’ sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi

    cade

    non sono sulla strada di casa!
    Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l’indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?

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  • Passi
    by Stefano Giolo on 26 Marzo 2015 at 17:19

    Ad ogni passo
    -lento-
    per quanto live corrisponde il suono frusciante della neve pressata al di sotto delle corde che costituiscono la racchetta da neve.
    Le gambe -pesanti- proseguono nel loro lavoro incessante, il ginocchio dolorante si piega,
    si alza,
    permette al piede
    -lentamente-
    di salire, di alzarsi dalla neve, da quei centimetri in cui è sceso nonostante la racchetta che intanto si stacca dal tallone inclinandosi e lascia cadere
    -piano-
    la neve che vi si era depositata poco prima.
    I muscoli della coscia hanno un solo breve istante di riposo mentre la gamba sta scendendo nuovamente verso il legno che stava tracciando un solco con il vertice dietro abbassato e torna orizzontale a sprofondare lievemente
    -ha nevicato da poco-
    e mentre il ginocchio diminuisce l’angolatura il quadricipite torna ad irrigidirsi per sostenere il peso del corpo
    -gli acidi lattici-
    si fanno sentire
    -i chilometri-
    le ore di cammino e la salita
    -il freddo-
    mentre arriva il momento di un altro passo che
    -lentamente-
    porta avanti ancora di qualche centimetro tra infiniti centimetri dietro in basso da un dove verso altrove molto più in là il freddo
    -pungente-
    come aghi di questi pini di cui l’odore si spande attutito dall’umidità a congelarsi entra nelle ossa col vento
    le braccia intirizzite tremano lievemente
    -ed il fiato-
    si congela
    -l’acqua-
    il mondo col vento del nord che soffia bianco trito di ghiaccio a colpire gli oggetti
    -il volto-
    nel silenzio
    -l’anima-
    irreale dietro le urla tra le fronde degli alberi e si fa che spazio nella mente.

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  • Quel tempo, la nebbia, la luna
    by Stefano Giolo on 23 Marzo 2015 at 19:54

    Una luna fine nel cielo nero e privo di stelle, quasi privo di stelle. Solo una, sempre lei, in basso a destra della Luna. Credo sia Venere probabilmente quindi si, nessuna stella come in quelle notti.
    Una lieve nebbia e il respiro che si addensa come una nuvola davanti alla mia bocca.
    Non c’è freddo ma neppure è arrivato il caldo dell’estate.
    Credo significhi qualcosa mentre dal giardino di casa resto immobile a guardarla.
    Mi aspetto di vederti arrivare da un moment all’altro ma non guardo, non cerco. Osservo questa luna finissima come un sorriso storto, osservo quella stella o quel pianeta come un piccolo neo alla Marilyn in questo cielo a donare quel tocco di bellezza all’universo.
    Il mio respiro si addensa, scompare, si addensa, scompare.
    Sento la tua presenza qui, accanto a me.
    Come se mi stessi pensando a tua volta, no di più sento la tua presenza qui accanto a me.

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  • La danza dell’essere infiniti
    by Stefano Giolo on 9 Marzo 2015 at 19:41

    Sono passate alcune notti da che ti ho sognata, ma resta indelebile la sensazione mentre sfumano i ricordi come fumo nel vento.
    Ricordo d’essermi svegliato immerso nella sensazione d’infatuazione con cui nella più piena adolescenza ci si innamora la prima volta, ricordo di essermi svegliato stupito dal sogno stupendo e perfettamente coerente appena fatto.
    Volevo alzarmi dal letto e scriverlo per filo e per segno, con il suo inizio, lo svolgimento e la fine perfetta come mai avrebbe potuto essere una storia ragionata a tavolino, rimasi a letto a cullarmi del tuo ricordo inaspettato proveniente da non so quale recesso della mia mente.
    Al mattino non ricordavo più nulla. Non ricordavo neppure di averti sognata, ma provavo quella sensazione di dolce inquietudine che si prova poco prima o poco dopo di un bell’incontro.
    Sono andato a lavoro pensandoti, pensando perché ti pensavo, e poi d’un tratto il ricordo di quel sogno.

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  • L’uomo nero
    by Stefano Giolo on 5 Marzo 2015 at 17:45

    Racconti

    Non riesco a capire.
    Qualcosa è cambiato, ma non focalizzo se a cambiare sia stato il mondo, lentamente, o la mia mente. Cammino, mi guardo attorno e vedo cloni, cloni di cloni, e altri cloni. Guardo il volto delle persone, i vestiti, i movimenti, gli argomenti. Cloni, cloni di cloni ed altri cloni.
    Ogni persona che incontro, ogni persona con cui parlo, inaffidabile, presa dai pensieri di qualcosa che crede essere solo un suo problema ma che è identico ai finti problemi di tutti quelli che lo circondano, incapace di mantenere parola o attenzione. Manca il tempo, manca il tempo. Sembra che tutti vivano conquistati dagli uomini grigi di Momo di Ende. Un libro che oggi tutti dovrebbero leggere, ma che basterebbe leggesse uno perché uno è uguale a tutti. Almeno ho questo sospetto.
    Non riesco a focalizzare.
    Non capisco se ieri il mondo non fosse così, se sia cambiato nel tempo lentamente o se sia io ad essere cambiato.

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  • Dodici gradi
    by Stefano Giolo on 28 Febbraio 2015 at 21:43

    Racconti

    Era una sera di quelle in cui la temperatura ti fa rabbrividire solo un istante, il respiro si addensava in una piccola nube prima di scomparire quasi improvvisamente, indossavamo tutti maglioncini leggeri o giacche leggere, ed era buio.
    Moltissimo buio.
    Ricordo l’aria frizzante di quella sera come fosse oggi, come fosse vera, e ricordo di aver girato la testa incontrando accanto ai miei occhi la mano di mio padre, la presi e la tirai leggermente verso di me, lui sembrava assorto a guardare nella stessa direzione in cui stavo guardando io solo pochi istanti prima.
    Ho sentito la mia voce dire “papà, papà, ma chi è quella ragazzina”?
    Era sulla strada davanti a casa mia, a terra, piatta come un foglio di carta leggermente raggrinzito, attorno a lei c’erano dei signori che non conoscevo e qualche mio zio o zia che non saprei definire, c’era anche la zia gilda, e quella signora che mi dava sempre le caramelle al miele.

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  • Lettera d’amore
    by Stefano Giolo on 13 Febbraio 2015 at 23:25

    Ricordo l’ultima volta che ti vidi, la penultima a dire il vero, ma l’ultima prima di quel momento.
    Ti guardavo mentre mi sorridevi, ti guardavo come si guarda qualcuno che non si da per scontato non si perderà mai,
    ti guardavo con l’aria distratta di quando si vede qualcuno ogni giorno, ogni istante.
    Non potevo sapere che non ti avrei mai più rivista, che ti avrei rivista solo un’altra volta in uno stato ben diverso.
    Non potevo comprendere l’amore che mi legava a te e il non avertelo mostrato ancora abbastanza,
    ti osservai sorridermi e voltarti, allontanarti da me a passi lenti mentre lavavo i piatti, ti osservavo dalla finestra finché uscisti dal mio campo visivo e poi mai più ti vidi sorridere, mai più ti vidi voltarti con l’aria che solo tu avevi.
    Ricordo il primo giorno che ti vidi, schiva e solitaria.

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  • Sole e nebbia
    by Stefano Giolo on 19 Gennaio 2015 at 08:01

    Racconti

    Poche cose ho visto al mondo belle quanto i raggi gialli del sole del primo mattino fendere come lame la nebbia dell’inverno contro luce.
    E tu eri qui accanto a me, ed io ero accanto a te, sebbene lontani.
    Sebbene tu non pensassi certamente a me.

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  • Giustizia (stralcio di romanzo)
    by Stefano Giolo on 6 Gennaio 2015 at 15:33

    Racconti

    …..

    Passai la notte stranamente rilassato, non rivedevo i miei giorni passati, non soffrivo pentendomi, la vissi come una notte normale, come se nulla di diverso dal solito dovesse accadere.

    Oggi è il giorno in cui mi uccideranno, la stanza in cui mi trovo è bianca, come il tunnel che si dice ci sia dopo la morte, ma ora sono ancora prima, sono ancora di qua.
    L’infermiere è arrivato a prelevarmi, mi chiedo a cosa serva un infermiere, a cosa servano medici, aghi sterilizzati e quant’altro quando sappiamo benissimo che non morirò prendendo qualche malattia.
    Il buco per l’ago nella vena potrebbe prenderlo anche mia mamma, non mi sono mai drogato e le mie vene sono sane e ben visibili.
    Non avrei mai pensato di fare queste considerazioni a pochi metri dal patibolo ma che vuoi, alla fine non c’è molto altro da pensare. Colpevole? Lo sono.
    Pentito?

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  • Andate e ritorni
    by Stefano Giolo on 19 Settembre 2014 at 20:12

    Racconti

    Ancora una volta inizierò scrivendo “è da molto che non scrivo qui”, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?”.
    Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.

    La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.
    Per un paio mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.
    Credo sia un po’ strano, particolare, non so giudicare se bello.
    Anni fa dopo aver pubblicato Contrapposizioni avevo fatto una promessa, avevo promesso ad una mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi “prodotto” qualcosa di nuovo.

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  • La fine del mondo
    by Stefano Giolo on 21 Dicembre 2012 at 02:30

    Racconti

    Ommioddio, io non ci credevo.
    Non potevo crederci ne volevo…
    è l’alba e mentre sale il sole vedo distruggersi il mondo che conosciamo.
    All’orizzonte mentre arriva la luce vedo arrivare il buio, vedo le fiamme nere come la morte impossessarsi dei palazzi e dei campi.
    Chi è già sveglio cerca di scappare inutilmente ma io me ne sto qui in attesa,
    fuggire è ormai inutile.
    Inutile tentare di sopravvivere al destino.
    Molti di voi non leggeranno mai ciò che sto scrivendo, molti di voi non vedranno mai più la luce,
    ma saranno i più fortunati,
    saranno quelli che probabilmente non soffiranno,
    neppure se ne accorgeranno.
    Gli altri, ammesso che qualcuno sopravviva,
    si sveglieranno in un mondo distrutto,
    un mondo che non è più quello in cui si sono addormentati.
    Avevano ragione,
    avevano tutti ragione.
    L’unico rimpianto è quello di non avere installato Instagram sul mio smartphone.

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  • Perchè ho smesso di scrivere
    by Stefano Giolo on 5 Agosto 2012 at 18:34

    In questi giorni mi sono interrogato sul mio scrivere, anzi per l’esattezza sul mio non scrivere.
    Perché non scrivo?
    Non sento più il bisogno di scrivere?
    Talvolta si, ma è ciò che vorrei scrivere a bloccarmi, o meglio chi leggerebbe e non trovo sensato scrivere solo per me, perché ciò che è scritto lo è per essere letto.
    La vita è più frenetica, il tempo è meno, vivere da soli ti lascia determinate libertà ma contemporaneamente ti porta via molti tempi morti un tempo utilizzabili per creare, scrivere, comporre, suonare.
    L’età fa calare determinati impeti letterari ma neppure questa ne è la causa.
    Un tempo la mia vita era più “tumultuosa” come quella di ogni adolescente o ragazzo e amavo creare “mondi” immaginari o pseudo reali ed applicarli alla realtà del momento, scrivere cose struggenti ed applicarle a realtà non necessariamente tali, scrivere racconti o pezzi poetici da psico killer e camuffarli da rabbia adolescenziale, scrivere di uno sguardo incontrato per strada come fosse l’amore di una vita, magari applicarlo ad uno sguardo di persona reale ma non necessariamente corrispondente per giustificare il mio scrivere d’un amore che in realtà non esisteva.

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  • Sto partecipando a un concorso letterario… se ti va di leggere…
    by Stefano Giolo on 9 Aprile 2012 at 23:43

    Racconti

    Ciao, in questi giorni sto partecipando ad un concorso letterario online, se vi va di leggere il racconto, e di voltare il mio o quello che preferite, potete andare sul sito

    Concorso letterario: raccolta estratti 13 – 18

    Il mio è il numero 16!

    Buona lettura!

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  • La Genesi. Dalla Bibbia secondo me.
    by Stefano Giolo on 24 Aprile 2011 at 07:37

    Racconti

    In principio Dio creò il cielo e la terra.
    Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
    Dio disse: “Sia la luce!”.
    E la luce fu.
    Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.

    E fu sera e fu mattina:  primo giorno.
    Dio disse:  “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento.
    E così avvenne.
    Dio chiamò il firmamento cielo.

    E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
    Dio disse:  “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne.
    Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare.

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  • Sull'omeopatia
    by Stefano Giolo on 11 Novembre 2010 at 11:12

    Racconti

    Un piccolo estratto dal racconto di The Man About town del 1838 scritto da Cornelius Webbe
    Il protagonista è Waggle un uomo con l’abitudine di scherzare con chiunque incontri per strada e seppure lo faccia in modo bonario e non offensivo alla fine risulta fastidioso a tutti.

    Cos’è l’omeopatia?” Gli chiese L una o due sere fa. Ero sicuro che avrebbe ottenuto una risposta
    Beh, direi che è la via più vicina e il modo migliore per tornarcene a casa…” questa fu la risposta.

    No, no…vieni qui e dimmi, da quanto vedo qui – e prende la Gazzetta delle lettere – tra i nuovi studi l’omeopatia è una tesi, volume 8, pagina 2, paragrafo 6“.

    Cosa?” gridò Waggle
    Una tesi” ribatte L.

    Sbagliato, al posto di “l’omeopatia è una tesi” devi leggere “l’omeopatia è un giochetto di abilità” disse Waggle velocemente e seriamente.

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  • Alex pt1
    by Stefano Giolo on 9 Novembre 2010 at 19:10

    Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te.
    Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia.
    I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a un buon livello gerarchico ed economico, non c’era nulla di cui potersi lamentare, io crescevo primo della classe fin dall’asilo, fin dall’asilo stupivo gli insegnanti per la mia acuta intelligenza e i miei compagni per la mia inettitudine ed incapacità di rapportarmi a loro.
    Ero preso in giro, bistrattato, ero lo sfigato del gruppo, quello che non c’era posto per un altro giocatore, quello che “è stato lui maestra”, quello che…. ho imparato presto quanto le persone siano infide, quanto appena mostri un lato debole queste in massa ti attacchino in quel punto per distruggerti, ho cominciato ad isolarmi.

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  • Il mio mondo di scrivere è cambiato.
    by Stefano Giolo on 5 Settembre 2010 at 20:59

    Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo.
    Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni.

    Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato “Contrapposizioni” che in quel momento era il meglio di ciò che avevo ma che pecca a tratti dei difetti della gioventù, ho tentato poi di pubblicare “Ritratti” che nonostante sia ormai datato a rileggerlo mi emoziona ancora, è ricco di citazioni, cita ognuno degli altri libri che ho scritto e mai pubblicato, contenine significati più o meno nascosti nei meandri delle frasi, come e meglio di “Contrapposizioni“, e soprattutto contiene tanto, tanto me. Ho cercato di pubblicarlo ma ho avuto solo problemi, tanto da dovermi rivolgere ad avvocati. Ci proverò ancora, lo so già,
    Poi… finito ritratti ho cominciato a dire che scrivo poco, che non scrivo più.

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  • Del suo sorriso, della bellezza.
    by Stefano Giolo on 4 Settembre 2010 at 12:35

    Avevi uno sguardo che avrebbe lasciato passare oltre ogni difetto, fisico o psicologico che fosse.
    Avevi uno sguardo che avrebbe lasciato passare oltre ogni cosa che non fosse il mio cuore, o forse il cuore di chiunque abbia un minimo, infinitesimo gusto per la bellezza: la bellezza in genere, non i visi, le donne, non i paesaggi, non i tramonti estivi in lidi caraibici, la bellezza in genere, un ideale più alto.
    Un sorriso di quelli che immagini sorridere anche quando chi lo porta sta piangendo, un sorriso che anche nel momento più drammatico avrebbe la capacità di farti pervadere da un senso di bene profondo.
    Quel giorno ero ad una festa, difficilmente ricordo neppure cosa si festeggiasse, c’era molta gente e poca che si conoscesse ed in mezzo a tutta quella gente d’un tratto vidi un sorriso, uno di quelli che ti entrano dentro e poi non li puoi più scordare.


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  • Ricordi di ricordi di ricordi di ricordi di ricordi di ricordi
    by Stefano Giolo on 24 Luglio 2010 at 12:29

    Ci sono momenti che restano trasversali alla vita.

    Incroci qualcosa, qualcuno, una persona, la incroci in un momento della tua vita, come un linea trasversale alla tua, come un vettore che si incrocia.

    Cambia la tua vita? No, non è cambiato nulla, ma è cambiato tutto.
    Non si torna indietro. Non si torna indietro a prima di questo incontro, ma non si torna indietro neppure al momento in cui è stato.
    Non si torna mai indietro  e basta.

    Eppure alcune parole, alcuni istanti, alcuni scambi fanno rivivere ancora, e ancora, e ancora i sogni le sensazioni i sentimenti i colori le luci gli odori di allora, la pista, il sole, la tangibile mancanza di un fuoco che sarebbe bello ci fosse stato, la comprensione profonda di sconosciuti, di vite parallele, una vita parallela alla mia accanto alla vita parallela di qualcun altro che viveva come me una vita parallela alla propria.

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  • Ricordi d’Abruzzo
    by Stefano Giolo on 6 Aprile 2010 at 01:50

    Racconti

    Credo sia e resti per sempre una delle esperienze più forti della mia vita, una delle esperienze di vita che più mi hanno segnato, con voi, Tommaso, Davide, Marco, Sofia, Chiara, Alice, Stefano e con tutti i ragazzi che c’erano alle tendopoli.

    Ricordo i loro sguardi, le loro parole, a volte straniti, persi a volte svegli come pochi.
    Ricordo l’unione che solo la vecchia buona banda di B.P. crea in pochi istanti. Fratelli, fratelli mai visti prima ma che tali resteranno per tutta la vita. Fratelli.

    Fratelli a lavorare accanto a me per altri fratelli che ancora mi cercano dopo questi mesi, con cui ancora si scambiano parole, opinioni, emozioni.

    Dopo mesi ancora devo rielaborare tutto, tutte le emozioni, i ricordi, i sentimenti forti provati, sentimenti emozioni e ricordi che confrontati ad altri momenti, a quelli che pensavo i momenti più importanti del mio passato sono invece gradini, metri, chilometri sopra.

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  • Acino
    by Stefano Giolo on 12 Novembre 2009 at 15:15

    Racconti

    Non lo so perché oggi ho scelto di salire sul sedile dietro della macchina, credo sia venuto spontaneo, così… fatto sta che mi ritrovo qui.
    Alla guida c’è il buon vecchio Simon, lato passeggero nessuno.
    Io sto piegato in avanti, appoggiato al sedile anteriore con la testa al di là del poggia testa, a parlare con lui, è una bella giornata di sole questa, inverno e sole, ottima per un bel giro sulla neve.
    Siamo in autostrada già da qualche ora, in tranquillità, Simon non è solito correre ed è bello godersi il paesaggio e fare quattro chiacchere nel tragitto, godersi il tempo, godersi lo spazio, godersi la compagnia di…
    D’un tratto accanto a noi un camion sembra sbandare un po’, stringerci di lato da destra.
    In un’istante sfiora la macchina sul mio lato, non la tocca per un nonnulla e Simon lo schiva, ma sull’altro lato c’è ancora un camion.

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  • Il Giardino
    by Stefano Giolo on 23 Gennaio 2009 at 13:37

    Racconti

    Il giardino è grande, grande davvero eppure…. eppure pian piano nell’erba due ricci si avvicinano tra loro.
    Si allontanano, ognuno nella sua parte di giardino, ognuno con le sue cose.
    Uno intento rotolar sulle foglie gialle e rosse autunnali, infilarle, raccoglierle, catalogarle, comporre nuovi disegni, nuove sculture e rappresentazioni, cammina, si muove un po’ goffo di qua e di là dondolando sulle zampette corte, pof pof pof… poi vede una foglia che gli piace, e ci rotola sopra, la porta alla sua tana e poi comincia a scuotersi fino a sganciarla, a volte le rovina, a volte le tiene stupendamente, non importa, è più divertente così, e poi di foglie ce ne sono tante, che importa! Però prima o poi troverà la foglia più bella, farà la composizione più bella, realizzerà qualcosa, cosa non lo sa.
    L’altro riccio anche lui passeggia qua è la per la sua zona di giardino, non ci sono solo due zone, il giardino è grande e c’è posto per tanti, tanti, tanti altri animali, e anche per due ricci.

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  • Foto.
    by Stefano Giolo on 21 Gennaio 2009 at 16:44

    Racconti

    Vorrei fare una foto, forse la foto di un ricordo, chissà, vorrei essere in grado di fare una foto, vorrei poter fare una foto.
    Seduta in auto nella penombra, unica luce un lampione lontano, o forse i fari di un’auto di passaggio.
    I capelli sono lunghi qualche ciuffo attraversa stancamente il viso, sono un po’ mossi, non molto. Nella semi luce si vede che sono chiari ma non ne è ben chiaro il colore, l’immagine è color seppia, quasi bianco e nero a causa dell’assenza di luce.
    Nel bordo del vetro del finestrino aperto per metà la luce del lampione o di chissà di cosa si filtra e un po’ come in un prisma si allarga in un raggio, una linea che le taglia il volto, dalla fronte ampia e liscia, passa all’attaccatura del naso, accanto ad un occhio, ha gli occhi chiari lei, non se ne distingue il colore ma sono certo chiari, poi la luce scende sulla guancia e in quel mentre valorizza debolmente lentiggini che si percepiscono sulla parte alta del naso stesso ed un piccolo particolare, un neo proprio sul lato, accanto alla narice sinistra.

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  • Salite….
    by Stefano Giolo on 15 Gennaio 2009 at 20:59

    Racconti

    Ho sognato sta notte.
    Una salita, di roccia, e terra, ripida e pioggia.
    Mi arrampicavo su di un percorso erto, ripido scivoloso, mi arrampicavo sempre con più fatica, dovevo arrivare lassù, qualunque cosa fosse, dovevo arrivarci, e scivolavo, ero ormai pieno di fango, le mani ferite, stanco, il percorso sempre più Erto, ormai pareva di arrampicarsi in parete, tra sassi, terra chiara, sabbia, stanchezza, scivolavo. Poi infine mi arrendevo, non era più possibile proseguire, era davvero impossibile a chiunque proseguire e ho cominciato a scendere, arrivato quasi alla fine ormai era tutto allagato, per tornare alla strada dovevo tuffarmi in una specie di stagno, mi tuffavo, mi tuffavo ma curiosamente non ero bagnato, arrivavo al di là dell’acqua e in quel momento arrivava un mio amico, mi passava accanto e saliva da dove ero sceso, saliva una scalinata breve, una normalissima scalinata come quelle che si trovano nelle case.

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  • Storia di un giorno freddo e di stufe a legna e di incontri
    by Stefano Giolo on 14 Gennaio 2009 at 15:44

    Racconti

    I personaggi son due in questa storia, il cambusiere e il Ragazzino, o forse il Capo e il Ragazzino.
    Non sono due personaggi a caso, non sono due persone e basta ma sono speciali a loro modo come ognuna delle persone presenti con loro, e non sono due singole persone, ne una coppia di persone ma due di un gruppo, sono semplicemente parte di un gruppo, di un mondo, di una grande famiglia. Non si conoscono ne mai forse si frequenteranno.
    C’è freddo fuori e neve, neve ovunque, la casa è riscaldata solo da qualche stufa a legna e dei termosifoni malandati, in casa si gira con la sciarpa, chi per voglia chi per costrizione, chi per moda. I ragazzini sono molti e scatenati, i loro responsabili sono quattro capi e due cambusieri entrambi scout, come tutto il gruppo d’altronde. Per questo sono tutti qui, è un campo invernale, un campo di lupetti.

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  • Il tempo…. il tempo.
    by Stefano Giolo on 8 Novembre 2008 at 17:52

    Correvo, correvo.
    Lavoro, sala prove, altra sala prove, da una parte all’altra della provincia, correvo senza pausa senza tempo con l’animo infervorato dei sogni che rincorro che vivo che creo tra le mani correvo veloce e d’un tratto quasi sulla rampa per entrare in tangenziale vidi un uomo

    distinto
    anziano ormai

    d’istinto mi si fermò il cuore

    lentamente

    lentamente spingeva una bici.
    La sua vecchia bici nera
    d’una fattura che non poteva che essere di cinquant’anni fa.

    Attorno campi,
    campagna
    e una strada veloce,
    una strada che furtivamente si è inserita in quell’ambiente ancora così agricolo,
    naturale.

    E penso a come per me cambino i tempi, a come sia veloce ogni cosa, ogni comunicazione ogni rapporto, ogni inizio, ogni fine, veloce, veloce, ininterrotto, interrotto ma in fretta per riprendere qualcosa successivo, di corsa, e cambiare gli abiti, le auto, e cambiare i telefoni, e cambia la tecnologia e la comunicazione e cambia ancora il mondo, si trasforma, l’economia e…

    e quell’uomo,
    lentamente,
    spinge una bicicletta ormai vecchia,
    ormai antica.



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  • Complicità
    by Stefano Giolo on 2 Settembre 2008 at 14:58

    Complicità…
    ho da poco acquistato il nuovo CD Live dei Bluvertigo , preludio al loro ritorno sulle scene spero con un album all’altezza di precedenti.
    Beh credo che il loro brano a cui sono più legato sia complicità.

    Ricordo ancora quando Lei ed io ci allontanammo, un giorno freddo di anni fa, in luogo che era così Nostro, così intimo, così privato e che oramai non è più tale, sporco dall’inciviltà di studenti e pazienti e barboni.
    Addio.
    Addio per sempre nel gelido freddo, gelido il tempo, gelido io, gelida lei che passeggiava raccogliendo un fiore, guardandosi intorno, parlando lentamente mentre ascoltavo. Il mio finale “Addio”.
    Allontanarsi, salire in macchina ed andare. Andare dove, poi?
    Andare perché?
    Andare.
    Lontano, non importa.
    E poi un richiamo, come un sussurro nel vento.
    Dove sei? Dove sei?

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  • Ostacoli.
    by Stefano Giolo on 25 Agosto 2008 at 20:56

    Racconti

    A volte guardo le mie gambe e penso a come sono cambiate.
    Un tempo l’80% della mia vita era basata su loro, tre o quattro allenamenti settimanali, correre, correre, spaccare l’ostacolo.
    Son passati tanti anni ormai e le vedo rinsecchite e magre per quanto restino invece più muscolose della media.
    Ma non sono più le mie gambe. Queste qui mi portano in giro, si certo, dove voglio, mi portano dove voglio, si e senza problemi, ma non mi fanno più essere quel che ero, non mi portano più a sfiorare gli ostacoli, a correre su quei cento e rotti metri, a fare ciò che ancora desidero come un tempo.
    Le caviglie, le caviglie non reggono più lo sforzo.
    E allora?
    Ed allora il mondo deve cambiare, non ci sono più quelle gambe, ma ci sono le dita. Ora suono.
    Ci sono le dita a correre veloci tra le chiavi del mio strumento e salgono e scendono, e vanno, e creano emozioni.

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  • Le andate a capo.
    by Stefano Giolo on 1 Luglio 2007 at 15:50

    Racconti

    Non ritengo di essere un ottimo scrittore (come qualcuno ritiene io mi ritenga), tuttavia credo di avere un modo di scrivere particolare.
    Per cosa in particolare?
    Ad esempio le andate a capo.
    Le uso, molto, per magari sottolineare una frase, per dare una pausa un po’ più lunga, volte uso andare a capo doppie.

    Tanto per essere chiaro.

    Insomma le uso cercando di dare un senso.
    A volte mescolo anche tratti di poesia, dove le andate a capo sono fondamentali e tratti di prosa dove le andate a capo sono meno importanti.
    Questo per dire cosa?

    Oggi ho comprato Verona Time, una rivista culturale/artistica veronese che si trova in tutte le edicole di verona. Su questo numero, quello di luglio c’è un mio racconto, è un racconto la cui storia, è quel che è, lo potete leggere benissimo, ma la cui forma non è quella che è. Nella versione che ho spedito loro la parte più interessante a mio avviso erano le andate a capo.



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  • Notizia 1
    by Stefano Giolo on 22 Giugno 2007 at 20:29

    Racconti

    Su VeronaTime di luglio potete trovare un mio racconto!
    Da luglio in edicola!

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  • …sì.
    by Stefano Giolo on 22 Giugno 2007 at 10:54

    Racconti

    Mentre a circa dieci giorni dall’assunzione a tempo indeterminato (che doveva essere la novità grande, ma non quella molto grande) scopro che io e i miei colleghi non verremo assunti se non fra un tempo allungato, indefinito, il mondo ruota. Non lentamente, no. Ruota.
    Scrivo. Di nuovo. Non c’è un motivo preciso, forse un po’ la stanchezza e un po’ la solitudine cronica, il vedere la mia vita proiettata verso un futuro di successo esteriore e insuccesso interiore, di continue novità, cose positive nel lavoro e in altri ambiti che alla fine sono funzionali al vivere ma non all’essere, cosa che invece mi manca.
    Inizia così questo periodo lunghissimo, inizia così il mio … prossimo? Ormai il mio ultimo libro, inizia così, ma…. ma forse è già vecchio.
    Il mondo gira, ruota, e il lavoro improvvisamente ha uno stop, o no, non uno stop, è come se al 38esimo chilometro di una maratona ti dicessero “beh dai… dovete continuare a correre qualche chilometro in più… facciamo altri 30, però se riusciamo vi fermiamo prima, si comunque al limite se superate gli altri 30 al limite ne fate un altro po’ dai, comunque vi facciamo sapere”.


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  • L’Ombra di Edgar
    by Stefano Giolo on 13 Aprile 2007 at 18:17

    Ognuno di noi accaniti lettori ha qualche autore a cui è particolarmente legato, fin da piccolo quando al compleanno un’amica mi ha regalato “Il Corvo ed altre poesie” di Edgar Poe io sono stato affascinato da questo grandissimo poeta. Edgar Poe. Allan è un secondo nome aggiunto per ricordarne il legame al patrigno che non lo trattò mai eccessivamente bene e che tentò di frenarlo nei suoi interessi artistici.
    Poe è stato conosciuto principalmente e commercialmente per i suoi racconti horror, racconti che hanno insita una forma di malattia, di oscurità, un genio del thriller psicologico a dire il vero, più che dell’Horror, perché ha ben poco a che fare con ciò che chiamiamo Horror oggi, non vi sono mostri, sangue, violenza, ma solo atmosfere, immaginazione, psicologia.
    Ma non è questo che mi fa amare Eddie ma la poesia.



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